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Sviluppo della rete automotive a Melfi
Liberali: «Cercheremo di dare risposte immediate»

Basilicata

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POTENZA - Qualità delle assunzioni, indotto, formazione e anche infrastrutture. Sono tanti i fronti che si aprono alla luce dell’annuncio, non solo dei 1500 posti di lavoro in Sata, ma dalla riconfermata strategicità di Melfi: «stabilimento italiano più importante», parola di Marchionne. E ora gli occhi sono puntati sul vertice di domani mattina in Regione, quando il presidente Pittella e l’assessore Liberali incontreranno i dirigenti di Fca Italia. «Staremo ad ascoltare le loro richieste e soprattutto daremo prova di rapidità di risposte», assicura il titolare delle Attività produttive che garantisce pure: «Si tratterà di un incontro tutt’altro che formale». Dall’altra parte ci sono non solo gli imprenditori, ma anche i sindacati che ora chiedono alla Regione di cogliere la palla al balzo. Agganciare la grande oppurtunità che Fiat ha riacceso in Basilicata.
E, prima di ogni cosa, vigilare affinché le nuove chiamate in fabbrica avvengano secondo parametri di trasparenza. Il criterio Fiat da sempre utilizzato è quello del ‘93, quando per la manodopera da impiegare si scelsero lucani per l’80 per cento e per la restante parte, campani e pugliesi. Oggi il metodo cambia, perché i mille verranno chiamati tramite la banca dati delle agenzie interinali. Ma l’auspicio - almeno quello del segretario della Cgil di Basilicata, Alessandro Genovesi - è che venga garantita comunque priorità ai lucani. Ma soprattutto, per il leader regionale del sindacato di Camusso, «la Regione dovrà fare da garante per assunzioni basate sulla meritocrazia».
Questa, però, è solo una parte del discorso. La vera sfida, in questo momento, è creare i presupposti per sfruttare al massimo la potenza del motore acceso da Fiat. Lo dice anche il segretario della Uil Basilicata, Carmine Vaccaro, che si affida a questo messaggio: «La Regione sappia percepire i segnali che arrivano dal gruppo, sappia incanalarsi nel processo che è stato innescato». Dovrà essere il metodo, ma in questo momento rappresenta un primo obiettivo: «Aumentare la capacità relazionale, porsi come interlocutore credibile e serio», dice ancora il leader della Uil. Vaccaro suggerisce: incentivi alle autoimprese, anche nel settore delle società di servizi. Aprire un confronto con le regioni del Sud che ospitano stabilimenti del gruppo.
Insiste, invece, su un altro punto, il segretario Genovesi: «Il campus di Melfi va riconvertito. Era nato per sperimentare l’introduzione di nuovi metodi organizzativi del lavoro. Oggi questo, rispetto alle evoluzioni di Fiat, non avrebbe più senso. L’attività del campus dovrebbe allora essere indirizzata alla ricerca su materiali innovativi. Dovremmo essere in grado di orientare le attività verso quella che già tra qualche mese potrebbe essere la nuova domanda di auto».
Ma non c’è solo Sata. «In questo momento bisogna pensare soprattutto all’indotto, come qualificarlo e come assecondare l’innovazione di prodotto». Nel frattempo l’assessore annuncia che ha già convocato un incontro per la prossima settimana con le fabbriche di San Nicola, a cui prenderà parte anche il neo amministratore Asi Potenza.
E i sindacati? Anche loro avranno un ruolo di responsabilità da giocare. E su questo punto, proprio nel giorno in cui anche da Landini arriva un’apertura, il segretario lucano della Cgil si mette sulle stesse posizioni: «Maurizio ha ragione. Chiediamo a Fiat di voltare pagina. Speriamo che adesso il gruppo sappia dare prova anche di ripresa delle relazioni sindacali. La Fiom deve tornare i fabbrica, i lavoratori devono essere liberi di scegliere, noi rispetteremo il risultato del voto».
Insomma, a ognuno la propria parte di responsabilità.

m.labanca@gmail.com

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