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Rimborsopoli alla Provincia di Matera
Ecco i consiglieri “furbacchioni”

Basilicata

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MATERA - Tra il 2009 e il 2014 hanno percepito rimborsi ai quali non avevano alcun diritto.

Adesso emergono i dati dell’indagine della Guardia di Finanza che ha coinvolto 42 consiglieri provinciali di Matera e della provincia ai quali, su formale invito della Procura Regionale della Corte dei Conti, sono stati notificati gli atti di diffida per la restituzione delle somme.

Un danno erariale complessivo pari a 74.377,68 nel solo 2009 che come riportano le tabelle che pubblichiamo si riferiscono a somme che giungono fino a 30, 68 euro chiesti all’ex consigliere Giuseppe D’Alessandro.

Tra i più “spendaccioni” risulta esserci Nicola Tauro (ex assessore dell’ultima giunta Stella, ndr.) che dovrà restituire 8.353,26 euro.

Mentre sulle Province incombono gli effetti della legge Del Rio e di quella di stabilità, con tagli consistenti alle disponibilità di queste amministrazioni, i rimborsi non dovuti, fanno ancora più notizia.
Sono i Popolari Uniti, a quanto pare, i più affezionati a questo metodo.

Dopo Tauro, infatti, è Vincenzo Di Pierro a dover restituire somme ingenti pari a 5698,78 euro.

Sono 3.565,58 euro quelli che la Procura regionale della Corte dei Conti ha chiesto al consigliere dei verdi Claudio Labriola.

L’indagine della Guardia di Finanza che risale al maggio 2013, ma si riferisce a vicende del 2008, era nata da un esposto inviato alla Corte dei Conti da una “talpa” all’interno della Provincia di Matera.

Al vaglio degli inquirenti finirono la documentazione contabile dei rimborsi di consiglieri e componenti della giunta fino al 2012 e e una copia dello Statuto dell’ente.
Nelle mani di chi si occupò delle indagini sulla seconda “Rimborsopoli” dopo quella regionale. finirono, dunque, i conti degli ultimi sei mesi della giunta guidata da Carmine Nigro (gennaio-giugno 2009) e tre anni della giunta affidata a Franco Stella (dal 18 giugno 2009 a tutto il 2012).

Intervistato in esclusiva dal Quotidiano, il dipendente solerte aveva spiegato: «Non sono io a dovermi vergognare.

Se continuo a mantenere il riserbo su questa faccenda è semplicemente per una questione di rispetto nei confronti di chi sta svolgendo gli accertamenti del caso.
E’ stata la mia coscienza morale e civica - aveva spiegato - a impormi di non girarmi più dall’altra parte.

La famiglia da cui provengo conosce bene il sacrificio di sudarsi il pane, la mia storia personale e quella della mia famiglia mi hanno reso particolarmente sensibile di fronte a certo malcostume».
Con gli atti inviati dalla Procura della Corte dei Conti, la vicenda registra a questo punto un passo avanti significativo e ai 42 consiglieri chiamati in causa non rimane che restituire quelle somme.
Per la “talpa”, da ieri un segnale importante del senso civico che lo mosse all’epoca e che lo convinse a denunciare la malapolitica che ogni giorno sfilava davanti ai suoi occhi.

 

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