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Il personaggio: Roberto Speranza
e l’eroismo dei sindaci della Basilicata

Basilicata

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DIFENDE i «buoni risultati» ottenuti dal Governo Renzi. Parla di Fiat e di lavoro, a confronto con Maurizio Landini. E pure dell’«eroismo civile» di molti sindaci di piccoli comuni, come quelli «della mia regione, la Basilicata».
Ma soprattutto, dagli studi di Servizio Pubblico, il capogruppo Roberto Speranza, rilancia quella che lui ritiene la prima reale necessità della politica: «ricostruire un rapporto vero con i cittadini».
Para i colpi che il salotto televisivo di Michele Santoro - ci sono la neo commentatrice politica Alba Parietti, Sgarbi, Travaglio e l’economista Friedman - sferra al suo partito.
Agli attacchi del leader della Fiom che accusa il Pd di aver preferito il dialogo con Berlusconi a quello con la piazza, replica censurando il facile populismo e la strumentalizzazione delle vicende. Risponde a tono alle severe critiche di colui che non è solo un sindacalista, ma il punto di riferimento di quella minoranza Dem che adesso si chiede se ci siano ancora le condizioni per rimare nello stesso partito di Renzi.
Parla delle responsabilità che un presidente di un gruppo parlamentare di oltre 300 deputati, di soli 36 anni, sente sulle sue spalle. Prima fra tutte l’obbligo morale di credere «che insieme possiamo cambiare il Paese». I buoni risultati, fino a questo momento - sostiene lui - ci sono stati.
Non il Pd della depenalizzazione al falso in bilancio, ma quello che ha espresso Cantone come presidente dell’anticorruzione. Quello degli 80 euro in busta paga per i redditi da lavoro più bassi.
«Non verrò mai qui a dire di avere la bacchetta magica in tasca. Ma mi interessa capire che possiamo fare per gli italiani», incalza il capogruppo lucano. «Dopo dieci anni - continua Speranza - Fiat viene a dirci non che manda a casa i lavoratori, ma che ne assume più di mille», ripete insistentemente a Landini che riconosce l’importanza del segnale che arriva dalla più grande fabbrica italiana, ma che ricorda: «Quei lavoratori potranno essere licenziati da un momento all’altro».
«Il Governo è servo di Confindustria», rincara la dose il segretario dei metalmeccanici della Cgil. Ma Speranza mette il dito nella piaga della crisi di rappresentanza dei sindacati. E chiosa: «Sta facendo una propaganda imbarazzante».
Nel serrato botta e risposta sui mali della politica, il capogruppo lucano parla anche della Basilicata, definendo eroi civili i sindaci di molti piccoli comuni, come quelli della sua regione. «Perché credere e far passare il concetto che i politici siano tutti uguali nuoce a tutti. Non sono mica tutti mascalzoni». Poi, ancora, un passaggio sul Presidente della Repubblica. Prima il personale ringraziamento a Giorgio Napolitano per essere stato «il punto fondamentale di tenuta delle istituzioni, in nove anni difficilissimi». Ed è per questo che aggiunge: «Ha salvato l’Italia». A seguire la considerazione sul presidente che verrà: «Il mio secondo nome è Sandro - racconta - in onore a Pertini che nel 78, quando io nascevo, era appena diventato Capo dello Stato. Trent’anni dopo la sua prima elezione in Parlamento. Credo che abbiamo un forte bisogno di un presidente che autorevolmente conosca le istituzioni. Non di un passante preso per strada. Sarebbe un grande errore. Sarò impopolare ma io la penso così».

marlab
m.labanca@luedi.it

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