Salta al contenuto principale

Nel Pd continuano le posizioni differenti
Non molla il fronte del no all’articolo 38

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 32 secondi

POTENZA - A voler dirla tutta, una posizione avrebbe dovuto già esprimerla. Così non è stato. E per conoscere la linea ufficiale del Pd di Basilicata sull’articolo 38 dello Sblocca Italia bisognerà attendere (sempre che non ci siano nuovi rinvii) almeno fino a domenica, giorno di convocazione della direzione regionale del partito. La difficoltà è evidente. Così com’è altrettanto facilmente prevedibile che non sarà una discussione ad animi distesi.
Subito dopo l’approvazione del decreto da parte del Consiglio dei Ministri, il segretario Luongo, insieme al capogruppo Cifarelli, aveva espresso una linea molto chiara: netta contrarietà alla parte che di fatto anticipa la riforma del Titolo V. Su cui - avevano sostenuto entrambi - pesano fortissimi dubbi di legittimità, lì dove è prevista la centralizzazione delle competenze e delle prerogative, oggi in capo alle Regioni per i procedimenti di valutazione ambientale. Da allora sono passati due mesi. Il presidente Pittella che all’inizio aveva sostenuto la necessità dell’impugnativa, alla luce delle successive modifiche in Parlamento, dice oggi che le condizione per il ricorso alla Corte Costituzionale sono venute meno. E non è l’unico. Anche il capogruppo Speranza ha lasciato intendere, nella conferenza stampa di ieri mattina, di essere d’accordo su questa linea. Ma il discorso è tutt’altro che liquidato. All’interno del partito democratico lucano è ancora molto forte il fronte di chi ritiene necessario impugnare questa parte del decreto.
Ne è fortemente convinto il presidente del Consiglio Piero Lacorazza. Che a poche ore delle dichiarazioni rilasciate, ieri mattina, dal governatore e dal capogruppo alla Camera commenta: se la riforma dell’articolo V della Costituzione è una cessione di sovranità scritta, l’articolo 38 ne è un’anticipazione. «Penso che il ricorso - insiste il presidente del Consiglio - interpreti al meglio gli ordini del giorno approvati in Consiglio Regionale, tanto sulla riforma del Titolo V della Costituzione che sullo “Sblocca Italia”. Del resto, altre regioni lo hanno ha fatto. In ordine di tempo, l’ultima è l’Abruzzo, dove, il governatore del Pd, Luciano D’Alfonso, due giorni fa ha tuonato: «Saremo in prima fila, insieme alle altre regioni, per presentare ricorso alla Corte Costituzionale». Con Puglia e Campania, adesso sono in tre a promettere battaglia sull’articolo dello “Sblocca Italia” che minaccia la capacità degli enti locali di decidere sui propri territori.
Ma per tornare alla cose di casa nostra, si è espresso a favore di questa soluzione anche l’ex candidato alla segreteria regionale, Dino Paradiso. Adesso si sono aggiunti pure i giovani democratici. A termine della direzione in streaming della scorsa domenica, hanno ufficialmente deciso a favore dell’impugnativa. «Pur apprezzando le modifiche avvenute nella Commissione Ambiente della Camera e il lavoro dei nostri rappresentanti istituzionali - si legge nella nota stampa - continuiamo a non condividere la logica e le prospettive di sviluppo contenute del decreto detto “Sblocca Italia».
E in particolare, giudicano l’articolo 38 «una inaccettabile avocazione delle competenze Regionali da parte del Governo centrale, e una sospensione dei diritti delle popolazioni locali di decidere della propria terra e del proprio futuro».
Approccio «assolutamente condivisibile in nessuna regione italiana, tantomeno nella nostra Basilicata che da decenni fornisce un contributo enorme al fabbisogno energetico nazionale».
Del resto, forti perplessità sulla riforma costituzionale anticipata per decreto erano state espresse anche dal deputato Folino. Insomma, la sensazione è che sul punto, una possibile sintesi unitaria tra i democratici sarà tutt’altro che semplice. Solo un mese fa il Consiglio regionale aveva approvato, a maggioranza (con il solo voto contrario dei due consiglieri di M5S) una mozione che impegnava la Giunta a impugnare l’articolo 38. Il che significa che, prima di qualsiasi decisione, sarebbe necessario un ulteriore passaggio in Consiglio. In cui una linea unitaria del Partito democratico sarebbe quantomeno auspicabile, visto il frotte compatto dell’opposizione che non intende fare alcun passo indietro. Nel bene o nel male, la direzione di domenica una decisione dovrà prenderla.

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?