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Il petrolio infiamma la Basilicata
E Pittella ora evoca anche "Scanzano"

Basilicata

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POTENZA - La minaccia di Marcello Pittella: se il decreto ministeriale “Sblocca Italia” non viene modificato sui proventi delle trivellazioni del petrolio ci sarà una nuova “Scanzano”.

Insomma dopo le polemiche dei giorni scorsi con l’ultimo botta e risposta su Twitter tra il sottosegretario dello Sviluppo economico, Simona Vicari e il presidente della Regione Basilicata, Pittella lo scontro tra governo nazionale e quello regionale inizia a infiammarsi.

E la strategia lucana inizia a delinearsi su tre binari. Uno; azione parlamentare per dire al governo che la Basilicata merita di più. Due; un ricorso alla Corte costituzionale. Tre;  e se non dovesse bastare anche iniziative di protesta molto forti.

Iniziative annunciate ieri dal presidente della giunta regionale di Basilicata Marcello Pittella alla trasmissione radiofonica “Effetto giorno” di Simone Spetia su Radio 24.

Pittella quindi ha annunciato che nel caso il decreto sblocca Italia non venga corretto nella parte che riguarda i proventi delle trivellazioni di petrolio specificatamente alla previsione  che le royalties possano essere escluse dal patto di stabilità interno, ma solo per tre anni e solo a partire dalle nuove estrazioni sarà battaglia. Istituzionale e non.

Queste le considerazioni del governatore lucano: «Noi incameriamo 166 milioni di euro all'anno, queste risorse entrano nel bilancio regionale ed entrano nel patto. Ciò significa che non possono essere utilizzate. Con il tempo abbiamo un cassa che ha raggiunto i 600milioni di euro e io non posso pagare Comuni, servizi, imprese, lavori pubblici: sono bloccato avendo i soldi in cassa».

«E’ un’assurdità - ha proseguito a Radio 24 il presidente della Regione Basilicata - perché il petrolio, per una regione piccola come la nostra rappresenta una specificità in assoluto, contribuiamo per il 7 per cento al fabbisogno energetico nazionale».

Da qui le “minacce”. Alla domanda del conduttore radiofonico, “Nel caso non riceveste soddisfazione, cosa farete?”, Marcello Pittella ha risposto deciso: «Reagiremo con le nostre forze, ci opporremo in tutti i modi: innanzitutto con una battaglia parlamentare, poi ricorrendo per incostituzionalità del decreto e in terzo luogo manifestando nel modo che possiamo».

E sull’ipotesi di una protesta durissima in stile “Scanzano” quando migliaia di lucani scesero in piazza contro l’ipotesi del deposito unico per le scorie nucleari a Terzo Cavone il presidente lucano ha sottolineato: «Potremmo arrivare a quelle se non dovessimo arrivare ad una soluzione. Ma sono fiducioso che ci arriveremo». Insomma Pittella si mostra ancora fiducioso di trovare un accordo “pacifico” con il governo nazionale guidato da Matteo Renzi ma inizia a mostrare i denti.

Del resto sul web i cittadini lucani mostrano di essere già pronti alle proteste di piazza. E non è più questione politica. Anche i renziani della prima ora hanno mostrato insofferenza contro il decreto. Poco conta che Pittella sia “amico” di Renzi. La questione non è riconducibile alle correnti interne al Pd. E la stessa bacheca di Facebook di Pittella subito dopo il botta e risposta con la Vicari si è riempita di inviti al governatore (che a onor del vero non aveva raccolto le provocazioni del sottosegretario di Stato che aveva definito la presa si posizione iniziale di Pittella contro il “Salva Italia”, un colpo di sole) a mettere in moto azioni forti di protesta contro il governo nazionale. Insomma si preannunzia battaglia.

s.santoro@luedi.it

 

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