Salta al contenuto principale

Formazione, ricerca, industria
La strategia di sviluppo secondo Liberali

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 58 secondi

POTENZA - Industria e ricerca – quella d’eccellenza – sono una via, la via. In Basilicata forse anche l’unica opportunità, dice l’assessore Raffaele Liberali (delega a Formazione e Lavoro) che spiega la strategia a partire da un accordo di cui è particolarmente orgoglioso. L’intesa con l’istituto nazionale di ricerca metrologica (iNRiM) è stata presentata qualche giorno fa a Policoro, dove si è svolto l’appuntamento “International Quantum Cascade Laser School and Workshop 2014”, organizzato dall’istituto nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (NanoCnr) e dal dipartimento DSFTM del Cnr.

«L’iNRiM - spiega Liberali - è un ente di ricerca piccolo, ma estremamente qualificato e, soprattutto, importante in ottica industriale».

Sembra una cosa molto tecnica, per pochi.

«In realtà le misurazioni riguardano l’industria alimentare, l’ambiente, tutto quello che ha a che fare con la fisica, la medicina. Davvero, è la base del linguaggio generale».

E come arriva a volersi impiantare in Basilicata?

«Il presidente, Massimo Inguscio, che per un caso della vita si trova la Basilicata nel dna (il papà era capostazione in Lucania, ndr) ha spinto per ramificare l’istituto, nato a Torino, nel resto del Paese. Con la Toscana, è stata individuata anche la Basilicata per una sede».

La scelta non sarà certo stata dettata dall’affezione.

«Certo che no. La Basilicata, per caratteristiche, è un terreno di studio molto interessante. Dal nostro punto di vista, invece, l’interesse è tutto tarato sulla crescita del sistema formazione-ricerca-impresa. La metrologia ha applicazioni dirette sul controllo del territorio: petrolio, acqua, filiera alimentare. Sono settori per noi vitali e su cui, in alcuni casi, abbiamo dei nervi scoperti».

E su cui ancora oggi è sempre un rimando di responsabilità.

«Ci sono alcune situazioni in cui le verifiche sono contraddittorie. Probabilmente si sarebbe potuto fare meglio. In ogni caso,  qualsiasi situazione può cambiare solo immettendo qualità. Portare qui un ente di ricerca significa, tanto per cominciare, porre le basi per lo sviluppo, significa costruire risposte  facendo affidamento sulle tecnologie migliori. Nel frattempo Arpab, il presidente Pittella e l’assessore Berlinguer stanno lavorando».

Serve, in ogni caso, tempo.

«È chiaro che non si tratta di risultati a breve termine».

Ma quando la Basilicata smetterà di essere nella morsa del dilemma tra emergenza e crescita?

«Emergenza e sviluppo non sono in contrapposizione, ma facce della stessa medaglia. Bisogna, però, saper agire con misure immediate e, nel frattempo, piantare semi perché la situazione si stabilizzi».

Ricerca significa formazione.

«Deve essere un sistema integrato. Per questo ho lanciato un tavolo della ricerca in cui dialogano tuti gli attori che hanno voce in capitolo. In Basilicata c’è una ricerca di alta qualità sulla chimica verde, sul controllo ambientale, sui dati aerospaziali. Ma questa qualità al momento ha poche ricadute sul territorio. Alzare questa quota è l’obiettivo».

L’università come interlocutore?

«Non solo. Penso alla possibilità di creare spin off, collegando il mondo della ricerca e quello delle imprese che - non diciamo nulla di nuovo, ormai - sono sostenibili solo con l’innovazione».

C’entrano anche gli indirizzi del finanziamento comunitario?

«Nella programmazione dei fondi strutturali abbiamo dovuto indicare quali sono le nostre smart specialization. Io spingerei su quattro settori: diversificazione dell’automotive, chimica verde, energia e controllo dell’ambiente».

Si dice sempre: attrarre investimenti. Ma poi la Basilicata è sempre quella Regione poco raggiungibile, isolata..

«Una politica industriale non è solo contributo in conto capitale. Servono servizi: ricerca, facilitazioni locative, accesso al credito, qualificazione del personale».

Torna, così, alla formazione.

«Sì, che però non è un corsificio. E con la modifica della legge regionale di settore 33, la direzione credo sia giusta».

Un passaggio a breve termine?

«La Basilicata è già nel cluster (organizzazioni che a livello nazionale congiungono imprese, ricerca privata e pubblica per sviluppare le specializzazioni italiane) della chimica verde. Vorrei vedere la Basilicata aderire al cluster dell’aerospazio».

E l’università in questo percorso?

«Abbiamo già discusso - e continueremo a farlo - della costruzione di corsi universitari a disposizione della nostra industria e, quindi, dei nostri ragazzi».

E perché questa volta non dovrebbe finire come il campus di ricerca della Fiat a Melfi, che ancora aspettiamo?

«Perché in questo caso è il pubblico che progetta per lo sviluppo, in modo autonomo e con una precisa strategia politica». 

s.lorusso@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?