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Dalla capitale al capoluogo
Incrocio di visioni

Basilicata

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POTENZA - «Ripartire da quello che si ha; ovvero valorizzare l’esistente senza rincorrere, allo stato dell’arte, a improbabili novità».
Di questo s’è discusso ieri, nel corso d’una tavola rotonda ospitata nella sala dell’Arco del Palazzo di Città e organizzata dall’assessore alla Coesione territoriale, Annalisa Percoco, su sollecitazione di un gruppo di cittadini uniti sotto la sigla di “PerceAzioni”.
Ripartire da quello che si è soprattutto, per “emulare”, o quantomeno avvicinarsi all’obiettivo raggiunto da Matera, Capitale europea della cultura 2019. Ma come ottenere questo risultato? Percependo la città coi suoi problemi e con le sue risorse, che in taluni casi divengono “eccellenze” per agire sulla base di queste. È la chiave vincente. Non solo un’idea ma un fascio, l’unione delle idee per «rendere il capoluogo - è emerso nel corso dei lavori - un centro vivibile, forse anche bello».
E proprio sul concetto di bellezza si è soffermato il sindaco De Luca: «Non saremo mai Firenze, Lecce o Matera - ha detto - ma questo non deve essere vissuto come un limite». Esiste, infatti, un bello relativo a cui si può e si deve ambire «con piccoli ma fondamentali interventi - ha aggiunto il sindaco - che nulla hanno a che vedere con la costruzione di nuove opere».
Potenza, è emerso anche dall’analisi della dottoressa Stefania Bruni di Apt, «ha un obiettivo simile a quello di Matera. Deve -ha sottolineato Bruni- immaginare il traguardo “Città 2020” puntando tutto sul brand ‘Eccellenza” anche se c’è stata, e continua a perdurare, una crisi di tutti i suoi attrattori culturali e sociali, che ha relegato il Capoluogo sul fondo delle classifiche per quanto concerne il turismo».
Sensibilizzare i potentini, insegnargli ad amare questa città martoriata e maltrattata sotto tutti i punti di vista. Guardare il bicchiere mezzo pieno è l’unico modo per risanare vecchie ferite.
«C’è una Potenza attiva - ha detto ancora De Luca - che, stanca dell’immobilità dell’amministrazione, si sta rimboccando le maniche per ridare il giusto valore e decoro al centro storico ed alle zone periferiche».
E proprio la partecipazione popolare è il fulcro dell’idea di PerceAzione. Non si tratta di un’associazione culturale, di un’accademia, di una fondazione e nemmeno di un gruppo. È un semplice insieme di cittadini con formazioni variegate, età diverse, esperienze difformi che hanno uno stesso desiderio: «Quello di veder rifiorire Potenza in ogni suo aspetto».
«Matera - è emerso ancora nel corso dell’evento organizzato presso la sala dell’Arco - rappresenta un esempio di buona pratica per quanto concerne la candidatura a Capitale Europea voluta “dal basso”, e supportata da tutti». Dalla politica cittadina in primis, da quella regionale poi, con il coinvolgimento di moltissimi cittadini, enti e associazioni provenienti da tutta la Basilicata. In quest’ottica si è inserita la presenza, ieri, del comitato Matera 2019, invitato nel capoluogo regionale per insegnare ai potentini che sono proprio le spinte dei cittadini a muovere le istituzioni. «Quei cittadini - ha detto la professoressa Caterina Di Maio intervenuta in rappresentanza dell’Università degli Studi della Basilicata - che comprendono, ad esempio, l’importanza dell’ateneo e che spingono verso la creazione di una città universitaria perchè l’Unibas non è e non deve essere un castello chiuso tra le sue mura».
La città di Potenza, è emerso, pur non essendo candidata a raggiungere un traguardo di caratura internazionale, ha un obiettivo forse più ambizioso e molto delicato: tornare a essere una città «allegra e sorridente, efficiente e propositiva, accogliente e ben organizzata».
Ma, principalmente, abitata da cittadini che abbiano a cuore il proprio futuro senza guerre intestine che indeboliscono le piccole risorse ancora a disposizione. «Tutto questo - è emerso in conclusione - non può avvenire se non partendo da una buona analisi, ovvero percezione, iniziale».
I mattoni, rappresentati simbolicamente dalle costruzioni in gomma distribuite ai partecipanti al convegno di ieri, appartengono a tutti e solo con la cooperazione si potrà costruire una città migliore.

 

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