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Sblocca Italia
O si modifica, o si impugna il decreto

Basilicata

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POTENZA - Passa la linea “Lacorazza”. Il Consiglio regionale alla fine di una lunga e articolata seduta di Consiglio regionale approva un ordine del giorno presentato dall’Ufficio di presidenza dell’assemblea che impegna il governatore Marcello Pittella “ad attivare a partire dalla Conferenza delle Regioni, dalla Conferenza Unificata e di concerto con le rappresentanze parlamentari lucane, ogni utile azione al fine di sostenere in sede di conversione del decreto - legge (lo Sblocca Italia)  la tutela delle prerogative regionali previste dalla Costituzione italiana». E in particolare si chiede al presidente della Regione l’impegno a “chiedere la modifica degli articoli 37 e 38 del decreto  e la loro riscrittura in coerenza con le previsioni costituzionali vigenti; la modifica dell’articolo 36  consentendo l’utilizzo delle royalties maturate sulle estrazioni in atto al di fuori del patto di stabilità, senza ulteriori condizioni, e per la loro destinazione per interventi di sviluppo dell’occupazione e delle attività economiche, di sviluppo industriale e di miglioramento ambientale, nonché per il finanziamento di strumenti della programmazione negoziata nelle aree in cui si svolgono le ricerche e le coltivazioni di idrocarburi».

Non dovesse andare così, il Consiglio regionale ieri con 15 voti su 20 (ma in quel momento in aula erano presenti solo 17 consiglieri) ha preso l’impegno di “impugnare per incostituzionalità la legge di conversione del decreto Sblocca Italia nelle parti ritenute incostituzionali».

Ma c’è di più. La massima assemblea regionale chiede al parlamento di fare proprie le richieste della Basilicata. In soldoni: Pittella deve lottare come un leone nella Conferenza Stato - Regioni ma anche i parlamentari lucani (Folino compreso quindi) a far di tutto per modificare lo Sblocca Italia nei punti (in materia energetica e ambientale) che riguardano la Basilicata.

In pratica guadagna sempre più spazio l’azione istituzionale lucana per tentare di frenare l’azione nazionale. Al netto delle intemperanze e delle polemiche. Per la cronaca hanno votato a favore di questo provvedimento tutti i consiglieri presenti in aula di tutte le forze politiche tranne i grillini ed esclusi gli assenti (Castelgrande del Pd, Mollica dell’Udc che si è allontanato volontariamente e Benedetto di Cd).

Questo per le conclusioni. In precedenza prima c’è stata la lunga relazione del governatore e poi è iniziato il dibattito. Subito con le critiche di Gianni Leggieri (M5S). Poi Paolo Galante (RI) ha parlato di «attentato alle prerogative delle Regioni». Particolareggiato l’intervento di Gianni Rosa (Fratelli d’Italia) che ha parlato di «accondiscendenza del presidente Pittella nei confronti di chi vuole fare della nostra terra un colabrodo». Rosa ha quindi tuonato che «se lo sblocca Italia non cambierà la Regione non conterà più nulla». Vito Giuzio (Pd) invece ha sottolineato la  «necessità di modificare lo spirito del decreto sblocca Italia anche se occorre considerare il difficile punto di partenza». Vincenzo Robortella (Pd) quindi ha espresso pieno sostego e fiducia sull’operato del presidente Pittella, sostenendo che «non serve uno sterile atteggiamento divisorio, ma una trattativa per riequilibrare l’autonomia di governo del territorio ed ottenere risultati significativi in termini di sostenibilità ambientale». Per l’opposizione Michele Napoli (FI) ha sostenuto che «il prelievo fiscale sulle attività petrolifere supera il 60 per cento, e questo significa che fino ad oggi ci ha guadagnato quasi solo lo Stato. Mario Polese  (Pd) infine, sostendo in pieno la posizione di Pittella ha rimarcato che «senza la necessaria e intelligente provocazione istituzionale della norma approvata con la legge 17 (royalties fuori dal patto di stabilità) non saremmo qui oggi a discutere dello sblocca Italia».

s.santoro@luedi.it

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