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Giunta a Potenza, ultimi tira e molla
Proposta per un governo di interni

Basilicata

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POTENZA - I democratici hanno spiegato di essere usciti da Palazzo di Città con un forte senso di spaesamento. Punto e a capo, almeno in parte.
Perché ieri sera il sindaco De Luca ha chiesto alle forze presenti in consiglio comunale, riunite attorno a un tavolo, di rivedere alcune delle proposte arrivate rispetto al nuovo esecutivo. Lo schema era stato stabilito 24 ore prima: cinque assessori al centrosinistra con Petrone, uno al gruppo di Roberto Falotico, uno al gruppo di Michele Cannizzaro, l’assessore Bellettieri blindato, più un nome vicino al sindaco.
De Luca ha spiegato che un esecutivo fatto di interni consentirebbe maggiore stabilità rispetto alle «difficoltà» delle ultime ore.
Una giunta di consiglieri potrebbe forse tamponare con più facilità tensioni emerse nella coalizione di centrodestra che lo ha sostenuto fin dal primo turno e con cui ieri ha vissuto uno strappo importante. Ma anche costringere a una responsabilità più solida i democratici.
«Noi siamo logici e consequenziali con quello che diciamo - ha detto il capogruppo del Pd, Giampiero Iudicello - Ci eravamo lasciati sottoscrivendo un accordo su una giunta di larghe intese, che rappresentasse tutte le forze politiche, dando spazio a tutte le “anime” dell’aula. Ci eravamo lasciati con la certezza che entro lunedì ci sarebbe stata la giunta». Serve invece una modifica allo schema, che De Luca vorrebbe prevedesse consiglieri al comando. «Se questa è l’ipotesi, il Pd resta disponibile ad appoggiare le azioni necessarie al rilancio della città di un governo di salute pubblica, ma dall’esterno. In una giunta simile il Pd non parteciperà né con propri consiglieri, né indicando nomi vicini».
E così si torna a discutere, a riunirsi a telefonare. Stamattina un nuovo aggiornamento, poche ore per risistemare tutto. Ed è ancora una volta il Pd a dover trovare un difficile equilibrio interno.
La sensazione è che il clima generale sia di grande sfilacciamento e certe fratture ormai irrecuperabili.
Una giunta di interni potrebbe forse ricucire il malcontento che ha segnato con toni durissimi e accuse profonde la relazione tra De Luca e due delle forze che lo hanno sostenuto dal principio, Fratelli d’Italia e la civica Per la città. L’intesa del governo di salute pubblica - dicevano - si era trasformata praticamente in un’ipotesi di governo del Pd. «Vorremmo capire se è in atto una camaleontica trasformazione delle scelte politiche che hanno portato alla vittoria di De Luca e che a gran voce rivendichiamo», aveva scritto in mattinata Vincenzo Belmonte, coordinatore della civica. «Tergiversare alla ricerca di equilibri politici bizantini e dorotei fra vecchi e nuovi democristiani, vecchi e nuovi post comunisti e solo immaginare che a capeggiare questo coacervo politico debba essere chi, invece, come De Luca, interpretava il cambiamento, ci deprime e ci fa molto arrabbiare».
Alcuni commenti dei suo sostenitori lasciavano aperta una speranza, altri mettevano paletti, appellandosi a un passo indietro rispetto allo “schiacciamento” su quello stesso centrosinistra che avevano affrontato per il bene della città. «Farò di tutto affinché questa ipotesi non si concretizzi», scriveva Donato Ramunno, dirigente FdI.
Il rinvio della discussione sul piano trasporti ha contribuito a inasprire la distanza e i toni tra le due coalizioni. Il centrodestra ha votato contro l’ipotesi di rinvio. Con il sindaco in mezzo a dover sistemare i pezzi di un puzzle che appare sempre più consumato. Un po’ come la città.

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