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De Luca «Comincia la mia fase operativa»
Bilancio e anatra zoppa: che accade a Potenza?

Basilicata

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POTENZA - Cento giorni neanche, un periodo breve per un’amministrazione, meno del tempo necessario per capire, provare a dimostrare. La situazione di Potenza è così, «complessa». Su più fronti, sociale, economico, politico. E lui, il sindaco che non s'aspettava di indossare la fascia («no, davvero»), si è trovato immerso in un ruolo che «è complicato, a chiunque tocchi». Amministratore ormai a tempo pieno, Dario De Luca si è concesso pochi giorni di pausa al mare, poi di nuovo due volte al giorno alla scrivania di Palazzo di città. Non proprio il punto, ma un racconto prova a farlo.
Come sono stati questi due mesi?
«Complessi, davvero. Due mesi in cui ho avuto la necessità di rendermi conto del contesto, di orientarmi nella macchina amministrativa. Sono stato atteso da persone e situazioni, erano tutti lì ad aspettare “il nuovo sindaco”. Insomma, un battesimo del fuoco».
Con che cosa si è confrontato appena insediato?
«Da subito con decine di problemi, tutti sentiti, cose di quotidianità o di sopravvivenza, a partire dalle necessità di chi lavora con noi, con l’ente pubblico. Penso per esempio ai fornitori».
Il primo problema che si è trovato addosso?
«Il giorno dopo l’elezione, subito, di buon mattino: mi è arrivata una nota del Comune di Atella che annunciava la chiusura della discarica per motivi economici».
Parecchio stress, quindi. Quel malore dopo poche settimane ha tenuto in apprensione mezza città.
«Ho sentito la vicinanza di tutti, lo so. Ho avuto la necessità di orientarmi con la macchina amministrativa, mi sentivo spaesato e incapace di dare risposte, sia pure interlocutorie. Un peso importante, che ho avvertito dal principio e che non credo mi lascerà fino a quando sarò sindaco».
E adesso come va?
«Ma man mano che vado avanti, temi, problemi, situazioni si fanno più chiari, e acquisisco consapevolezza. E poi, ora ho la giunta a sostenermi, una squadra capace, di cui sono molto contento. Una settimana di vacanze mi è servita per riposare un po’, per staccare. Non mi ero fermato dalla campagna elettorale: un frullatore».
Dica la verità, pentito?
«No, no, assolutamente. Ho solo imparato a gestire il tempo in modo più consapevole. Sono abituato ad affrontare di petto ogni situazione, ma è tutto più difficile quando i meccanismi da governare sfuggono. So di aver assunto un compito gravoso, ma so anche che se sono qui c’è un motivo».
Dopo la pausa comincia un periodo intenso: a settembre l’appuntamento è con il bilancio di previsione.
«Credo che ora cominci la vera fase amministrativa del mio mandato. Superato l'appuntamento con il bilancio consuntivo (approvato a maggioranza, ndr), ci muoviamo verso un provvedimento finanziario che dovrà contenere interventi capaci di avviare la città verso acque finanziariamente più tranquille».
Potenza combatte con un debito importante e, nell’immediato, con un disavanzo che la sua amministrazione ha calcolato in 15 milioni di euro. Avete già approntato il piano di rientro?
«Stiamo preparando un piano di riequilibrio da proporre al ministero. C'è un disavanzo conclamato da14 milioni, ma prima di redigere il bilancio di previsione, stiamo procedendo a un riaccertamento dei residui attivi e passivi, così da avere la cognizione degli interventi da poter fare».
Mi sembra molto sicuro.
«Sui principi sì. Ma, come già detto, su un fronte così delicato come quello economico, così come su tutto ciò che è nell’interesse della città, farò lo sforzo maggiore possibile per condividere scelte e strade utili con tutte le forze politiche della città».
L’instabilità dell’aula non è cambiata: maggioranza in aula al centrosinistra, governo di segno opposto. Ogni voto si muoverà su un equilibrio precario.
«È vero, la situazione in consiglio non è cambiata. Ma devo dire che ho constatato una consapevolezza diffusa delle difficoltà in cui si muove l’amministrazione. La maggior parte dei consiglieri, anche tra i più giovani alla prima esperienza, ha chiara idea della sfida difficile in cui siamo. Di fronte a queste circostanze, non credo ci possano essere problemi di natura politica».
Sta dicendo che farà scelte di natura tecnica?
«Dico che la politica ha la funzione di individuare delle prospettive; ragionare su base politica significa mediare, trattare. Ma discutendo in termini di bilancio, abbiamo davanti questioni amministrative: la politica deve fare un passo indietro, deve riconoscere. E capire che ci sono possibilità per lavorare insieme, per costruire un’amministrazione efficiente, corretta, trasparente».
Dialoga spesso con la Regione?
«In modo costante, Potenza è il capoluogo. Ma se mi sta chiedendo dei fondi, non credo che il bilancio di previsione comunale potrà godere dello stesso aiuto ottenuto per il consuntivo (per cui la Regione ha anticipato una erogazione da 4 milioni di euro per i servizi del capoluogo destinato al 2015, ndr). Anche a viale Verrastro hanno difficoltà, vincoli, richieste. Lo capiamo. Comunque, stiamo dialogando».
Dopo i primi giorni e l’entusiasmo della vittoria, gli uomini a lei più vicini hanno cambiato i toni della comunicazione. Li ha richiamati a un approccio meno tronfalistico?
«Già prima che la campagna elettorale terminasse, io per primo ho smesso di ricorrere ai toni dello scontro: non aiutano quelli tronfalistici di chi vince, né non servono quelli duri dell’opposizione a tutti i costi. Quando ho notato qualche intemperanza tra quanti mi hanno sostenuto sono intervenuto per riequilibrare il clima, ho chiesto maggiore capacità di apertura»
Ha funzionato?
«L’altra parte ha capito, ha notato l’atteggiamento di apertura, sta dimostrando comprensione».
Appena tornato dalle vacanze che cosa ha trovato all’ingresso di Palazzo di Città?
«Il bilancio di previsione, quello racchiude ogni sforzo. Ma nel frattempo stiamo sviluppando anche un grande lavoro sulla riorganizzazione della macchina amministrativa. È un passo necessario per qualunque altro intervento in futuro: solo migliorando il funzionamento del sistema, le scelte future potranno portare risultati».
Un taglio con il passato?

