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Cos’è oggi il Dalemismo in Basilicata
e il ruolo di Folino

Basilicata

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POTENZA - Una volta erano tutti dalemiani. Cioè se dicevi classe dirigente lucana dei Ds (e prima ancora con il Pds e dopo ancora con il Pd nel quale orgogliosamente preferivano chiamarsi ex diessini a democratici) ti veniva in mente gente come Luongo, Folino, Bubbico, Lacorazza, Speranza, Santochirico, Adduce. Chi più o chi meno tutti erano “innamorati” del baffo per antonomasia della politica italiana del dopoguerra.

E la Basilicata insieme al Molise ha resistito come roccaforte dalemiana anche negli ultimi anni quando il prestigio del leader ha iniziato a mostrare più di qualche crepa. La frase, “non è importante chi stia seduto al capotavola. Perchè dove siedo io quello diventa il capotavola”, attribuita a D’Alema da chi lo conosceva bene a Potenza continuava a riecheggiare per  far inquadrare all'interlocutore il “carisma” del capo.

Ma piano piano qualcosa è cambiato. Il dalemismo come forma di interpretazione politica dei fatti è rimasto, ma l’appartenza alla squadra si è raffreddata. Anche in Basilicata. E pure se c’è chi rimarrà dalemiano nell’animo fino alla notte dei tempi (Antonio Luongo è il filosofo del dalemismo più ancora che dalemiano) il Pd di oggi è diventata un’altra cosa. E se D’Alema (e i suoi) ha resistito all’onda veltroniana lo stesso non è accaduto con Renzi. Le cronache romane raccontano della solitudine del leader Massimo. D’Alema. L’inviato de l’Espresso (ieri) al Transatlantico ha fatto fatica a trovare anche un solo deputato che sposasse l’intervento dell’ex capo alla Direzione del Pd di lunedì scorso. Resta l’affetto e poco altro.

Lo stesso Luongo da segretario regionale di mediazione non può seguire il suo amico: non cambierà il modo di pensare ma oggi ha da guidare un partito in Basilicata e non può dichiarare guerra ai renziani. Lacorazza e Speranza ragionano su altre sintonie. Il primo è per il rinnovamento e guarda a Zingaretti. Il secondo va per la propria strada e non ha nessuna intenzione di fare la guerra a Renzi. Tutt’altro.

Rimane Folino. E forse per lui il discorso è diverso. Per Folino la scelta di D’Alema può essere manna piovuta dal cielo. Il deputato è in piena rottura con Renzi. Si è autosospeso dal Pd per il petrolio e tutto il resto. E’ in guerra totale con Pittella e non vede l’ora di cantarle anche ai suoi “figliocci” Lacorazza e Speranza. E D’Alema che in Basilicata ancora suscita qualche emozione potrebbe essere per Folino l’alleato “nazionale” adatto per risalire posizioni.

 

 

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