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Il Pd è di Antonio Luongo
Il decano della politica lucana torna a guidare un partito

Basilicata

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POTENZA - E’ Antonio Luongo il vincitore del terzo congresso regionale del Partito democratico di Basilicata. Lo ha deciso ieri sera alle 21 e 30 l’assemblea dei 100 delegati eletti per effetto delle Primarie del 12 luglio scorso. Non è sttato un voto unanime.

Luongo ha vinto il congresso con 54 voti sui 95 grandi elettori presenti ieri all’Hotel Vittoria di Potenza. Il nuovo segretario vince dunque a maggioranza per la somma dei propri delegati più quelli di Dino Paradiso. L’area di Luca Braia ha invece deciso - alla fine di una giornata di dibattito - di restare e partecipare ai lavori congressuali, anche con uno spirito costruttivo, ma senza votare. In pratica i braiani non hanno ritirato la tessera per votare: 41 gli astenuti.

In pratica tra i 5 assenti, 2 erano di Paradiso, uno di Luongo e due di Braia. Oltre a Michele Albano (che ha avuto un malore durante la riunione dell’assemblea dello scorso 28 luglio) ieri non hanno partecipato ai lavori congressuali Giovanni Vizzitiello, Marina Rizzi, Rocco Catalano e Rossella Cristiani.

Questo per il finale e per i numeri, con Luongo che appena proclamato segretario ha stretto intorno a sè gli altri due sfidanti per un velocissimo messaggio finale in cui ha ringraziato tutti, dato appuntamento alla metà di settembre per la votazione della presidenza del Pd (dovrebbe essere Braia) e la composizione degli altri organismi e infine auspicato: «Spero che oggi sia l’inizio di un nuovo ciclo unitario di questo partito».

Un veloce “saluto” quindi, «abbiamo parlato fin troppo oggi» per Luongo che prima in presenza di Marcello Pittella aveva già fatto il discorso da nuovo segretario del Partito democratico di Basilicata.

Antonio Luongo in sintesi ha spiegato il ruolo che deve avere il segretario regionale di un partito come quello della Basilicata. Ha ringraziato i propropri avversari e sostanzialmente ha rassicurato il presidente della Regione, Marcello Pittella. Non solo sulle prerogative del governatore in materia di nomina degli assessori regionali ma anche sulla necessità di chiudere «definitivamente lo strappo iniziato con le primarie del 22 settembre 2013».

Insomma non c’è stata l’unità del voto assembleare, ma ieri sono stati mossi i primi passi per la conclusione di una guerra intestina che in effetti ha contraddistinto il Pd lucano dalla primavera di un anno fa. Ovviamente il lavoro da portare avanti è ancora lungo. Il voto di ieri con Braia e Pittella (e i loro sostenitori) rimasti in sala finio alla fine e con una conclusione non polemica ma tra strette di mano e abbracci comunque segna una nuova fase. Insomma “se sono rose fioriranno”.

Ad ogni modo il rinvio di otto giorni se non altro, come sottolineato dallo stesso Marcello Pittella, a evitare la frattura di un partito a metà e una conclusione polemica di tutta la vicenda congressuale. «Io non voglio essere un capo bastone - ha detto Pittella - ma voglio provare a essere un leader». Luongo da parte sua ha riconosciuto al presidente della Regione - di governare nel periodo di maggior crisi economica, sociale ed esistenziale e ha assicurato il sostegno dell’intero Pd all’azione politica e amministrativa dell’istituzione regionale».

Luongo ha quindi assicurato: «Il mio tempo è finito. Lo so. Voglio provare a costruire un tempo migliore per i giovani»,

In precedenza però qualche ruvidità nel dibattito c’è stata. L’assemblea in particolare è cominciata con Luca Braia che come anticipato da primo alle primarie popolari con il 43 per cento ha provato a mischiare le carte chiedendo a Luongo di fare un passo indietro insieme a lui stesso per indicare possibile segretario il terzo e cioè Dino Paradiso. Proposta che non è stata presa in considerazione da Luongo e nemmeno dallo stesso Dino Paradiso.

In pratica Paradiso pur ringraziando ha passato la palla ai due maggiori contendenti rilanciando la questione unitaria. Un ruolo determinante verso la soluzione “pacifica” del congresso lo ha avuto il consigliere regionale pittelliano Mario Polese che nel proprio intervento ha spinto per una prospettiva unitaria da costruire con la responsabilità di tutti a partire dal rispetto dei ruoli. In definitiva poteva andare molto peggio. La soluzione che si è determinata ieri sera erano in pochi a prevederla (nei modi non nei numeri) fino a pochi giorni fa. Un ruolo determinante ce l’ha avuto Paradiso ma soprattutto Piero Lacorazza che ha segnato per primo un percorso. Poi il restosi vedrà. Certo Luongo che torna dopo 21 anni a guidare un partito ha fatto il primo passo. Ma la strada è ancora lunga.

s.santoro@luedi.it

 

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