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I costi della frammentazione in Consiglio
A Potenza sono 16 i gruppi politici

Basilicata

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A GUARDARE le cifre in modo complessivo il risultato sembrerebbe positivo. Per il funzionamento del consiglio comunale di Potenza si spende meno rispetto al passato.

Poi, però, a controllare con più attenzione diventa evidente che la riflessione sui costi della politica debba essere spinta un po’ oltre. I  consiglieri comunali nel capoluogo sono passati da 40 a 32: la norma nazionale ha tagliato la rappresentanza in aula.

Alcune settimane fa è stata liquidata la spesa del funzionamento dei gruppi, che hanno diritto a un rimborso per la gestione e l’organizzazione dell’attività consiliare. Rispetto alla cifra stanziata per il primo semestre del 2014 (37.650 euro), nei sei mesi successivi il Municipio spende meno: 30.062 euro.

La cifra da erogare si calcola secondo quanto stabilito da statuto e regolamento: un tot per gruppo (circa 250 euro a semestre) più un tot per consigliere (poco meno di 800 euro a semestre) moltiplicato per il numero dei consiglieri.

È vero, il Comune di Potenza è tra i Municipi con i rimborsi e le indennità consiliari più basse tra le città di uguale dimensione. Ma è il dato politico complessivo ad annullare gli sforzi fatti sul taglio della spesa dalle norme nazionali o locali. Il numero totale dei consiglieri è diminuito, ma in questa legislatura è cresciuto quello dei gruppi: rispetto a cinque anni fa erano di più le liste in corsa in ogni coalizione. La distribuzione dei seggi ha complicato la geografica politica dell’aula di via Sauro. E con il recente passaggio di Antonio Pesarini nel misto, i gruppi costituiti in questa legislatura sono diventati 16 (rispetto ai 13 della legislatura precedente, che però poggiava su 40 consiglieri in aula).

La frammentazione impatta, così, anche sulla spesa. Vale, per esempio, per le commissioni consiliari, l’organismo dove si studiano problemi e delibere prima di affrontare il dibattito in aula. Ogni gruppo consiliare ha diritto a essere presente in tutte le commissioni: per far quadrare le combinazioni di rappresentanza, è stato praticamente necessario mantenere il numero di componenti della scorsa legislatura per ciascuna commissione.

In generale è un problema soprattutto di stabilità. E l’aula potentina non è certo in una condizione di grande equilibrio.

Questi sono giorni di continua riflessione, riunioni su riunioni, soprattutto nel centrosinistra che sta cercando di costruire una risposta - se possibile unitaria - alla proposta di collaborazione arrivata una settimana fa dal sindaco di Potenza.

Dario De Luca, preso atto dell’ingovernabilità (il centrosinistra ha la maggioranza in aula, il governo è invece sostenuto dal centrodestra), ha dato disponibilità per una coalizione di larghe intese. «Una responsabilità di tutti, purché non si tiri a campare». L’elezioni e il commissario in città sono uno spettro con cui fanno i conti un po’ tutti, ma nessuno dei due grandi schieramenti è più sicuro di poter vincere al primo turno una nuova tornata elettorale.

Il centrosinistra cercherà di arrivare alle consultazioni con De Luca con una voce sola. La precondizione per il dialogo - hanno fatto sapere più volte in questi giorni - resta sempre la stessa, l’azzeramento della giunta. E prima che si arrivi alla scadenza delicata del bilancio di previsione.

Facile prevedere che il sindaco porrà delle controcondizioni sulla possibile formazione di un esecutivo figlio di larghe intese. È con la «collaborazione» che vuole superare l’anatra zoppa.

Le posizioni di tutti saranno messe sul tavolo non prima della settimana prossima, quando sono previsti alcuni incontri al primo piano di Palazzo di Città. Nel frattempo, riunioni su riunioni.

s.lorusso@luedi.it

 

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