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Dal vincitore agli sconfitti
E' un nuovo Pd quello che emerge dal voto

Basilicata

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POTENZA - Antonio Luongo era sinceramente entusiasta l’altra sera al Vittoria. Di un entusiasmo vero. E non solo perchè ha vinto diventando il nuovo segretario regionale del Partito democratico alla fine di una estenuante avventura congressuale partita ormai mesi fa. In fondo la sua è stata anche una vittoria contro pronostico. Almeno fino alle primarie era così.

Poi quando Luca Braia si è fermato al 43 per cento lo scorso 12 luglio le cose sono cambiate e il favorito è diventato lui. Ma alla partenza dei blocchi di partenza la sua candidatura non è stata salutata come quella del sicuro vincitore. In definitiva non si può dimenticare che a due settimane dalle Primarie, proprio Luongo era quello che si era detto pronto a fare un passo indietro per trovare un’altra candidatura unitaria.

Non Braia che evidentemente contava ancora sull’onda lunga della vittoria di Marcello Pittella alle primarie contro Piero Lacorazza avvenuta il 22 settembre 2013.

Ma Braia non è Marcello Pittella. Inutile girarci intorno. E poi a dirla tutta quella vittoria fu quasi un miracolo. Pittella tra l’ironico e il serio lo ha detto anche martedì: «A settembre qualcuno evidentemente si era distratto e ora invece è stato meno distratto».

Magari è esattamente  così. O è anche vero che le squadre non erano proprio le stesse. A Braia mancava un Roberto Falotico in meno con un Margiotta in più. E forse la partita da parte della squadra che sosteneva Luongo è stata giocata con un altro approccio. Da ultima spiaggia. Perchè se anche a questo turno i vari Folino, Bubbico e De Filippo avessero perso di nuovo era difficile immaginare per loro un futuro da leader di prima grandezza. Al netto delle “simpatie” e delle eventuali “sponsorizzazioni” romane. Insomma magari il portone resta stretto ma non si è chiuso definitivamente.

Ma c’è anche da dire che la squadra di Luongo rispetto alle primarie del 2013 aveva perso il capitano di allora e cioè Piero Lacorazza. L’attuale presidente del Consiglio regionale si è infatti giocato una partita diversa sostenendo, aiutando, suggerendo e ispirando Dino Paradiso. E in definitiva Lacorazza oggi sarà anche guardato con “sospetto” dai suoi vecchi “compagni” ma si è ritagliato un ruolo inedito. A cosa lo porterà non è chiaro. Ma dalla sua ha età e probabilmente una sintonia con Pittella che si è costruita giorno dopo giorno dall’inizio della legislatura. E per dirla proprio tutta se il congresso è arrivato all’epilogo prolungato fino al 5 agosto Lacorazza il suo l’ha fatto.

Ma archiviate le dinamiche ormai del passato ora iniziano le valutazioni del giorno dopo. Che Pd si ritrova in mano Antonio Luongo? Di certo non l’eden in terra. Lo ha votato poco più del 50 per cento dell’assemblea. Magari tra tre mesi tutti i democratici lo “ameranno” ma in questo momento non è così. Perchè  tutti i conflitti intestini che si sono consumati fino a pochi giorni fa non si sono ancora esauriti. Per essere realisti.

E rimane sullo sfondo la questione giunta regionale e nomine. Pittella ha chiesto garanzie dal Pd. Le ha ricevute da Luongo. Ma non passerà molto che la questione tornerà in auge. Natale? Settembre? Le domande non sono così neutre. Ma si vedrà. In fondo il primo pensiero ora è l’assestamento di bilancio della regione e poi ci saranno un paio di settimane di tregua.

Ovviamente di interpretazioni complesse questo congresso appena concluso ne consegna parecchie. A partire da chi ha vinto e da chi ha perso. Di certo Luongo ha vinto e ha conquistato il pallone. E con lui hanno vinto anche i suoi sostenitori. Magari con le settimane emergerà che non tutti hanno vinto alla stessa maniera e magari qualcuno ha proprio perso. Ma il carro del vincitore è sempre quello più affollato. Almeno nei primi chilometri.

Di certo tra i vincitori più vincitori degli altri c’è Roberto Speranza. Il capogruppo del Pd alla Camera dei deputati magari non vivrà il suo miglior momento di sintonia con i renziani a Roma ma di certo è stato quello più vicino a Luongo nelle scorse settimane ed è il vero riferimento romano del nuovo segretario del Pd lucano. Non è stato certo un caso che la rimonta di Luongo si sia  palesata plasticamente per la prima volta al Cecilia a Tito. Kermesse voluta e organizzata proprio da Speranza con l’aiuto di Antonello Molinari.

E la sensazione è che la prima missione di Luongo debba essere proprio quella di riaprire un dialogo tra Pittella e Speranza per incominciare a ricostruire quel Pd schiaccia sassi che la Basilicata ha conosciuto fino a un paio di anni fa.

s.santoro@luedi.it

 

 

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