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Il Paese delle riforme a metà
Il governo accelera su quella delle Regioni

Basilicata

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UNA VOLATA politica che potrebbe costare l’esistenza stessa della Basilicata. Si potrebbe interpretare così la volontà di Renzi e del suo Governo di accelerare sulla riforma della Costituzione (che ricordiamo richiede ben quattro passaggi in parlamento per essere approvata) che abolisce il bicameralismo e il Cnel e riduce i poteri delle Regioni fissate nel titolo V. Ma non solo, il progetto potrebbe prevedere anche la riduzione delle Regioni, che passerebbero dalle 20 attuali a 5.
L’obiettivo sembra chiaro: a gennaio la discussione sulla riforma dovrà entrare nel vivo, ma prima c’è bisogno di un accordo fra partiti e Regioni per poter modificare gli articoli. E fino ad ora il sostegno alla riforma è arrivata anche da alcuni presidenti regionali come Stefano Caldoro di Forza Italia, Nicola Zingaretti (Pd) e Sergio Chiamparino.
Sono proprio loro lo zoccolo duro della riforma. Pochi giorni fa la prima stoccata: le Regioni non ce la fanno più, troppi debiti. Per risolvere il problema si potrebbe già pensare ad una sorta di collaborazione tra Regioni per risparmiare spesa e migliorare servizi.
In mezzo c’è il disegno di legge presentato qualche mese fa dal deputato Roberto Morassut e dal senatore Raffaele Ranucci, entrambi del Pd. E proprio in questo disegno di legge, uno dei tanti che propone una riforma delle regioni, la Basilicata viene completamente smembrata tra Puglia (la provincia di Matera) e Campania e Calabria (la provincia di Potenza). Roma, in tutto questo, dovrebbe diventare una città-Stato con un solo livello amministrativo. In totale le Regioni dovrebbero ridursi a 12, con enormi macro regioni accorpate. E mentre Forza italia cerca di metterci del suo per presentare nuove proposte Renzi ragiona anche sulla possibile riduzione totale: 5 macroregioni in tutta Italia.
Ovviamente la levata di scudi contro l’eliminazione della Basilicata è già iniziata: Confedilizia vede il disegno di Morassut come una mossa per trasformare «la Basilicata in terra di conquista, terra da sfruttare (siamo il giacimento petroliero dell’Italia soddisfacendo il 10% del fabbisogno energetico della nazione, siamo il serbatoio dell’acqua della Puglia) ma questo non basta.
Ora l’onorevole Morassut ha deciso, senza che i parlamentari locali, il governo regionale, i sindaci di Potenza e matera, battessero ciglio di dividere la Basilicata.
Potenza (e provincia) con la Calabria e Matera (e Provincia) con la Puglia. Inenarrabile. Lo smembramento della regione con il progetto di eliminare la Corte di Appello e poi il Tribunale di Matera ora culmina con la divisione della Basilicata in Calabria e Puglia».
LE RIFORME A METÀ – E’ chiaro che in questo scenario una riflessione sulle scelte dirompenti dei parlamentari di centrosinistra e centrodestra è necessaria. Partiamo da un dato di fatto. Questa mattina alle 9 e 30, nel palazzo provinciale di potenza Nicola Valluzzi presenterà il piano degli esuberi e il conseguente piano dei licenziamenti «per motivi finanziari». Oltretutto verrà presentato il bilancio 2015 «in attuazione delle norme, appena approvate dal Parlamento, nella Legge di Stabilità e le ingestibili conseguenze per la erogazione dei servizi ai cittadini e per il pagamento degli stipendi al personale».
Ecco cosa ha lasciato Renzi dopo al riforma delle Provincie: degli apparati non più eletti dai cittadini, sommersi dai debiti e costretti a licenziare i propri dipendenti. Sì, perché nel piano di riforma delle province non è ben chiaro come mantenere i livelli occupazionali, riorganizzare le competenze e, ovviamente, distribuire nuovamente il personale. E così ci si ritrova a licenziare, costruire piani di esubero per svuotare quasi del tutto il palazzo provinciale, ridurne le funzioni e le aspettative di vita.
Chissà allora cosa potrebbe accadere nel caso di super accorpamenti con le altre Regioni. C’è il rischio di un’altra riforma a metà? Sì, ed è anche altissimo. Forse a gennaio i parlamentari lucani, dopo lo Sblocca Italia, dovranno dimostrare di saper difendere il territorio. Ci sono riusciti a malapena con le trivelle, ma un accorpamento avrebbe un impatto enorme sul territorio. E difficilmente i lucani lasceranno a Renzi la possibilità di attuare questo smembramento costituzionale.

v.panettieri@luedi.it

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