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Renzi sblocca l'Italia sacrificando la Basilicata
Il premier espropria petrolio e gas lucani

Basilicata

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POTENZA - Per accentrare di nuovo le competenze delle Regioni in materia di energia serve ancora un passaggio in Senato e un referendum confermativo. Ma nel Governo non sembrano badarci troppo e nel decreto “sblocca Italia” sarebbe finito persino un codicillo secondo cui le pratiche dei nuovi progetti di esplorazione e produzione di petrolio e gas vanno inviate subito a Roma, per avviarle su un percorso agevolato. 

Non s’è voluto fermare nemmeno davanti alla riforma della Costituzione il premier Renzi per lanciare la sua sfida alla crisi che attanaglia l’Italia. Destinate a farne le spese  - zuccherini a parte - sembrano essere regioni come la Sicilia e la Basilicata chiamate in causa anche ieri sera in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri.

Renzi ha puntato molto sulla ripartenza di progetti come il gasdotto Tap, che nel giro di qualche anno dovrebbe collegare l’Italia ai giacimenti dell’Azerbaijan eliminando la dipendenza dalla Russia e dalle turbolenze al confine con l’Ucraina. Ed è proprio con la volontà di superare il “no” della Puglia, che andrebbe spiegato il passaggio al Ministero delle competenze sulla Valutazione d’impatto ambientale per questa e per opere simili, tagliando fuori comuni e province dalle conferenze di servizi, e riducendo il potere delle regioni all’espressione di un parere non vincolante.

Ma per Renzi una prospettiva di questo tipo non può prescindere dallo sfruttamento del petrolio che si trova in Italia, in particolare nel sottosuolo siciliano e in quello lucano. Il premier lo ha ribadito senza mezzi termini, per quanto si sia mostrato disponibile a concedere compensazioni in termini di deroghe al patto di stabilità, lo stesso che un tempo aveva già ribattezzato «di stupidità».

Quindi “sì” alla proposta avanzata dal governatore Marcello Pittella, che a luglio è diventata anche una legge regionale. Ma nella bozza del decreto “trafugata” dal senatore 5 Stelle Gianni Girotto (mentre il Consiglio dei ministri era ancora in corso) le cose non stanno proprio come qualcuno si auspicava.

In pratica il governo riconosce l’esenzione delle spese finanziate dalle royalties (rinviando di fatto ogni valutazione sulla sua conformità all’apertura di un’eventuale procedura di infrazione del patto stesso). Ma soltanto «per gli anni 2015, 2016 e 2017 nel limite delle aliquote di prodotto relative alle produzioni incrementali rispetto all’anno corrente e realizzate negli anni 2014, 2015 e 2016».

In altri termini: deroga per 3 anni, e solo per le royalties calcolate sulle nuove estrazioni. Un modo come un altro per convincere la Regione Basilicata a concedere l’aumento di produzione da 25mila barili di greggio al giorno auspicato da Eni e Governo per la Val d’Agri, più i 30mila che Total si è detta pronta ad aggiungere ai “suoi” 50mila nel Sauro.

Stando sempre alla bozza diffusa ieri in serata dal senatore Girotto il decreto interviene anche sul regime delle concessioni introducendo una concessione unica di prospezione, ricerca e coltivazione della durata di 30 anni (10 in più rispetto a prima) prorogabile fino a 50.

l.amato@luedi.it

 

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