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«Rifarei tutto ciò che ho fatto»
Parla l’ex assessore al Bilancio, Federico Pace

Basilicata

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«ASPETTIAMO che questo tornado passi», e che magari si faccia più sereno il clima. Quello, dice Federico Pace, magari sarà il momento adatto «a una più lucida analisi di quanto sta accadendo». Senza sfuggire responsabilità, aggiunge l’ex assessore al Bilancio del Comune di Potenza, ma con una consapevolezza in premessa: «La testarda convinzione, oggi più di ieri, che il dissesto fosse una sciagura tale per la nostra comunità, che andava evitato a ogni costo».
Rifarebbe tutto, spiega, ogni passaggio, ogni atto. Va bene, dice, errori, critiche, ma non accetta che si insinui la malafede. «Ci sembra ingiusto esprimere giudizi “etici”».
Che le casse comunali fossero in rosso mom è una novità: «Lo abbiamo detto più volte». L’ex sindaco Vito Santarsiero l’ha ripetuto sempre, facendone una questione politica: il debito ereditato dal dissesto del 1995 era eredità di un’intera classe dirigente. Poi la denuncia sui tagli centrali, i ritardi nei trasferimenti statali, i debiti fuori bilancio arrivati all’improvviso con le sentenze su vecchi espropri passate in giudicato.
«C’è però una verità da dire - aggiunge Pace - Abbiamo operato nel passato in condizioni uguali, senza risorse, pagando continuamente debiti, e con norme che negli anni hanno penalizzano non solo il comune di Potenza ma tutti i Comuni del Paese». Da Roma a Milano, passando per Catania e Napoli «si raccolgono storie di un’Italia che vede l’intero sistema dei comuni in profonda crisi finanziaria e d’identità».
In un paio di cifre l’ex assessore racchiude un pezzo di operato: «Nel 2012 abbiamo azzerato oltre 50 milioni di residui attivi e abbiamo continuato a mantenere i 15 milioni relativi alle vendite degli immobili per pagare il mutuo del passato dissesto finanziario del 1995». È proprio questo uno dei punti su cui i revisori dei conti hanno sollevato perplessità. «È dal 1996 che il Comune di Potenza su autorizzazione dell’allora commissione straordinaria di liquidazione, utilizza i proventi delle vendite per pagare il debito trentennale di 65 miliardi di vecchie lire contratto a causa del sofferto dissesto finanziario e del quale rimangono ancora da pagare 18 milioni di euro, e si è continuato così negli anni in sintonia con norme, puntuali pareri e circolari nazionali con cui operano tutti i comuni Italiani».
Dal passato all’azione amministrativa degli ultimi anni: «Non abbiamo fatto nuovi debiti e sono stati saldati tutti i creditori al 31 dicembre 2013».
Spiega l’ex assessore: «Nel bilancio in definizione c’è un vuoto tra previsioni di entrate e previsioni di uscite. Quel vuoto nel passato lo abbiamo colmato caricandoci di responsabilità e non in maniera truffaldina o con alchimie contabili».
Il Comune, ammette, ha affrontato «situazioni estremamente complesse. Anche quando abbiamo scelto per maggiore trasparenza e correttezza di essere coraggiosamente tra gli enti sperimentatori delle nuove norme di armonizzazione contabile, con nuovi e stringenti principi che per gli altri comuni saranno obbligatori solo dall’anno prossimo».
Tornando indietro? «Sono responsabilità e scelte che abbiamo sempre giustificato, fino al 2011 nelle consuete audizioni pubbliche della Corte dei conti dove la nostra presenza serviva a difendere i bilanci del capoluogo, non a demonizzarli».
Il rammarico, aggiunge, è anche nel clima. «Mi spiace solo che quando si è stati sul punto di poter costruire in serenità una soluzione si è preferita la facile strada della demolizione. Ma - conclude - oggi la la città ha bisogno di recuperare un forte senso di responsabilità ed evitare avventure».

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