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Romaniello e Sel, il lungo addio
Il consigliere: «Non entrerò nel Pd»

Basilicata

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POTENZA - Di entrare nel Pd non se ne parla nemmeno. Ma è di certo lontanissimo ormai anche da Sel: «Non condivido nè le scelte di Vendola e nè quelle di Placido». Giannino Romaniello ieri mattina ha spiegato perchè è uscito da Sel. La questione nasce da lontano. Dalla scelta di Senise come sede del congresso provinciale del partito fino alle logiche che portarono alle scorse elezioni politiche a candidare Giovanni Barozzino (operaio Fiat) come capolista al Senato e Antonio Placido alla Camera dei deputati.
Il campo centrale è comunque il voto in Consiglio regionale dello scorso 4 novembre quando Romaniello ha votato sì alla proposta del Pd di mediare a livello nazionale per ottenere le modifiche dell’articolo 38 dello Sblocca Italia e poi sono in un secondo momento (se il governo non dovesse accogliere la richiesta della Regione) impugnare davanti la Corte Costituzionale lo stesso articolo.
Romaniello sul punto ha dichiarato: «La politica è anche mediazione non è solo “no” a qualsiasi argomento, e per altro l’impugnativa non è taumaturgica, anche perché il tema del petrolio è molto complesso». Giannino Romaniello ha quindi aggiunto sul tema: «L’ordine del giorno approvato giovedì scorso dimostra la volontà di portare avanti dei concetti, tra cui lo “stop” a nuove estrazioni, il ripristino delle prerogative delle Regioni in tema di controlli, e l’utilizzo dei proventi per lo sviluppo e l’inclusione sociale, non per la spesa corrente».

s.santoro@luedi.it

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