«Dico solo che senza una macchina efficace non possiamo affrontare le sfide di crescita, soprattutto quelle legate all’utilizzo dei fondi regionali ed europei. In passato il Comune di Potenza ha avuto notevoli difficoltà sulla spesa di questa tipologia di fondi: stiamo provando a capire come cambiare l’azione della struttura comunale in maniera tale da programmarne la spesa fino alla rendicontazione e non perdere neanche un euro».
Come sta procedendo?
«Coinvolgendo nel percorso il consiglio comunale, tramite le commissioni, e il sindacato».
Che clima ha trovato?
«Molto proficuo. Il mio compito è anche dire ai dipendenti che abbiamo fiducia in loro, e che devono essere orgogliosi della struttura in cui operano, del Comune a cui appartengono».
Alcune sigle del centrosinistra hanno detto di attendere ancora una sua chiamata alla concertazione.
«Ormai, in modo più o meno formale, ho incontrato tutte le forze presenti in consiglio, compresi i capigruppo. Non mi nascondo che ci sia un problema politico di stabilità in aula. E so che andrà affrontato nel più breve tempo possibile».
Come pensa di poter superare “l’anatra zoppa”? Pensa al ricorso sul premio di maggioranza?
«No, assolutamente, non ci sto assolutamente pensando, non è a quello che mi aggrappo. Penso, invece, al dialogo costante, alla ricerca di stabilità in aula per poter affrontare i problemi della città».
Immagina una grande coalizione?
«No, certo che no, sarebbe una situazione molto diversa, con un patto di governo in partenza. Invece mi richiamo al buonsenso e alla voglia di ripiegarsi insieme sui problemi della città, per trovare soluzioni. Fatti salvi, naturalmente, alcuni principi non negoziabili: trasparenza, efficienza della macchina comunale, assoluta indipendenza delle scelte amministrative dalle pressioni esterne».
In questo percorso di riforma, ce l'ha un pallino?
«Stiamo lavorando per ripristinare le squadre di manutenzione esterna. Se riusciremo davvero ad attivare alcune squadre di quattro, cinque dipendenti, capaci di intervenire 250 giorni all’anno sulle piccole emergenze urbane, come strade, verde, pubblica illuminazione, la qualità della vita in città aumenterebbe molto, per tutti».
E lei, sindaco, come sta?
«Mi impongo di avere ritmi regolari, di chiudere alle 21 della sera. Ma la mattina comincio presto, ritagliandomi spazi di studio dedicati alle tematiche amministrative, prima di entrare nel turbinio del Municipio. In questi due mesi sono cambiate tante cose. Da sindaco so che adesso dalla fase organizzativa passo a quella operativa».

s.lorusso@luedi.it
@saralorusso10

 

 

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