Salta al contenuto principale

La scelta di Bubbico, il ruolo di Speranza
e l’eterno valzer delle poltrone regionali

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 19 secondi

POTENZA - E sono due. Dopo Folino anche Bubbico si mette la casacca degli anti - renziani e mostra i muscoli. In Basilicata la tensione nel Pd sale ovviamente. E si attendono risposte anche da Marcello Pittella sulla nuova Giunta. Tutto si tiene nello stesso quadro. Anche se è chiaro che il no al Senato di Filippo Bubbico all’emendamento Esposito sulla riforma elettorale rientra nelle dinamiche nazionali interne al Pd. L’ex governatore lucano ha rotto gli indugi ed è entrato nella fronda minoritaria del Pd che conta al momento 140 tra senatori e deputati. Bersani così ha lanciato un segnale chiarissimo a Renzi in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica e per tentare di rovesciare il “Patto del Nazareno” sulla legge elettorale.
Ma la questione non nasce e finisce a Roma. Ci sono big del Partito democratico lucano a cui non piace la linea renziana. Non che prima a Bubbico piacesse Renzi ma non si era mai arrivati a questo. Finora mai il viceministro Filippo Bubbico in aula aveva votato contro le disposizioni del premier e segretario del Pd. Non lo aveva fatto nonostante il suo alleato di sempre, il deputato Vincenzo Folino, avesse assunto posizioni critiche. Fino all’autosospensione dal Pd. Da ieri i due hanno la stessa linea politica anche pubblicamente.
E questo ovviamente crea apprensione anche nei già precari equilibri lucani del Partito democratico. C’è addirittura chi parla di una prossima scissione. Difficile. Perchè bisogna distinguere: non tutti i dem, critici del segretario, hanno le valigie pronte. Perchè ci sono i dissidenti della prima ora e cioè i civatiani che davvero stanno riflettendo sull’ipotesi di uscire dal Pd. I bersaniani - d’alemiani invece provano a mettere in difficoltà il premier ma è più difficile vederli uscire dal partito che di fatto hanno creato. Non di certo a breve.
La situazione diventa complessa se si pensa al Pd lucano che è atteso da decisioni difficili. Dopo che la pattuglia dem è rimasta sostanzialmente unita sulla battaglia con il governo per le modifiche allo Sblocca Italia ora alla vigilia delle scelte sul candidato sindaco di Matera e l’atteso rimpasto di giunta regionale il quadro cambia.
Antonio Luongo, il segretario votato da Bubbico e Folino (e anche da De Filippo, Speranza, Adduce e gli altri) negli ultimi mesi ha trovato sintonia con i renziani lucani. Marcello Pittella in testa. Lo strappo di Bubbico consentirà ancora a Luongo di mantenere questo profilo “moderato” in Basilicata?
Di certo il primo che è chiamato agli straordinari è il capogruppo alla Camera dei deputati, Roberto Speranza. Ha una sfida delicatissima: continuare con successo a interpretare il ruolo di mediatore tra renziani e bersaniani. Ma in tempo di pace questo era consentito. Gli sarà possibile anche in tempo di scontro? Ad ogni modo già ieri è stato a un vertice con Renzi. Il presidente del Consiglio infatti gìa fatto il punto della situazione a Palazzo Chigi con Debora Serrachiani, Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, Luigi Zanda e lo stesso Roberto Speranza. Le fonti nazionali parlano di un incontro senza strappi: è stato confermato il metodo condiviso in Direzione sull'elezione del presidente della Repubblica.
Ma la sensazione è che con la posizione critica di Bersani, Speranza dovrà assumere una scelta più radicale. Tanto più che l’asse politico regionale con Pittella negli scorsi mesi si è rafforzato e non di poco. Ma tutto è in divenire.
In tutto questo per il rimpasto è insistente la voce secondo cui sarebbero pronti ai box, i consiglieri regionali Vito Santarsiero e Roberto Cifarelli (a cui viene chiesto preventivamente di dimettersi dal Consiglio) e l’esterno Luca Braia. Soluzione indicata come salutare per la ricandidatura di Salvatore Adduce a Matera. Ma forse è una soluzione che piace ai bersaniani e luonghiani ma poco a tutti gli altri.

s.santoro@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?