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Bufera su Infantino: «Nomina ad hoc»
Da qui l’origine dello scontro con Martoccia

Basilicata

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POTENZA – Non è bastato il defenestramento dell'assessore Maria Martoccia a riportare la pace all’interno degli ufficiali comunali di Potenza. Anzi, dentro e fuori Palazzo di Città crescono le polemiche dopo le ultime mosse   del sindaco De Luca: l’istituzione di una task force per il risanamento economico e finanziario dell’ente. E, soprattutto, la nomina del nuovo dirigente, Antonio Infantino, che si occuperà di coordinare l'attività di progetto. «Fuori dotazione organica, senza nessuna selezione e con un aumento dei costi», tuona ora la Funzione pubblica della Cgil. La sigla di categoria parla di “nomina ad personam” e chiede al primo cittadino la revoca immediata del provvedimento.

Un’accusa che a primo acchito potrebbe apparire anche un pò pretestuosa. Data l'emergenza della situazione finanziaria da fronteggiare, di un bilancio di previsione consegnato in notevole ritardo, a dispetto dell'urgenza del finanziamento extra chiesto alla Regione,  sembra legittimo che la priorità del sindaco non sia stata quella di confrontarsi con i sindacati. Un atto d'urgenza che, nonostante, le rigide norme della pubblica amministrazione, potrebbe giustificare anche una mancata selezione e una nuova  posizione organizzativa. Se quello del sindacato potrebbe apparire come il tentativo di difesa dello status quo all’interno del Municipio,  c’è da dire che l’affondo trova origine in motivazioni un pò più articolate. Che, seppure non esplicitate nel comunicato stampa, sono ormai di dominio pubblico. All’esterno, ma soprattutto all’interno degli uffici comunali. La delibera di nomina a dirigente di Antonio Infantino porta la data del 30 settembre scorso, ovvero la stessa del provvedimento di istituzione della nuova unità operativa. Ma l’atto ufficiale di incarico sarebbe pronto sulla scrivania del primo cittadino già dai primi giorni del suo insediamento. Che a questo punto avrebbe sentito forte l’esigenza di mettere un uomo di propria fiducia a capo del settore che rappresenta la vera croce della nuova amministrazione. Un segnale di discontinuità rispetto agli assetti ereditati.

Avrebbero avuto origine da qui i contrasti con l’assessore Martoccia, dopo che quest’ultima si sarebbe opposta alla nomina del funzionario che De Luca, nei mesi passati, aveva voluto anche nello staff del sindaco, insieme a Rocco Coviello.

Il provvedimento dello scorso 30 settembre, quindi, non avrebbe nulla a che fare con l’urgenza. E ora sul nuovo giovane dirigente - laureato in Economia, con curriculum di tutto rispetto, basato su molte esperienze nella pubblica amministrazione, già direttore del Comune di Francavilla sul mare (incarico ricoperto non senza polemiche, tanto da spingerlo ad andare via dopo un anno) - si allunga anche l’ombra di una recente condanna della Corte dei Conti.

In qualità di direttore dell’area Finanziaria del Comune di Melfi (prima di arrivare al Comune di Potenza come funzionario) è stato condannato a risarcire 32 mila euro per danno erariale. Secondo la magistratura contabile, Infatino avrebbe erogato incentivi illegittimi  al personale dell’Area di cui lui stesso era dirigente. Un contributo aggiuntivo di cui sarebbe stato beneficiario in prima persona. Ma, precedenti a parte, sono i criteri con cui il sindaco De Luca ha proceduto a farlo dirigente a risultare indigesta a molti.

Dicevamo che proprio da qui sarebbero partite le incomprensioni con l’assessore Martoccia già alla fine dello scorso luglio, cioè a poco più di un mese dal suo insediamento.  Ora, anche il sindacato è sul piede di guerra: parla di “commissariamento” anticipato dell’ente, si dice critico rispetto all’istituzione di una task force di funzionari con il compito di “mettere a soqquadro le voci di spesa”.  Le accuse rivolte al primo cittadino sono pesanti: «Altro che risanamento e razionalizzazione della spesa. Altro che attenzione per i servizi dell’ente dove si sacrifica un intero piano assunzionale e si delegittima una intera classe dirigente del Comune, di fatto sottoutilizzata, per assegnare nuovi incarichi “ad personam” di cui in questo momento non se ne avverte proprio la necessità, soprattutto se a pagarne le spese sono ancora una volta i servizi con le mancate assunzioni».

Accuse di sostanza, o mero posizionamento politico rispetto a un quello che appare sempre più un acceso conflitto tra nuova e vecchia guardia, in grado di spaccare in due anche gli uffici comunali? Una cosa è certa: nella crisi di Palazzo di Città, i numeri c’entrano solo per una parte.

m.labanca@luedi.it

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