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Addio (finalmente) alle Comunità montane
Si passa alle Unioni dei Comuni

Basilicata

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POTENZA - E’ arrivato al tavolo delle riunioni dopo che le spiegazioni tecniche erano già state fornite dal dirigente Emilio Libutti. E quindi Marcello Pittella è entrato più nelle questioni politiche e programmatiche. Come portare avanti il processo delle riforme regionali entro la fine dell’anno senza però «voler prevaricare il ruolo del Consiglio regionale».
Comunque ieri è stata la giornata delle nuove entità locali che di fatto mandano definitivamente in estinzione le Comunità montane e superano di fatto le Aree di programma. Il presidente della Regione ha presentato alla stampa il nuovo disegno di legge licenziato dalla squadra di governo regionale: «In poco tempo siamo riusciti ad approntare una riforma di cui si parlava da anni e senza costi aggiuntivi per la politica». Dalle schede tecniche emerge che il filo conduttore delle riforma è la ricerca di “più servizi di qualità al cittadino con minori costi gravanti sulle casse dei Comuni, a fronte delle esiguità delle risorse pubbliche e delle politiche di risparmio attuate dallo Stato”. In pratica si tratta di un disegno di legge che ha già tracciato il riordino del sistema di governo locale partendo dalla riforma nazionale di marzo scorso approvata dal Senato sul disegno legislativo dell’allora ministro Graziano Delrio. In definitiva, appena la legge sarà approvata in Consiglio ci sarà la definitiva chiusura della vicenda delle Comunità montane (di fatto sopressse ma ancora a regime di commissariamento) per una gestione associata dei servizi da parte dei Comuni. La formula proposta ha questi vincoli: almeno tre comuni per non meno di una popolazione complessiva di 5.000 abitanti per i Comuni montani e 10.000 per quelli non montani. L’unione dei comuni obbliga alla cogestione di servizi pubblici ritenuti essenziali, tra cui: edilizia scolastica, trasporti, pianificazione urbanistica, servizi sociali e polizia municipale.
Il governatore ha quindi illustrato: «Intendiamo superare l’ibrido delle Aree programma, e recuperare, senza venir meno allo spontaneismo dei Comuni, una nostra idea della stare insieme. L’intento della riforma è quello di asciugare quella spugna piena d’acqua che è diventata la Regione dalle tante funzioni. La Regione dovrebbe tornare ad essere un ente dedito principalmente alla programmazione ed al controllo, affidando alle autonomie locali la gestione dei servizi». Ovviamente per i comuni si tratta anche di una sfida. Tanto più Iche non sono previsti costi aggiuntivi. Sempre per gli aspetti tecnici si è appreso che l'Unione dei Comuni sarà un vero e proprio ente locale dotato di personalità giuridica. La condizione per associarsi è quella di appartenere allo stesso Ambito territoriale ottimale, una delle sette articolazioni che hanno costituito l'ossatura territoriale prima dei Pois e poi delle Aree programma, rispettando parametri demografici. Le Unioni avranno in dotazione le sedi e il patrimonio delle ex Comunità montane, oltre che delle risorse umane che hanno consolidato in quell'ambito le loro esperienze professionali. Per quanto riguarda i 170 dipendenti delle ex Comunità montane la Regione si farà carico di un adeguato piano di formazione e di riqualificazione.
Non si è parlato solo di unione dei Comuni. Marcello Pittella ha anche anticipato il quadro complessivo delle riforme da chiudere entro l’anno in corso. Dall’Asi, all’Arpab. Poi ha anche aggiunto: «La partita più delicata è quella che riguarda la gestione dell’acqua in Basilicata. Esistono troppe società che si sovrappongono. Serve una riforma complessiva. Ci lavoreremo anche se si tratta di una sfida complessa».

s.santoro@luedi.it

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