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Sblocca Italia, più royalty ma Renzi mette i paletti
Prosegue l'attesa per il sì di Napolitano

Basilicata

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POTENZA - Passano i giorni senza novità. Si attende solo la firma di Napolitano. Ma che non arriva. E così il decreto “Sblocca Italia” che aveva nel suo “dna” il carattere dell’urgenza sta perdendo il suo stesso principio ispiratore. Evidentemente non si trova la quadratura oppure le pressioni, al netto delle dichiarazioni del premier, sono enormi. Ad ogni modo per quanto riguarda la Basilicata le ultime modifiche sono sostanziali e in parte accolgono le richieste di Pittella. Oggi in ogni caso dovrebbe essere il giorno “giusto”. Il tanto sospirato decreto, salvo stravolgimenti dell'ultima ora, sarà licenziato oggi dal Presidente della Repubblica  con modiche importanti rispetto alla bozza presentata a fine agosto dal Consiglio dei Ministri. Novità importanti, attese dai lucani, riguardano le royalties e il patto di stabilità.

Nell'articolo 37 del decreto all’attenzione di Napolitano è specificato che «per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, delle spese sostenute dalle regioni per la realizzazione degli interventi di sviluppo dell’occupazione e delle attività economiche, di sviluppo industriale e di miglioramento ambientale nonché per il finanziamento di strumenti della programmazione negoziata nelle aree in cui si svolgono le ricerche e le coltivazioni di idrocarburi, subordinatamente e per gli importi stabiliti con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze da emanare entro il 31 luglio di ciascuno anno, sulla base dell’ammontare delle maggiori entrate riscosse dalla Regione, rivenienti dalla quota spettante alle stesse Regioni dall’applicazione dell’articolo 20, commi 1 e 1-bis del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, per gli anni 2015, 2016, 2017  e 2018 nel limite delle aliquote di prodotto relative alle produzioni incrementali realizzate negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017 rispetto all’anno 2013».

Al di la del linguaggio tecnico, è precisato che in caso di aumento delle estrazioni petrolifere (dato oramai per assodato) per gli anni che vanno dal 2015 al 2018, i ministri dello Sviluppo economico e quello dell'Economia - entro il 31 luglio di ciascun anno - stabiliranno le royalties che “usciranno” dal patto di stabilità spettanti alle regioni interessate (e quindi anche alla Basilicata). Royalties che possono essere utilizzate solo ed esclusivamente per investimenti. Ma c'è dell'altro. Per l'anno corrente la quota di royalty fuori dal patto, indipendentemente dall'aumento o meno delle estrazioni, saranno contenute all'interno della legge di stabilità 2015.

E si tratterebbe di una vittoria di Pirro che non soddisferebbe completamente le richieste. Perchè è chiaro che se la Basilicata (e quindi Marcello Pittella) vuole che le royalties vengano escluse dal Patto di stabilità, i barili estratti per il 2014, 2015, 2016 e 2017 devono essere superiori a quelli estratti nel 2013. Insomma più petrolio più soldi. Una equazione a cui non ci si può sottrarre. Ma c'è di più. Il tutto non è nemmeno certo perchè il governo si riserva di inserire gli eventuali benefici nella prossima Legge di Stabilità con una postilla che lascia tutto in forse: «...compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica...».

Tanto più che fuori dal patto di Stabilità vanno le risorse del 2014. Non quelle di prima. Non fino al 2013. Insomma nella migliore delle ipotesi andranno esclusi dai paletti dell'austerity le royalties che stanno maturando in questo anno solare.

Con l'aggravante - sempre secondo la bozza modificata che è sul tavolo del Presidente della Repubblica – che le risorse aggiuntive da scorporare dal patto di stabilità non possono essere utilizzate per appianare i debiti e pagare i creditori. I soldi delle royalties hanno un vincolo che deve restare: possono essere utilizzate solo per ricerca e innovazione non per spesa corrente. Insomma il nodo dei 200 milioni in cassa per ossigenare l'economia lucana, non si scioglie. In pratica è vero che rispetto alla prima bozza la Basilicata ottiene qualcosa in più. Ma non quello che il governatore lucano auspicava. Certo, se vale la logica del meglio poco che nulla è un passo avanti. Se invece si pensa a quelle che erano le speranze allora il risultato non è così straordinario.

Ovvio che per le valutazioni politiche più complessive c'è da attendere la firma di Napolitano, ma è evidente che la questione dividerà l'opinione pubblica e la stessa politica. Il dibattito, già caldo, sarà alimentato da queste due certezze: sono previste più estrazioni del sottosuolo lucano (non necessariamente più pozzi di petrolio perchè la produzione può aumentare anche tecnologicamente dai pozzi già attivi) anche con l'avvio di Tempa Rossa e di fatto non arrivano vagonate di soldi per la Basilicata. Poi tutto è relativo.

 

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