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Potenza verso Cosenza?
I primi a non crederci sono i calabresi

Basilicata

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«Dodici regioni invece di venti? E’ un guazzabuglio. Io dico di assemblare le circoscrizioni sullo schema delle elezioni europee: un paio al nord, una al sud e poi le isole. Non ha invece alcun senso prendere un pezzo di Potenza e unirlo alla Calabria, come prospettato. E’ anche vero però che il sud ha una sua identità e potrebbe avere vantaggi da un’unione di regioni», a parlare è Enza Bruno Bossio, deputato calabrese del Pd (area cosentina). A lei non piace la proposta così come è stata prospettata dai suoi due colleghi di partito, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci che arriverà a Montecitorio in gennaio. Carte alla mano i due ridisegnano l’Italia in 12 macroaree e addirittura trasformano il Lazio nel distretto di Roma Capitale. Per il sud mettono insieme un pezzo della Basilicata e poi la Calabria e la Campania o la Puglia. Qualche politico è insorto. Qualche altro tra i deputati sostiene l’idea e firma la legge. La Bossio va oltre. Non si accoda, come altri, alla proposta di Morassut , ma non disdegna l’idea dell’unione. Le riforme significano risparmio, ma anche visioni più ampie e sono il segno dell’Italia che cambia. «Ho parlato col governatore Mario Oliverio dell’accorpamento degli enti è d’accordo, ma non va fatto come vogliono Morassut e Ranucci, due veltroniani – dice la Bossio – Qui non si tratta di difendere solo le identità culturali, ma di capire se possono esserci vantaggi. Faccio un esempio sull’asse dei trasporti ho scoperto che Rfi ha difficoltà con i treni veloci perché c’è un tratto del Cilento tortuoso, d’ostacolo per la strada ferrata, ebbene noi dalla Calabria non possiamo improntare un progetto o chiedere un finanziamento Por per una zona che non è nella nostra giurisdizione. Potrebbe farlo la Campania, che però non ha interesse. – dice – E poi che senso ha spostare gli abitanti della provincia di Potenza in un piano di annessione con la Calabria? Allora dico che va bene unire, ma diamo una dimensione di sud, di meridione». A dire il vero l’idea delle macroaree dello Stivale parte da lontano, da uno studio della Fondazione Agnelli sul federalismo e anche da un’idea del politologo Gianfranco Miglio. La Bossio vuole partire da qua per ridisegnare la sua Italia che, a suo dire, ha un’identità nel meridione. Tutto. Unito. In fondo la storia borbonica inizia qui al sud ed è stata costellata da fasti. La Bossio sull’argomento ha sentito il governatore della Calabria, si è confrontata con i sindaci. Sta preparando un’altra proposta di legge, perché a quella al vaglio in gennaio a Montecitorio darà forfait, come tutti gli altri parlamentari calabresi.

A sud della Punta dello Stivale un altro parlamentare del Pd, come il reggino Demetrio Battaglia è sulla stessa linea della Bossio o forse la sua idea è ancor più drastica: «La Basilicata ha da perdere, da questa proposta di Morassut, più della Calabria che, in molti settori, è ultima. Io dico che se arriviamo al concetto che le Regioni sono inutili dobbiamo avere il coraggio di abolirle tutte e rafforzare i Comuni. – dice Battaglia – Non ho firmato la legge. Mi pare assurda. Se poi si vuole accorpare, unire lo si faccia, ma bene. Non così. In fondo si tratta di un blando tentativo di creare un carrozzone solo più grande, gravoso, pesante». Dal Consiglio regionale della Calabria intanto l’idea di “annettere” parte della Basilicata induce a sorrisi. Carlo Guccione, consigliere regionale del Pd, cosentino afferma: «Le riforme vanno fatte. Io dico che le regioni dovranno essere anche meno di 12. C’è una sola idea da difendere ed è quella del meridione», conclude. C’è chi non ci crede che si arrivi a tanto. Ma in fondo anche per le Province poi abrogate sembrava che non sarebbero mai state cancellate. Invece è accaduto. Il punto adesso è capire se il sud ha la forza, con i suoi parlamentari, di fare scudo, di aver voce alla sua terra, alla sua identità, se esiste. E non appendersi al carro di altri. Per la Calabria e la Basilicata è una sfida, potrebbe essere la prima che le vede congiunte.

 

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