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La Corte d’appello di Potenza si salva, forse
Speranza rassicura sul destino del distretto

Basilicata

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POTENZA - «La soppressione della Corte d’appello di Potenza non sarà nel Consiglio dei ministri del 29 agosto».
E’ Roberto Speranza a stemperare l’attesa per la presentazione della riforma della giustizia che il guardasigilli Andrea Orlando sta rifinendo proprio in queste ore.
Il capogruppo del Pd alla Camera, contattato dal Quotidiano della Basilicata, spiega di aver parlato di persona con Orlando che lo ha rassicurato a riguardo.
Ma la questione è soltanto rinviata perché dei 12 disegni di legge annunciati solo la metà dovrebbero uscire subito da Palazzo Chigi, mentre per gli altri i tempi slitterebbero di qualche settimana.
Le ragioni sono varie: come il «garbo istituzionale» richiesto prima di toccare il Csm, che prevede un un passaggio al Quirinale non appena il presidente sara’ tornato dalle sue vacanze estive. O le divisioni all’interno della maggioranza allargata a Forza Italia su un tema come quello delle intercettazioni.
L’impressione, insomma è che i margini per la sopravvivenza del distretto giudiziario lucano ci siano tutti, tanto più che è ancora aperta una trattativa ai massimi livelli tra Governo e Regione su un tema di rilevanza strategica come quello del petrolio e dell’aumento delle estrazoni.
«Faremo il possibile per scongiurare la chiusura di Potenza». Ha aggiunto Speranza. «Non credo comunque che sia un rischio così immediato come si temeva».
L’idea di mettere mano alla geografia delle Corti d’appello è la logica continuazione della riforma avviata nel 2012 ma soltanto rispetto «all’assetto degli uffici giudiziari di primo grado».
In Basilicata tutti ricordano com’è andata col “salvataggio” del Tribunale di Lagonegro, grazie all’accopamento di quello di Sala Consilina che prima ricadeva nel distretto di Salerno. Ed è proprio questo precedente che ora fa temere una replica al contrario: col passaggio degli uffici di corte d’appello da Potenza alla nuova cittadella giudiziaria sul golfo.
«La revisione dei distretti di corte di appello - spiega la scheda tecnica pubblicata nei giorni scorsi sul sito del Ministero - potrà essere realizzata anche mediante l’attribuzione di circondari di tribunali appartenenti a distretti limitrofi, secondo criteri oggettivi e predeterminati. Inoltre, seguendo lo schema già attuato con successo per i tribunali, si potrà procedere alla soppressione delle sezioni distaccate di corte di appello, nei casi in cui ciò si riveli necessario per rispettare gli standard minimi di efficienza».
Da via Arenula considerano necessario anche «abbandonare la regola che ha imposto di mantenere almeno tre tribunali per ogni distretto di corte di appello». In più viene proposto di «rimuovere il divieto di soppressione dei tribunali con sede nei capoluoghi di provincia, a prescindere dalla conformità ad altri parametri funzionali».
D’altro canto si apre alla «revisione organica» della geografia dei Tribunali approvata due anni fa, sulla base «delle istanze e le esigenze di equilibrato ed efficace presidio del territorio non adeguatamente considerate nell’ambito di esercizio della originaria legge di delega».
In teoria per riaprire la partita tra Melfi e Lagonegro non manca nulla. Ma una volta rotti i tabù sui capoluoghi di provincia e i distretti giudiziari nemmeno tra Potenza e Matera c’è di che stare tranquilli.

 

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