Salta al contenuto principale

Veto sì, veto no
Chi gioca su Potenza

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 17 secondi

POTENZA - Il sindaco De Luca ha già iniziato la conferenza stampa convocata per annunciare le sue dimissioni, quando viene a sapere della nota del centrosinistra per Petrone che cerca di chiarire la posizione rispetto all’ipotesi di un governo di salute pubblica.
I venti consiglieri comunali ribadiscono quello che il segretario regionale del Pd, Antonio Luongo, ha già spiegato dalle colonne del Quotidiano: nessuno avrebbe posto veti a De Luca.
Con altre parole, la nota della mattinata firmata dalla delegazione che sabato scorso ha incontrato il primo cittadino esprime lo stesso concetto: «Non ci interessano le dinamiche interne al centrodestra, inteso nella sua interezza, e ai rapporti di quest'ultimo con l'esecutivo». Stessa linea che Luongo ha ribadito personalmente al sindaco nella riunione che hanno avuto nel primo pomeriggio di ieri, a dimissioni già formalizzate. Per evitare nuove incomprensioni, la delegazione è tornata a riunirsi anche ieri sera. In modo da arrivare al nuovo appuntamento con il sindaco, convocato per questo pomeriggio, con una linea che non lasci spazio a interpretazioni.
Non si tratta, però, di un passo indietro, precisano Pd e altre forze di coalizione. Condizioni stringenti non sarebbero state poste nemmeno al tavolo di sabato. Luongo ripete: «C’è stato un fraintendimento». Insomma, De Luca avrebbe erroneamente inteso delle “semplici” indicazioni arrivate nel corso della riunione, scambiandole per un vero e proprio aut aut. Ma si è trattato veramente di questo? Qualcuno è pronto a giurare che De Luca si sarebbe alzato dal tavolo dicendo: «Per me la crisi è chiusa». Salvo poi cambiare idea qualche minuto dopo, forse dopo la sollecitazione di ulteriori conversazioni. Ma il primo cittadino è stato altrettanto perentorio nella nota inviata la sera stessa: il patto salta a causa delle condizioni imposte dal centrosinistra. Forse qualcuno ha tirato troppo la corda. Chi ha ragione? Il sindaco si sarebbe dimesso lo stesso se il chiarimento fosse arrivato subito?
Cosa sia accaduto veramente rimane un mistero. Se sia il Pd a giocare su un doppio tavolo, mostrando da una parte il volto di un partito solidale per il bene dalla città, e dall’altra quello della forza politica numericamente più grande che non rinuncia a rivendicare il suo peso. O se ci sia un ruolo dei minori che davanti al rimescolamento delle carte provano ad alzare il tiro finendo per condizionare l’esito del patto per il governo di salute pubblica. O, ancora - qualcuno considera anche questo - un pretesto per il sindaco De Luca per cercare di strappare l’aiuto economico chiesto alla Regione, nella speranza di riuscire a risolvere il problema finanziario che è il vero dramma della città capoluogo. Nessuno lo dice apertamente. In questo momento, andare allo scontro diretto non conviene ad alcuno. Sarebbe troppo alto il rischio di passare per il guastafeste della situazione. Con le gravi responsabilità che ne conseguirebbero.
Per chi guarda dall’esterno, gli elementi in ballo sono tanti, troppi per capire chi abbia determinato l’esito della trattativa saltata. Senza nemmeno voler prendere in considerazione la domanda più importante: se a qualcuno - e in caso affermativo a chi - chi farebbe comodo tornare presto alle urne.
Ma è dalle risposte a questi interrogativo che passa la possibilità di una risoluzione della crisi politica di qui a venti giorni. L’incontro di ieri con il segretario Luongo sembra essere servito almeno a fare chiarezza sulle posizioni di entrambi, a distendere gli animi e a ribadire i buoni intendimenti.
Del resto, nel giorno del passo indietro del sindaco, tutti si appellano al grande senso di responsabilità per uscire fuori dalla crisi politica, come preludio a un risanamento generale. Nessuna novità, insomma, rispetto a quello che si sente ripetere da mesi. E che però non ha evitato di arrivare fino a questo punto.

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?