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Dalle proteste anti Gelmini
all’assalto a Bankitalia

Basilicata

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DALLE manifestazioni "politiche" degli anni '70, alla guerra del Golfo. Dalla riforma Gelmini allo "Sblocca Italia" passando per i "filoni organizzati" (tipo termosifoni che non funzionano). Cambiano le facce, ma la sostanza è sempre la stessa: i giovani - salvo i casi di conclamato "bigio" di massa - hanno voglia di partecipazione perchè vogliono sentirsi protagonisti del loro futuro. E basta fare un passo indietro di pochi anni per capire quanto questa coscienza sia cresciuta nel tempo. Chiaramente ci sarà sempre chi non è d'accordo e sceglie invece di seguire le lezioni, piuttosto che il corteo. Ci saranno sempre poi, quegli studenti che pur seguendo un corteo, hanno poca dimistichezza con "la materia" della manifestazioni. Ci saranno ancora quelli che scelgono di stare a casa perchè «oggi è sciopero» o chi non partecipa perchè preferisce fare altro. Ma ci sono stati e c'è chi, in quelle rivendicazioni, trova il modo più "democratico" per partecipare alla costruzione del futuro di un territorio. Nel 2008 a Potenza confluirono circa 10.000 studenti. Era il 29 ottobre e forse è stata la più grande manifestazione che il capoluogo abbia visto nella storia recente (solo il corteo di Libera riuscì a fare meglio nel 2011). Sei anni fa il bersaglio era la Gelmini. Allora il decreto che portava la firma del ministro fu osteggiato non solo a Potenza, ma in tutto lo stivale. Si protestava «contro un diritto allo studio messo al bando da tagli, privatizzazioni, nessuna concertazione». Quei 10.000 studenti hanno lasciato una traccia anche in chi è arrivato dopo. Il diritto allo studio è stato al centro della politica per molti anni e al centro della polemica per gli studenti. E così da quel 2008 ogni anno, con una certa puntualità, gli studenti scendono in piazza. E dopo i vari cortei che si sono susseguiti negli anni, si arriva al 2012 quando “assaltarono” prima il Consiglio regionale e poi con un simbolico lancio di uova presero di mira la Banca d'Italia. «Noi la crisi non la paghiamo» gridavano a squarciagola quei giovani accerchiati dalle forze dell'ordine. I bersagli erano Monti e l'austerity europea e il ministro Passera, «che taglia i fondi alle scuole pubbliche per destinarli a quelle private». Una giornata quella del 16 novembre del 2012 vissuta pericolosamente perchè la tensione si tagliava a “fette”. Si arriva così a questi giorni, a quelle che sono state ribattezzate “le cinque giornate di Potenza”. Cambiano i protagonisti, ma i bersagli sono sempre gli stessi: i politici. E se nel 2008 era la Gelmini, nei cortei dei giorni scorsi a essere citati in maniera colorita (per usare un eufemismo) sono Renzi e il governatore Pittella “rei” di aver concepito e calato dall'alto lo “Sblocca Italia”. La partita su questo fronte è ancora aperta. Non è escluso che nei prossimi giorni gli studenti ritornino in piazza.

g. r.

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