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Aree interne, la riscossa parte da Aliano
Bubbico: «Non serve la rivoluzione, solo normalità»

Basilicata

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ALIANO - Il viceministro Bubbico lo dice a parole nel suo intervento, e Aliano ne rappresenta  l’esempio concreto: oltre a ogni retorica di un Mezzogiorno abbandonato dallo Stato, c’è un altro Sud possibile che passa anche (anzi, soprattutto), attraverso la valorizzazione  dei territori e delle vocazioni locali. Ne è convinto anche l’ex ministro Fabrizio Barca, per il quale l’unico cambiamento possibile può partire solo dalle aree interne. E’ questa la visione che il poeta e paesologo, Franco Arminio, insieme all’amministrazione comunale di Aliano guidata da Luigi Di Lorenzo, hanno hanno portato dentro “La luna e i calanchi”. Chi, ieri, era presente “parlamento comunitario” in programma nella giornata conclusiva del festival ha potuto toccare con mano quella che altrimenti sarebbe solo un’enuciazione di principio. Il paese che domina i calanchi dalla magica atmosfera, proprio quello che ha ispirato Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato a Eboli”, ieri ha raccontato un’altra storia. Da simbolo per eccellenza dell’isolamento territoriale, a cuore pulsante di idee, arte, musica, poesia, confronto politico. Tante voci e forme espressive, con un partecipazione di pubblico veramente rara di questi tempi, per dire, come l’ha detta Pino Aprile, che «i bisogni, in fondo, nascono dall’anima». E che sono le idee a muovere il mondo. Anche in quei luoghi soggetti a maggiore spopolamento, da dove si è partiti, e si continua a partire, senza più tornare. Ma dove le radici sono più profonde e l’autenticità ha solo bisogno di essere riscoperta e valorizzata. Una lettura in fondo condivisa anche il viceministro Bubbico che invita a mettere da parte la solita retorica del Sud abbandonato, privo di infrastrutture. Per ridare a ognuno e alle singole comunità la responsabilità delle proprie scelte, partendo dalle capacità individuale di mettere in moto cicli virtuosi. «Rispetto delle regole e valorizzazione del patrimonio», dice più volte il viceministro agli Interni. «Certo, se poi c’è anche l’aiuto pubblico, tanto meglio». E se l’eurodeputato Gianni Pittella punta il dito contro la politica nazionale che da troppo tempo «ha rimosso il Mezzogiorno dalla sua agenda», ma anche contro quell’Europa che fino a ora ha praticato una cieca politica dell’austerity,e si concentra invece su quello che l’Ue può e deve fare, il viceministro incalza: «Non abbiamo bisogno di rivoluzioni. Nè di eroi di guerre mai combattute. Ma di straordinaria normalità. E di regole e di responsabilità. Di progetti da mettere in campo, mettendosi in gioco, pretendendo che lo facciano tutti». L’ex governatore continua: «Anche in Basilicata viviamo molte contraddizioni. Occorre recuperare rigore per governare processi complicati. Non serve gridare a voce alta contro le iniziative, e poi consentirle. Non si può essere rigorosi nei principi, e accomodanti nei fatti».

Che le aree interne possano essere il punto di partenza per far ripartire un Sud di cui ha bisogno tutto il Paese, è qualcosa in cui crede anche il deputato di Forza Italia, Cosimo Latronico. Anche attraverso la sperimentazione di forme di democrazia diretta, insiste Franco Piperno. Che spiega anche: «Il vero problema del Sud è la mancata partecipazione dei cittadini. Così com’è già accaduto con la colonizzazione da parte dei Piemontesi». L’economista, Pasquale Persico la chiama «speranza della metamorfosi». «Il coraggio di non rinunciare al viaggio così come fa un’anguilla». Ma occorre anche la responsabilità da parte della politica nel sapere inviduare «il buon seme». Attraverso il «sostegno  a quei progetti che abbiano vere idee dietro, che non siano solo strumenti per intercettare finanziamenti», aggiungono gli urbanisti Francesco Ventura e Ezio Lucia.

C’è anche le denuncia sui tanti furti che il Sud continua a subire del giornalista del Mattino, Marco Esposito, che  lancia la proposta: «Un parlamento del Sud composto dai consiglieri delle regioni del Mezzogiorno per decidere insieme su argomenti chiave, come programmazione dei fondi europei e turismo». Ma l’originalità della formula de “Il parlamento” immaginata da Armionio sta nel mescolare riflessione e arte. Con i momenti magici regalati dalla poesia e l’ironia di Rocco Papaleo o l’interpretazione di una lettera di Gramsci da parte dell’attore      Saccomanno. O, ancora, la musica di Rocco De Rosa, “l’amore amaro” di Canio Loguercio. Perfino i campanacci di Mimmo Cecere suonano un’altra musica.

m.labanca@luedi.it

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