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Nel capoluogo
partono le larghe intese

Basilicata

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POTENZA - Ha ragione il consigliere Alessandro Galella (FdI) quando dice che il consiglio di ieri è stato «il più importante» degli ultimi tempi. È stato il consiglio delle larghe intese, quello in cui il sindaco di Potenza ha battuto i pugni, chiesto sostegno, promesso (ancora e ancora) impegno. Il bilancio di previsione non è ancora arrivato agli atti: non ci sono le condizioni per presentarlo, il disavanzo è importante e per legge, invece, il testo finanziario va chiuso in pareggio. Il sindaco ha optato così per una task force dedicata alla casse comunali, e ha proposto al consiglio - tutto - di esserne parte. Poi al termine di una seduta dedicata alla tassa dei rifiuti ha incassato il sì dei capigruppo di area democratica e l’astensione del resto dell’aula. È cominciata così «la strada in salita» che deve costruire «una via di uscita per la città». Provarci almeno.

È stato un consiglio  inusuale anche nell’andamento. Non si era mai visto Dario De Luca così duro, nei toni, negli argomenti. Discorso «appassionato», in difesa della città, senza dimenticare di citare responsabilità istituzionali. Quel discorso, a fine seduta, gli vale l’applauso di mezzo consiglio: dei suoi, ma anche di un pezzo dello schieramento del centrosinistra. Quel discorso gli vale l’apertura di Michele Cannizzaro (Liberiamo la città), che modifica il voto e sceglie l’astensione. Gli vale un impegno di responsabilità da parte di Forza Italia, del M5S («ma sempre nel rispetto dei ruoli, e delle indicazioni generali di principio arrivate dall’elettorato»). 

L’unico «no» alle delibere in votazione è quello dei Socialisti Uniti: Rocco Pergola ha voluto dare un segnale rispetto al metodo di lavoro, «perché proprio non si possono votare provvedimenti così importanti al buio, senza confronto, con le carte arrivate in ritardo».

L’argomento all’ordine del giorno, il piano dei rifiuti, è servito anche a spiegare bene lo status quo, visto dalla parte dell’amministratore. «Di un tecnico prestato alla politica, che non ha voglia di poltrone». Così De Luca ha spiegato che cosa significa sentirsi «preso per la gola dalla Regione che ha impostato un sistema folle, instabile e monopolista, con i privati capaci di dettare il prezzo del conferimento dei rifiuti in discarica». Un po’ come la seconda vasca di Pallareta, vasca pubblica, bloccata ormai da otto anni: «Chi se ne giova?».

No, «non c’è strategia» dietro l’apertura fatta agli avversari, ma solo un obiettivo «di salvezza della città». Non solo economica.

«Nel frattempo la pressione politica nei confronti della Regione non si fermerà». Si dice dispiaciuto di sentire altri amministratori, per esempio il sindaco di Melfi Valvano, attaccare la città di Potenza, quasi fosse «un’eterna cicala». Di più, «non accettiamo - ha detto De Luca - che i nostri cittadini abbiano servizi al minimo, e poi la città debba offrire servizi a tutta la regione. Certo, la Regione si deve fare carico del capoluogo, ma noi dobbiamo smettere di fare i questuanti». È qui che, dice, serve la politica: ripristinare l’ordine, evitare sprechi, «dirsi onestamente le cose».

Se «fare politica significa chiedere conto» allora «avrei voluto - ha aggiunto - che in passato qualcuno andasse a viale Verrastro a chiedere delle vasche ferme, del perché all’Acta gli operai non fanno operai. E non bisogna fermarsi davanti a un certificato medico, non bisogna più badare al voto delle famiglie, peggio alle connessioni tra famiglie». In questa relazione De Luca ha racchiuso l’ennesimo appello, dettando «condizioni di lealtà».

«Non vogliamo inquisire il passato, né demolire o prendere in ostaggio il presente», ha detto Gianpiero Iudicello parlando a nome del Pd. Gli faranno eco tutti i gruppi di centrosinistra, gli ex candidati sindaco, le voci di opposizione: con aperture più o meno marcate, ma con unanime impegno a collaborare per il bene della città.  Da oggi tutti al lavoro, promettono, per dare un senso alla parola che a nessuno è mancata: «responsabilità».

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