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Petrolio, la piazza lancia le uova
L'Eni denuncia il sabotaggio

Basilicata

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ENI conferma: a determinare la perdita dell’oleodotto Viggiano-Taranto scoperto nei giorni scorsi «è stata una manomissione esterna». Qualcuno - riferisce la compagnia petrolifera - secondo gli accertamenti sulla condotta, con un mezzo meccanico, presumibilmente un trapano, nella notte avrebbe praticato il foro nella conduttura che corre a circa due metri di profondità dal piano campagna. «La tubazione - fa sapere Eni - è integra dal punto di vista strutturale ed è evidente la presenza di un foro praticato con utensile sulla parte della tubazione normalmente protetta da una guaina, dolosamente asportata per poter accedere alla stessa tubazione». La società del cane a sei zampe ha provveduto a comunicare l’evento agli enti e alle autorità competenti. Ed è stata presentata una denuncia querela presso la stazione dei Carabinieri della stazione competente di Pisticci. Nel frattempo rassicura sulla rapidità dell’attivazione del piano di controllo e sicurezza: «Grazie all’impiego immediato di numerosi tecnici Eni e di aziende terze, di contenere la fuoriuscita di greggio, che è stata comunque trascurabile. L’episodio, pertanto, è rimasto confinato alla zona dell'intervento e non vi sono evidenze nelle matrici acqua e suolo».
Ma a gettare dubbi sulla ricostruzione di Eni è Legambiente Basilicata.

lo.zo.

(L'articolo completo sull'edizione cartacea in edicola)

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