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Emiliano lancia la candidatura di Adduce
Il sindaco traccia un bilancio dell'amministrazione

Basilicata

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MATERA - Sono passati sette anni, da quella fredda domenica dell’inverno 2008, quando l’allora senatore ferrandinese Salvatore Adduce, appena rottamato dal suo centrosinistra, dopo dieci anni di onorata carriera parlamentare tra Camera e Senato, volle incontrare i materani in un cinema Comunale gremito, per raccontare loro, non senza amarezza e delusione, ciò che aveva realizzato. Il cronista c’era e ricorda un uomo solo, che poi sarebbe stato “parcheggiato” alla complicata presidenza dell’Agrobios fino al 2010, l’anno del riscatto con il ritorno in pista al governo della città di Matera.
Oggi Adduce non si definisce più un ferrandinese d’esportazione, pur non rinnegando affatto le sue origini, ma è materano a tutti gli effetti, forte di un risultato imponente sotto il profilo politico e personale: la vittoria di Matera nella competizione per la Capitale della cultura 2019. Anche per questo, dopo sette anni, Adduce è tornato al cinema Comunale, di nuovo pienissimo come allora, ma non è più un uomo solo e dimesso, bensì un sindaco vittorioso. Lo sottolinea la nutrita platea politica del suo Pd, presente in forze (anche se non al completo), con il vice ministro Bubbico, il sottosegretario De Filippo ed i segretari di tutti i partiti della coalizione.
Adduce non è più solo, con lui c’è il suo partner Paolo Verri, direttore del Comitato Matera 2019, e l’amico Michele Emiliano, magistrato di lungo corso, ex sindaco di Bari e candidato per le Regionali alla Regione Puglia.
La giornata si è aperta con la proiezione di un breve video di immagini molto suggestive, corredato da una colonna sonora potente e coinvolgente.
Sul mega schermo del cinema le parole chiave: una città con i conti in ordine; capace di gestire le emergenze (le immagini erano del crollo di vico Piave); una città che non lascia nessuno solo; una città efficiente e smart. La chiosa era affidata alle parole di Mario Draghi e Cacciari, che lodavano l’esempio di Matera, mentre sullo schermo scorrevano i dati delle persone aiutate tra sociale e lavoro e le cifre delle opere pubbliche.
Uno spot dal vago sapore elettorale, anche se Adduce non ha mai fatto riferimento esplicito a una sua ricandidatura, sottolineando in apertura come ogni sindaco uscente, sia tenuto per legge a presentare la propria relazione di fine mandato, «io -ha detto rispondendo alla prima domanda del giornalista radiofonico Ruggero Po (Radio 1)- ho voluto incontrare anche i cittadini». Tanto si è fatto leva sull’entusiasmo per Matera 2019, strappando gli applausi sinceri dell’uditorio.
«Ho governato questa città prima ancora di amministrarla -ha precisato Adduce- non ho voluto fare l’amministratore di condominio. Non abbiamo voluto che il destino della città penalizzasse le cose da fare ogni giorno. Siamo stati visionari, ma con i piedi per terra, trovandoci negli anni più difficili dal ‘45 ad oggi, con i trasferimenti statali ridotti».
Adduce ha parlato sempre al plurale, elogiando la sua squadra di governo, pur ammettendo di non averla saputa tenere compatta, ed i dipendenti. «Abbiamo voluto privilegiare i conti in ordine, cercando di rastrellare risorse dalla Tassa di soggiorno, con un +40% nel 2014, e le imposte sulla pubblicità, una sorta di zona grigia. Dal 2010 al 2014 c’è stato un +51% di presenze di turisti, tutti “abitanti culturali temporanei della città”, come del resto siamo tutti noi».
Il sindaco, incalzato dalle domande pregnanti del giornalista, ha sottolineato anche l’ottimo lavoro sinergico con la Regione. «Quello del sindaco -ha detto- è un mestiere divertente, lo si deve fare con entusiasmo, senza ammorbarsi; serve lo spirito di chi deve dare coraggio ai suoi concittadini».
Tornando indietro al 2010, Adduce rifarebbe tutto quanto realizzato, «accellerando su qualcosa -ha spiegato- come il Regolamento urbanistico in discussione e il Piano di gestione dei Sassi. Sulla cultura abbiamo investito il 5% del bilancio complessivo, per non dare l’idea di una città smarrita e ripiegata su se stessa, grazie anche alla collaborazione preziosa delle associazioni come Fai, che ci aiuta a valorizzare il castello gratuitamente». Po ha definito Adduce profetico sulla vittoria di Matera 2019.
«Ci sono stati i rosicatori di professione -ha detto il sindaco- ed i menagrami, ma abbiamo lavorato bene, senza che io mi ponessi il problema della ricandidatura. Tra le nostre astuzie per vincere, c’è quella di non costruire nulla di artificioso, nessuna maschera, come sul tema del treno che non c’è, spiegando che a due passi c’è Bari, al servizio di tutto il Materano. Abbiamo detto la verità, insomma, ospitando i commissari nelle nostre case».
Su questo tema lo ha rafforzato Verri, chiamato in causa dal moderatore: «A Matera ho trovato una grande risorsa nella gente -ha detto il manager per anni direttore del Salone del libro a Torino- con un sindaco che ha saputo fidarsi. Il risultato è una candidatura aperta al mondo, fondi pubblici che fanno solo da volàno al privato e giovani pronti a studiare altrove per tornare qui. Siamo diventati centrali, una sorta di hub culturale».

a.corrado@luedi.it

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