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Art. 38, torna in aula la questione impugnazione
La maggioranza dice no

Basilicata

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POTENZA - Basta alle discussioni in aula sull’articolo 38 e sulla relativa impugnazione alla Corte costituzionale. Ieri pomeriggio durante i lavori del Consiglio regionale è stata respinta la mozione presentata da Franco Mollica e Giannino Romaniello (poi firmata anche da Gianni Perrino) con la quale si chiedeva “al presidente e alla Giunta regionale di procedere alla impugnativa innanzi alla Corte Costituzionale sollevando la questione di legittimità costituzionale degli art. 35, 36 bis, 37, 38 della legge Sblocca Italia, in coerenza con quanto approvato con la mozione del 4 dicembre 2014”.
La mozione non ha ottenuto i voti necessari alla sua approvazione. Solo sette i voti a favore (dei consiglieri del Gruppo misto, FdI, Udc e M5s) mentre in 11 si sono astenuti (i consiglieri del Pd, di Centro democratico, Popolari per l’Italia, Realtà Italia e Psi).
Il dibattito in aula in ogni caso è stato vibrante. Con Mollica, Romaniello e Perrino sugli scudi - che hanno ribadito la richiesta a Pittella affinchè impugnasse lo Sblocca Italia davanti la Corte Costituzionale - e quelli del Pd a sostenere altre tesi. Mollica e Romaniello hanno parlato dopo aver illustrato la mozione della necessità di mettere in campo tutte le azioni a difesa della Basilicata. Il capogruppo del Pd, Cifarelli invece ha spiegato il motivo dell’astensione: «Rispetto all’articolo 38 il Consiglio si è già espresso dando mandato al presidente Pittella di verificare, insieme ai presidenti delle altre Regioni, se sussistono ancora le motivazioni per l’impugnativa e, quanto agli altri articoli già impugnati da altre Regioni, ne andrebbero valutate le eventuali ricadute negative per la Basilicata».
Mollica quindi ha insistito sulla volontà di mantenere inalterato il dispositivo rispetto agli articoli 35, 36 bis e 37 e procedere all’impugnativa dell’articolo 38, così come votato durante la seduta del 4 dicembre scorso. Mollica ha quindi precisato che «impugnare i predetti articoli significa difendere le prerogative di una Regione e quindi di un territorio e di una comunità nel momento in cui per decreto c’è un attacco durissimo da parte del Governo nazionale».
Insomma la solita questione che si trascina da mesi. Prima del voto è quindi intervenuto anche il presidente della Regione, Marcello Pittella che ha chiarito di aver ritenuto idonee le modifiche apportate dal governo nazionale sull’articolo 38 dello Sblocca Italia nella recente Legge di stabilità approvata dal Parlamento.
In precedenza è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza che ha ricordato come l’articol 36 sui vincoli del Patto di stabilità fosse già stato impugnato dalla Regione. In ogni caso nonostante i tentativi di mediazione e una riunione dei capigruppo convocata con urgenza alla fine si è andato al voto che ha sancito il no ai ricorsi.
E quindi c’è stata la dichiarazione del consigliere regionale Giannino Romaniello: «Il dibattito sviluppatosi in consiglio regionale sul tema petrolio, ha evidenziato l’esistenza di visioni diverse sugli effetti che le estrazioni hanno determinato in questi anni sia in termini di ricadute economiche che sociali ed ambientali rispetto alle aspettative degli accordi sottoscritti oltre che una visione diversa per il futuro. Molti inconsapevolmente pensavano si aspettavano altro, tanto da portarli a dichiarare che la Val D’Agri doveva diventare l’hab energetico nazionale. Con chiarezza va detto, come fatto da tanti ieri in consiglio, che lo (s)blocca italia, in particolare gli articoli dal 35 al 38 sono lesivi delle prerogative delle Regioni e quindi anche degli enti locali in materia di ambiente, pianificazione territoriale, rifiuti e urbanistica. Impugnare l’articolo 38 è il mandato dato dal Consiglio al Presidente, a meno che non si ripristinano le prerogative e quindi i poteri oggi in capo alla Regione. Deve essere chiaro a tutti, specie a coloro che assegnano funzione taumaturgica alla impugnativa per incostituzionalità dell’art. 38, che essa da sola non basta; o meglio può soddisfare solo chi oggi ha bisogno di apparire e pensa di ricavare vantaggio elettorale con la propaganda e la speculazione politica»

s.santoro@luedi.it

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