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Inchiesta sulle spese pazze alla Provincia di Potenza
Udienza anche per Lacorazza e Altobello

Basilicata

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POTENZA - Arriva dalla Corte dei conti il primo effetto dell’inchiesta sulle spese pazze alla Provincia di Potenza. A gennaio infatti dovranno comparire in aula 4 ex presidenti. Due della giunta: Piero Lacorazza e Sabino Altobello. E due del Consiglio: Parlmiro Sacco e Antonio Carmine Salicone.
Per loro il procuratore regionale Michele Oricchio ipotizza un danno erariale di 34mila euro complessivi. Recordman Altobello, con 17mila euro. Seguito da Lacorazza con poco meno di 14mila, che distacca Sacco con 1.600 e Salicone che si ferma a 1.500.
A dare il là all’inchiesta condotta dai militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza è stato un esposto anonimo datato 8 giugno 2010, il primo di una serie che ha anticipato gli scandali che da Napoli e Milano si sono irradiati in tutta Italia. Basilicata inclusa. Prendendo di mira in particolare i consigli regionali.
Al suo interno, spiega il procuratore Oricchio, venivano elencati «plurimi episodi di malversazione di denaro pubblico compiuti da alcuni componenti dell’Amministrazione provinciale di Potenza, indicati come responsabili dell’indebita percezione di denaro per rimborsi spese varie e gettoni di presenza segnalati come non spettanti».
Quanto emerso in gran parte è tuttora al vaglio della stessa procura della Corte dei conti e di quella ordinaria, che ha aperto un fascicolo per peculato a carico di diversi ex consiglieri. Tre di loro hanno già ricevuto un avviso di proroga delle indagini Giuseppe Nella (Psi), Tommaso Samela (Pd) e Giuseppe Telesca (Pdci), più il funzionario Vito Mitro. Ma nel libro “nero” del pm Francesco Basentini, che ha coordinato anche l’inchiesta sui membri del parlamentino di via Verrastro, ne sarebbero già finiti tanti altri. Insomma a breve c’è da attendersi sviluppi.
Intanto, per le spese “pazze” in Provincia datate 2009 e a rischio prescrizione, si è deciso di stringere i tempi. Così è partito un’invito a controdedurre per Lacorazza (Pd), oggi presidente del Consiglio regionale, Altobello (Pd), sindaco di Lavello da un anno, Palmiro Sacco (Udc) e Antonio Salicone (Pd).
Tra le varie irregolarità riscontrate le Fiamme gialle si parla di: «documentazione fiscale mancante, ovvero non leggibile, ovvero mancante della descrizione dei beni/servizi acquistati; acquisti di beni destinati al consumo del personale interno all’ente provincia, ovvero di carattere strumentale senza finalità di rappresentanza; spese inerenti la ristorazione, avvenute in orari notturni, poco afferenti la normale attività istituzionale; spese, sostenute principalmente per ristorazione, senza alcun riferimento all’attività istituzionale nell’ambito della quale si sia manifestata l’esigenza di rappresentanza per l’ente; spese per viaggi all’estero degli amministratori in questione».
Ma il pm Oricchio sembra essersi concentrato sull’«illegittima imputazione alle spese di rappresentanza di quelle sostenute dai vertici politici della Provincia (presidente della giunta e del consiglio), per consumazioni ed acquisti di beni, ritenute non strumentali all’esercizio del munus publicum rivestito, non essendo stati rinvenuti sufficienti elementi comprovanti un nesso di causalità necessaria fra le spese sostenute e le funzioni ricoperte».
In altri termini sarebbe emerso che «contrariamente a quanto implicitamente sostenuto nelle note di rimborso presentate da ciascuno dei presidenti della giunta e del consiglio provinciale odierni convenuti, molte delle spese indicate come di rappresentanza erano invece genericamente pertinenti a consumazioni, pranzi e cene non immediatamente riconducibili al ruolo istituzionale svolto nonché ad acquisto di beni non strumentali alla carica elettiva ricoperta».
“Assolti” i funzionari degli uffici preposti al controllo delle spese in questione, «per mancanza di colpa grave», sono rimasti soltanto i 4 ex presidenti, che hanno posto una serie di questioni ma senza grande effetto, a parte un piccolo ritocco alle somme contestate.
«Sono state accolte alcune considerazioni sollevate da Lacorazza - scrive il pm Oricchio - relative alla non attribuibilità al proprio operato di alcune spese (da addebitarsi in aumento al precedente presidente Altobello) e alla legittimità di altre spese (acqua, cialde di caffè per uso interno all’ente, piante ornamentali) e da Salicone Antonio Carmine (relative ad un convegno sulla cultura albanese in Basilicata)».
Per il resto le accuse sono rimaste identiche.
«Si tratta di un ennesimo esempio di quel dilagante fenomeno “corruttivo” efficacemente definito con prosa giornalistica “rimborsopoli”». Spiega il procuratore nell’atto di citazione a giudizio.
Quindi il danno per le casse della Provincia sarebbe costituito «dall’indebito utilizzo delle spese di rappresentanza “per ristorare” i presidenti della provincia o del consiglio provinciale in carica da esborsi sostenuti per generiche riunioni conviviali e per acquisto beni per i quali non è stata allegata alcuna prova dell’esistenza di un nesso diretto ed immediato con la carica politica rivestita».
«Condizioni - aggiunge Oricchio - che ben dovevano essere conosciute dai politici che hanno chiesto il rimborso (anche di molteplici scontrini fiscali emessi dallo stesso esercizio commerciale a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, vedasi caso Altobello!) e che hanno tutti agito con inescusabile negligenza dei doveri di lealtà, probità e buona amministrazione sugli stessi rispettivamente gravanti e certamente preminenti su qualsiasi altra considerazione di “visibilità della carica».
L’udienza davanti al Collegio presieduto da Maurizio Tocca è stata già fissata per il 21 gennaio: stessa data di quella per i 28 consiglieri regionali coinvolti nella tranche 2009/10 dell’inchiesta sui rimborsi del parlamentino lucano.

l.amato@luedi.it

 

La difesa di Lacorazza: «Soldi pagati direttamente dall’ente, i controlli fanno bene»

«Sono fiducioso ed è giusto che si effettuino controlli su questo tipo di spesa. Avendo ridotto del 90% quelle di rappresentanza della Provincia mi trovo d’accordo». Così commenta le accuse della Corte dei conti l’ex presidente della Provincia Piero Lacorazza, oggi a capo del Consiglio regionale.
Nel merito Lacorazza spiega che dei quasi 14mila euro che gli vengono contestati «oltre il 70% sono somme pagate direttamente dall’ufficio di gabinetto alle ditte». Quindi rimborsi soltanto in senso lato. E sempre per rinfreschi organizzati in occasione di eventi istituzionali. Dice.
Quanto al resto aggiunge di essere convinto di riuscire a provare la correttezza del suo operato davanti a un giudice terzo.
«Mi vengono contestate le spese per alcuni soggiorni in occasione di eventi come l’incontro ad Assisi per donare l’olio per la lampada votiva del santo. Ma avrei potuto ottenere un rimborso forfettario molto maggiore se non avessi chiesto solo le spese fatturate dall’albergo. Così ogni volta che mi sono mosso sul territorio della Provincia. Invece ho rendicontato i costi di viaggio solo quando solo uscito fuori regione per impegni istituzionali. Per chiarire la mia posizione credo che potrebbe bastare anche questo».

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