Salta al contenuto principale

Scorie, la Basilicata resta a rischio
Si spera in un’auto candidatura e al nord si fiuta l’affare

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 6 secondi

CI vorrà ancora più di anno prima di sapere definitivamente quale sarà il sito unico di scorie nucleari. L’iter è ancora lungo e sarà basato su un forte metodo partecipativo, per evitare quello che accadde del 2003 e, soprattutto, nella speranza che alla fine ci sia un’autocandidatura per ospitare quello che, più che un semplice cimitero radioattivo, sarà un vero parco tecnologico in grado di creare occupazione per centinaia di unità. Al momento, però, quello che si sa per certo è che nella Carta delle aree potenzialmente idonee consegnata lo scorso 2 gennaio dalla Sogin a Ispra, ci sono più di 100 siti idonei, dislocati in tutte le regioni italiane, Basilicata compresa. Anzi, secondo quanto riferiscono molti quotidiani (e non solo il Manifesto), la Lucania, insieme a Lazio, Toscana, Sardegna, Veneto e Marche, sarebbe tra la regioni più probabili, in base alle caratteristiche geologiche richieste dalla normativa.
Scanzano Jonico è sempre stato considerato con uno dei luoghi maggiormente adatti a ospitare il deposito unico. Undici anni fa la cittadina lucana fermò lo scellerato progetto del generale Jean con una rivolta di popolo senza precedenti.
Basterà questo a tenerla fuori dalla nuova mappa stilata dalla Sogin sulla base delle indicazioni dei criteri di esclusione fissati dallo stesso Ispra e che per ora rimane top secret? La faccenda è delicatissima e Sogin avrà sicuramente considerato le conseguenze che deriverebbero dal tirar fuori un’altra volta il nome di Scanzano. Ma certo è che se nella lista dei 100 ci sono anche siti lucani, allora è molto probabile che il nome Scanzano ci sia, eccome.
Il che sarebbe comunque davvero molto poco per trarre conclusioni visto che siamo ancora solo all’inizio del lungo iter che porterà alla individuazione definitiva. Dalla consegna da parte di Sogin, l’Ispra avrà a disposizione tre mesi di tempo per vagliare la Carta che potrebbe essere sottoposta a nuovi stravolgimenti. Poi un mese per i passaggi ministeriali (Sviluppo economico e Ambiente) e la sua pubblicazione che verrà seguita da una consultazione pubblica che durerà due mesi, e ulteriori tre mesi passeranno per la raccolta delle osservazioni e quindi un nuovo aggiornamento della carta. E’ in questa fase che Sogin spera si faccia avanti un’autocandidatura pronta a ospitare il progetto.
Che - precisano dalla stessa Sogin - è diverso da quello di 11 anni fa. Si tratterebbe di un deposito non geologico, ma in superficie, quindi con un impatto minore sul territorio. In attesa che venga realizzato quello geologico europeo. Ma soprattutto l’investimento da un miliardo e mezzo di euro è finalizzato alla realizzazione di un parco tecnologico in grado di generare più di mille posti di lavoro per la sua realizzazione, e altre centinaia per la sua gestione.
Insomma, il progetto potrebbe far gola a qualcuno. Anzi, pare che qualche regione del Nord stia già fiutando l’affare. Ed è per questo che nell’iter è contemplata una specifica fase per raccogliere le manifestazioni di interesse che si concluderà in autunno. Dopo di che saranno necessari ulteriori 15 mesi per le indagini tecniche sui siti candidati. Prima che venga emanato il decreto di localizzazione e la relativa campagna informativa sul sito. Già a partire dalle prossime settimane, però, almeno ufficiosamente potrebbero trapelare alcuni dei nomi che compongono la Carta dei siti potenzialmente idonei. E stando alle crescenti indiscrezioni ci dovrebbero essere anche località lucane. E, per assurdo, nelle fase successive, la Basilicata potrebbe farla franca proprio facendo leva proprio su quelle attività estrattive che già mettono a dura prova il territorio.

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?