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Il sindaco Adduce si racconta
e descrive il prima e dopo della vittoria

Basilicata

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MATERA - Il suo è il nome più pronunciato negli ultimi giorni. La sua possibile ricandidatura alla guida della città muove il dibattito politico regionale e soffia sul fuoco delle polemiche interne ed esterne al Pd.
Lui, però, spiega: «Lavorerò fino all’ultimo giorno come se fosse il primo. Le discussioni di questi giorni non mi appassionano. Sono molto motivato, a prescindere dalla piega che prenderà la vicenda elettorale. Questo è il compito del sindaco che ha guidato la città verso questo obiettivo. Non posso mettermi in ferie nemmeno un minuto». Sindaco uscente? «Non mi sentirei così, nemmeno se avessimo definito tutto. Sarò rispettoso delle opinioni e decisioni di tutti».
A parlare è Salvatore Adduce, sindaco di Matera e fino al 17 maggio inquilino del sesto piano di via Roma, che l’1 febbraio alle 10,30 al cinema Comunale si appresta a illustrare i suoi ultimi cinque anni di lavoro alla città.
Più che uno sfogo è una chiacchierata, quella durata poco meno di un’ora in cui ha parlato di alcuni dei temi che lo interessano di più, risposto a chi lo accusa di aver rallentato sul percorso verso il 2019 e annunciato novità per la città.
«In questi anni abbiamo lavorato con impegno straordinario e l’obiettivo di raggiungere il massimo risultato ma mantenendo in mente la forza della competizione. Non era scritto da nessuna parte che il risultato fosse questo e quando accade sembra quasi che tutto fosse scontato, ma non è mai stato così». Il riferimento è chiaramente a chi nel 2013 profetizzava i peggiori risultati per la candidatura di Matera. Adduce, comunque, li tiene in considerazione: «Rispetto scrupolosamente le opinioni degli altri, ma quando si ottiene un risultato, non bisogna dimenticare ciò che si è detto. Il nostro programma, che ha vinto, ci consentirà di presentarci nel 2019 insieme a Plovdiv come una vera e propria star».
Il progetto culturale parte proprio da qui: «Avrà il suo culmine proprio quell’anno - aggiunge - e prolungherà i suoi esiti negli anni successivi. Non possiamo rischiare di arrivarci con affanno. Bisogna operare come accadde per la prima selezione, con l’ammissione alla short list: nei mesi successivi a quel riconoscimento organizzammo la macchina per il rush finale. Sono passaggi che non sono frutto di uno schiocco di dita, è un lavoro complesso che mostrerà nel 2015 i primi effetti importanti. Il cuore pulsante sarà la formazione della città e della regione. I centri fuori dai grandi circuiti dovranno prendere ossigeno e raccontare la loro storia, dettando l’agenda ed evitando la marginalizzazione».
A chi gli contesta di aver mollato, di aver rallentato, Adduce risponde ricordando: «Pur avendo scadenze ridotte per la redazione del secondo dossier, ci siamo concentrati e abbiamo lavorato. Il viaggio fatto finora non è mai stato semplice, abbiamo collegato il piano strategico della città e della regione, riconsiderato il tema delle infrastrutture». Ecco il tema caldo: «Il contributo significativo dato da Matera al Mezzogiorno è di aver fornito una visione moderna e sostenibile finanziamente. Non serve piangere perchè siamo senza ferrovia, bisogna declinare l’accessibilità con una nuova concezione di mobilità. Dobbiamo percorrere la strada della rete di relazioni, materiali e immateriali . La prima deve essere maggiormente messa a fuoco. Bisogna consentire una accessibilità maggiore verso l’aeroporto di Bari, verso la stazione pugliese e quella di Ferrandina. La statale 7 va adeguata tenendo conto del fatto che abbiamo poco tempo. Il risultato di Matera velocizza queste operazioni». I cantieri fermi sulla Bradanica? «Non bisogna più perdere tempo. L’Anas spieghi con chiarezza che questa operazione va conclusa, sostenendola perchè è un elemento fondamentale. Il nord est della Basilicata è un fulcro importante anche sotto il profilo culturale, con i luoghi federiciani, fra Rionero, Lavello, Melfi, con aree di coltivazioni agricole di primaria importanza. Tutti territori che si possono inserire nel percorso di Matera 2019. Abbiamo ridefinito i termini di relazioni all’interno della regione». E sui contenitori culturali aggiunge: «Finalmente la Regione ha sbloccato i finanziamenti ex Pisu oggi Fsc e in questi giorni definiremo il nostro patrimonio: il cinema Kennedy, il Comunale, l’Auditorium, la Casa Cava, la Casa del Sole e il teatro di La Martella. In pochi mesi dobbiamo restituire all’opinione pubblica, ai cittadini, alle istituzioni, alle associazioni, un progetto complessivo. Forse è venuto il momento di riconsiderare l’area ex Barilla. Non escludo che si debba prendere in considerazione questa struttura. C’è un prima e dopo la nomina di Matera e noi non stiamo perdendo tempo; ogni progetto richiede coinvolgimento, valutazioni. La stessa ipotesi dell’ex Barilla, fino alla designazione non era prevista. Quella vicenda oggi va riconsiderata, perchè abbiamo bisogno di mettere a disposizione della città qualcosa di più consistente. Le risorse non bastano? Bisogna considerare altre somme come, ad esempio, quelle dei fondi comunitari. Fondamentale sarà anche la gestione dei contenitori. L’esempio, in piccolo, della Casa Cava può fare scuola». Non è marginale, in questa fase il passaggio dal Comitato Matera 2019 alla Fondazione: «Nel corso della prima seduta abbiamo confermato Paolo Verri e Rossella Tarantino; il Comitato termina la sua attività il 30 giugno del 2015, entro un paio di mesi comunque avremo già definito una parte delle attività della Fondazione. Naturalmente è forte l’esigenza di organizzarla finanziariamente. Nel 2014 abbiamo speso circa 1,7 milioni che abbiamo affrontato con anticipazioni bancarie. Con i 300 mila euro della Regione, gli 80 mila euro del Comune e altri fondi giunti dagli altri soci del Comitato, i flussi non sarebbero stati sufficienti. Il cronoprogramma messo a punto, però, negli ultimi tempi indica per le spese correnti circa 700 mila euro anche perchè la Fondazione richiede metodologie diverse e per questo con la Regione abbiamo trovato una buona sintonia. Il livello di sostenibilità sarà molto serio, anche alla luce dei tempi difficili per la finanza pubblica. Incrementeremo molto il rapporto con i privati nell’ambito della Fondazione. Anche sulla macchina comunale, aggiunge, c’è un prima e dopo il 17 ottobre. «Dobbiamo ristrutturare l’impalcatura dirigenziale. Servirà una direzione cultura e turismo legata al nostro ruolo, di livello straordinariamente forte. Ogni ufficio dovrà tenere conto di ciò che siamo diventati: dall’urbanistica ai lavori pubblici, all’igiene urbana. Presto arriverà il Piano di gestione del sito Unesco, la cui bozza verrà discussa in consiglio comunale».
L’intervista è finita, Adduce guarda ancora la locandina che annuncia il suo incontro con la città l’1 febbraio. Forse pensa che potrebbe non essere l’ultimo della sua carriera di sindaco.

a.ciervo@luedi.it

 

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