Salta al contenuto principale

«Ora basta con la ricreazione»
Intervista a Michele Cannizzaro

Basilicata

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
5 minuti 44 secondi

 

POTENZA - «Io sono in un movimento civico», dice. Come a spiegare: la politica conta, ma il mio percorso  è soprattutto di amministratore. E Michele Cannizzaro, ex dg del San Carlo, in corsa da sindaco e oggi consigliere comunale (Liberiamo la città), vorrebbe farlo in un «contesto più chiaro, almeno nel centrodestra». Quello che oggi c’è in consiglio comunale a Potenza è «in fase di galleggiamento». Colpa dell’anatra zoppa, ormai lo dicono tutti.

Si sente l’unica vera opposizione?

«Il mio gruppo lavora con una continua analisi politica sulla situazione cittadina. E fino a oggi abbiamo avuto alcune posizioni discordanti sulla gestione De Luca».

Proprio non le piace come sta andando?

«È evidente che mi abbia fatto piacere, nonostante la mia corsa da candidato sindaco al primo turno, che a vincere sia stato un sindaco di centrodestra. Ma una volta in Municipio, mi aspetto che la discontinuità con il passato da promessa diventi fatti».

Non la vede?

«Al momento non c’è».

E che cosa si aspetta?

«Innanzitutto chiarezza sul piano politico. De Luca ha messo in piedi una giunta parapolitica, frutto di scelte partitiche da un lato - gli appetiti di Fratelli d’Italia in primo luogo - e di relazioni con il centrosinistra dall’altro - nel caso specifico, nomi suggeriti da leader del Pd».

Si aspettava di più dal sindaco?

«Sento che ha voglia di fare, sa che non puo rimanere nel guado, ma è bloccato dal contesto».

Dettagli il contesto.

«Il centrosinistra lo vuole logorare a fuoco lento, per poter dire “vedete? si stava meglio quando si stava peggio”. Il centrodestra non è coeso e c’è molta logica di conservazione».

Proprio nessuna speranza?

«Il noviziato ha un prezzo, capisco il tempo necessario per entrare nei meccanismi e studiare lo stato dell’arte. Però, ecco, io avrei fatto una giunta di guerra, dato un segnale forte di discontinuità. Avrei messo il centrosinistra in condizione di assumersi la responsabilità di mandare a casa l’esecutivo provvedimento dopo provvedimento».

Dica la verità, si sente sollevato dal non essere diventato sindaco?

«No, mi ero candidato sapendo di andare incontro a una situazione complessa. Ora svolgo il mio ruolo da consigliere, cercando di dare un contributo alla città».

Sarebbe pronto a sostenere De Luca?

«Solo in condizioni di chiarezza politica. E credo che l’unica via sia la proposta di un governo di salute pubblica, chiamando al tavolo del confronto il centrosinistra».

Davvero sarebbe d’accordo?

«Con un programma di punti e ruoli definiti, certo, non mi tiro indietro sul bene della città. Ma è evidente che il “nodo” non è il mio gruppo, fatto da due consiglieri. La partita si gioca sull’anatra zoppa: oggi il centrosinistra, maggioranza in aula,  può tenere in ostaggio il governo.

Avevate speso tutti parole belle sul consiglio comunale finalmente pieno di giovani...

«Vedo in aula molti giovani professionisti, vogliosi, preparati. Ma spero prendano l’iniziativa e non restino “espressione di”».

Su cosa vorrebbe vedere  l’amministrazione alla prova immediatamente?

«Un’attenta preparazione della viabilità in vista dell’avvio dell’anno scolastico: vorrei si evitasse il solito rituale del caos mattutino».

E poi c’è l’appuntamento con il bilancio preventivo.

«È una tappa fondamentale, su cui misureremo la voglia di coerenza di tutti. Io, nel frattempo, porto avanti l’idea di una commissione di inchiesta sugli ultimi dieci anni di amministrazione».

E crede che un’ennessima commissione sarebbe utile?

«Immagino un team di consiglieri che, studiando i principali atti finanziari, in non più di tre messi possano tirare le somme e proporre nuove indicazioni. Noi, per esempio, sul bilancio consuntivo abbiamo votato contro: ci sono 14 milioni di disavanzo ereditati, va bene, ma da dove arrivano? Nessuno ce lo ha spiegato, è stato preso come un assunto. Nei giorni scorsi, invece, ci è stato proposto il “giallo” di una fattura da 800 mila euro dell’Acta che il Comune non ha messo tra i debiti. Di quali alchimie parliamo?».

Al centrodestra non conviene tornare a votare?

«Non credo sarebbe la soluzione migliore per la città, Potenza non ha bisogno di un commissario. Né c’è tempo da perdere. Certo, mi rendo conto che la bacchetta magica non esiste, ma non si può neanche andare avanti piangendosi addosso».

Serve un sindaco manager o un padre di famiglia?

«Serve fare scelte e avere coraggio. Direi che la ricreazione di questi ultimi due mesi è stata sufficiente».

Le hanno chiesto un confronto da Palazzo di Città?

«Nessuno mi ha mai chiamato».

Che clima c’è in consiglio?

«C’è uno scollamento molto forte tra le commissioni consiliari in cui si studia e propone, e l’amministrazione».

Che futuro vede per questa amministrazione?

«Sicuramente non durerà cinque anni».

E il futuro scenario politico?

«Quello che mi auguro è che il centrodestra sappia unire le forze, chiamando a raccolta i moderati in una grande coalizione».

Molte sigle moderate della città, come Centro Democratico, Scelta Civica, Popolari Uniti, sono nel centrosinistra.

«Queste forze possono continuare a essere stampella del Pd, oppure possono guadagnarsi una dignità in un progetto politico per la città e l’intera regione».

A proposito, che rapporto tra regione e capoluogo?

«Dopo anni di disattenzione a causa delle faide interne al centrosinistra, credo sia ora di riconoscere a Potenza il ruolo che le spetta, anche puntando i piedi. Un sindaco come De Luca è un’opportunità anche per questo: non è sotto ricatto. Per esempio, la Regione non sostiene il trasporto pubblico? Bene, comincerei bloccando gli autobus extra urbani in periferia. Creerei un disagio, spiegando però ai cittadini pendolari che non è un capriccio, ma esigenza di sopravvivenza».

Sembra una strategia di ricatto, non trova?

«No, solo riconoscimento di spese e oneri che la città si accolla perchè sede di ospedale, università, regione, corte d’appello...»

Ce l’ha un punto su cui vorrebbe vedere ripiegato il sindaco?

«Da amministratore mi preoccuperei della più grande azienda cittadina, il San Carlo, che oggi non è in buona salute. Mi preoccuperei di come innestarlo con la città, con i bisogni dei cittadini. Non escludo di chiedere un dibattito sul tema, ma reale, parlando di responsabilità politiche».  

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?