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I destini incrociati dell'ex pm e del senatore

Basilicata

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PER il senatore l’ex pm diventato sindaco di Napoli e condannato per la gestione dell’inchiesta Why Not: «va aiutato come uomo perché le sue dichiarazioni mettono in evidenza una personalità estremamente provata che suscita pietà e considerazione umana». Ma proprio come lui, rischia una condanna per aguso d'ufficio.

Tornano a incrociarsi i destini di Filippo Bubbico e Luigi De Magistris, dopo la bufera di Toghe lucane e il primo duro scambio di battute seguito all’archiviazione dell’inchiesta sul presunto comitato d’affari impegnato a spartirsi le risorse della Basilicata, anche aggiustando, all’occasione, i processi più “scomodi”.

Anche allora l’ex magistrato non aveva risparmiato critiche ai colleghi eredi della “sua” indagine: «La mia inchiesta era solidissima». Aveva dichiarato al Quotidiano. «Un altro magistrato ha ritenuto che si dovesse chiedere l’assoluzione». Per poi rincarare la dose dicendosi «ancora più convinto della bontà di quell’indagine» su toghe colluse e poteri forti proprio dopo quell’archiviazione che lui non condivideva.

La replica di Bubbico «all’ardimentoso e implacabile giustiziere» non si era fatta attendere, e il giorno dopo sul Quotidiano il viceministro aveva ricordato le sue dimissioni dal Senato nel 2006 chiedendogli conto degli «interessi in campo ed i motivi veri per cui si è cercato di destabilizzare l’intera comunità regionale».

Ma questi sono fatti di 3 anni e mezzo fa, riaccesi soltanto dalle cronache degli ultimi giorni e dall’appuntamento odierno in Tribunale del governatore della protesta di Scanzano.

Intanto da Napoli De Magistris ha alzato il tiro contro Napolitano, accusandolo di aver subìto «profonde ingiustizie» da parte sua quand’era ancora pm.

Oggi infatti il presidente della Repubblica sarà nel capoluogo partenopeo per partecipare ad alcune iniziative.

Il sindaco di Napoli ha tenuto a precisare che il suo «non è un attacco» a Napolitano, ma che, in ogni caso, ha subito «ingiustizie» da quel Capo dello stato, che è anche presidente del Csm. Quello stesso Consiglio superiore della magistratura di cui faceva parte Nicola Mancino che «oggi è indagato per la trattativa Stato mafia» e che - dice il sindaco di Napoli - ha scritto «una sentenza vergognosa contro di me».

«Non è in programma alcun incontro con lui - ha affermato de Magistris, riferendosi alla visita a Napoli - forse ci incontreremo, ma non all’iniziativa della Bce».

«Da magistrato - spiega l’ex pm - rimasi profondamente deluso dal comportamento del Capo dello Stato. Non solo perché era presidente del Csm, di cui faceva parte anche Nicola Mancino, che ha scritto una pagina vergognosa con la sentenza disciplinare nei miei confronti, ma anche perché da magistrato in prima linea, isolato dalle istituzioni, ma non dalla terra e dalla gente, gli dissi di fare attenzione perché la partita in Calabria era pesante, molto grossa. Non ebbi ascolto».

Poi ha ripetuto che non ha alcun motivo per dimettersi. «Sono sulla strada giusta, so di essere nel giusto», ripete come un mantra. Sul suo blog, ha pubblicato anche l’intercettazione tra Giuseppe Chiaravalloti, ex Presidente della Regione Calabria e la sua segretaria, nella quale il primo dice che de Magistris avrebbe trascorso la sua vita «a difendersi». E questo è forse il primo degli atti che l’ex pm sta pubblicando - o comunque ricordando - per raccontare la sua storia.

l.amato@luedi.it

 

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