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Il retroscena del #congressoPdBas
Era già tutto deciso

Basilicata

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POTENZA - La sceneggiatura del Pd: prima si litiga, poi si modera e alla fine c’è l’apertura con tanto di sorrisi a 32 denti. Non è stato tutto frutto di improvvisazione. Anzi. C’è stata la pianificazione di uno schema studiato nei dettagli. E’ quello che emerge dalle indiscrezioni raccolte man mano che passano le ore dalla turbolenta riunione dell’assemblea regionale del Partito democratico di Basilicata di lunedì scorso.

Al “piano” ci hanno lavorato,  fin nei minimi dettagli, il candidato segretario regionale Antonio Luongo, il segretario uscente (e sottosegretario di Stato), Vito De Filippo e il capogruppo alla Camera dei deputati, Roberto Speranza.

E per redigerlo si sono incontrati lunedì mattina intorno alle 11 nella sede del Partito democratico di Basilicata. Chiusa la porta alle loro spalle i tre hanno iniziato a ragionare su quello che sarebbe accaduto di lì a poche ore.

Erano a conoscenza di due elementi importanti. Uno che Marcello Pittella avrebbe chiesto il rinvio della votazione dei delegati. Due che Luongo con il supporto dei 16 di Dino Paradiso aveva comunque la vittoria assicurata in ogni caso.

Ma lo schema disegnato voleva evitare lo strappo. Luongo, De Filippo e Speranza avevano anche ben chiaro che una forzatura congressuale contro Luca Braia che dalla sua aveva il risultato delle primarie che gli aveva consegnato due delegati in più. Insomma bisognava evitare di confezionare (o di dare l’immagine comunque di averlo fatto) il ribaltone contro i 54 mila delle primarie e contro la maggioranza relativa ottenuta dal candidato segretario renziano - pittelliano, Braia.

Insomma serviva una strategia precisa per portare a casa il risultato senza scossoni e tentando di non spaccare il partito a metà come una mela. In pratica l’obiettivo era duplice: blindare la vittoria di Luongo anche se rinviata di una settimana e soprattutto tenere unito il partito “tranquillizzando” il presidente della Regione, Pittella che non rischia “agguati” nella sua missione da governatore lucano.

Non un passeggiata quindi. Per questo Luongo, Speranza e Di Filippo da provetti strateghi si sono seduti intorno al tavolino democratico e deciso. Serviva uno strappo iniziale. In questo il piano prevedeva che De Filippo sarebbe partito con una posizione dura e intransigente: no a qualsiasi rinvio ma bisogna votare subito. Il ruolo del “cattivo”  poi, qualche ora dopo,  in assemblea De Filippo lo ha svolto davvero all’inizio quando ha tuonato: «Non votare oggi sarebbe ridicolo».

Provocazione alla quale Marcello Pittella ha risposto nel proprio intervento in maniera altrettanto dura: «E’ ridicolo chi le dice certe cose». De Filippo ha fatto spallucce e incassato.

E il piano è andato avanti. La seconda mossa toccava a Speranza: rialzare l’asticella del confronto - scontro su un piano meramente politico con un richiamo alla responsabilità («per il bene della Basilicata e quindi del partito Regione») e con un appello diretto a Marcello Pittella. Puntuale avvenuto anche questo passaggio. Poi passaggio finale: l’apertura di Luongo nei confronti del presidente della giunta regionale con il rinvio concesso ma entro un tempo massimo breve. Come nei piani. Così  Luongo ha “scaricato” nel proprio intervento le intemperanze e le ruvidità dei falchi della sua stessa squadra aprendo alla cogestione, all’indipendenza e alla tutela del ruolo e dell’istituzione che Marcello Pittella rappresenta ma tenendo ferma la necessità di svolgere la votazione per la segreteria regionale al mssimo entro una settimana.

Il finale poi è noto: scambio di cortesie tra Luongo e Pittella con data decisa: il 5 agosto per consentire al presidente della Regione di essere presente.

Meglio di così la ciambella non poteva circondare il buco. Ovviamente siamo a livello di indiscrezioni seppure autorevolissime e verificate. Ma le cose sono andate così. Tranne magari qualche sfumatura.

Rimane il dubbio: fino al 5 rimarrà tutto sotto controllo oppure è possibile che qualche altro piano ben disegnato sconvolga tutto? Non sembra ci siano i margini. In fondo la tregua è utile a tutti. O quasi.

s.santoro@luedi.it

 

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