Salta al contenuto principale

Presentato il libro di Vincenzo Santochirico
il dibattito apre di fatto la campagna elettorale

Basilicata

Tempo di lettura: 
4 minuti 51 secondi

MATERA - Non mancavano i consiglieri regionali, i consiglieri comunali, gli ex e i futuri amministratori.
La presentazione del libro scritto da Enzo Santochirico dal titolo profetico “Matera Capodanno 2020” ha aperto la serie dei dibattiti elettorali riunendo nello stesso luogo i diversi volti della città e le differenti voci sul caso Matera 2019.
Le domande di Sissi Ruggi e Rossano Cervellera poco hanno fatto contro il fervore verbale dell’autore (già presidente del consiglio regionale e vice presidente della giunta nell’amministrazione De Filippo) che ha spesso sforato i tempi riservati alle risposte e ampliato il raggio d’azione dei temi, peraltro tutti sufficientemente torridi, sulla vittoria della città e sulle ricadute nel contesto locale e internazionale.
In prima fila il sindaco Salvatore Adduce ha ascoltato e poi risposto soffermandosi sulle parole-chiave che hanno condotto Matera a superare le altre candidate e sul significato di questo risultato, assegnato per la prima ad una città del sud.
Un po’ poco se si pensa ai numerosi richiami che lo hanno riguardato, a cominciare da quello dello stesso Santochirico che ha subito sottolineato la commistione fra Fondazione Matera 2019 e politica, con la presenza di Adduce e del Governatore Pittella al vertice dell’organismo, che ha definito «Inopportune».
«Ho scritto questo libro - ha spiegato l’autore - come appello alla collettività che deve riappropriarsi di questa occasione, si deve sdoganare, deve darsi una mossa, recuperare gli elementi identitari della propria storia».
Per farlo, però, è necessario che casi ancora aperti vengano chiusi una volta per tutte.
Dall’università al Conservatorio, dalla Scuola di restauro alla Cittadella dello spazio. I temi ci sono tutti, così come riportano i capitoli del libro.
Santochirico dà solo la stura («Il dossier può essere messo nelle mani dei tecnici, il futuro della città, no») e la polemica esplode.
A farlo sono i “ grandi vecchi” della città: Raffaello De Ruggieri e Emilio Nicola Buccico. Parlano dopo il direttore del Conservatorio, Saverio Vizziello (che segnala l’esclusione dell’istituzione dal Comitato ed un suo recupero in extremis, ma senza diritto di voto, ndr) e dopo il prof. Cristos Xiloyannis (che riapre la ferita mai chiusa del campus a Matera, della mancanza di servizi per gli universitari e di una occasione persa, ndr.) e lanciano strali che nei prossimi giorni diventeranno richiami elettorali di grande impatto.
Il presidente della Fondazione Zetema, definito da Nicola Buccico, un “indomito borghese”, non si fa pregare e entra a gamba tesa, parlando delle sue dimissioni dal comitato scientifico di Matera 2019: «Il mio è stato un dissenso culturale e territoriale, un problema ideologico che non posso accettare. Il direttore artistico Joseph Grima (una “primula rossa”) ha contestato l’affermazione secondo cui il nostro patrimonio è la risorsa più grande e detto cose terribili che mi hanno fatto ribollire il sangue». Un affronto che De Ruggieri non subisce, consegnando le sue dimissioni (in verità il suo dissenso all’interno del Comitato era già nato quando la sua proposta di candidare alla direzione artistica Antonio Calbi non aveva avuto successo, ndr.). Ai materani dice: «Con la vittoria abbiamo conquistato un potere contrattuale immenso di cui non abbiamo consapevolezza. Abbiamo il 7 di denari e se non lo sapremo giocare avremo fatto solo un girotondo ludico». Il suo è un intervento da candidato, con una veemenza che giunge dopo anni di aplomb e che colpisce la platea che lo interrompe più volte con gli applausi; accadrà dopo di lui soltanto a Nicola Buccico, qualche minuto dopo.
«Dobbiamo avere la capacità di governare la vittoria. Il dossier è un cavallo di Troia che ci deve far entrare nella politica di sviluppo - conclude.
L’affabulatore Buccico, usa il libro di Santochirico come grimaldello per scardinare il muro che finora lo ha diviso dal sindaco Adduce, seduto a pochi metri da lui. L’avvertimento è diretto: «La politica del mattone mi ha fatto cadere da sindaco e starò attento che non si ripresenti mai più». E giù applausi. L’ex sindaco che con chiaro riferimento al direttore della Fondazione, Paolo Verri, accenna all’invasione dei piemontesi, si sofferma non senza verve polemica sulla sua esclusione e sull’ esilio da qualsiasi contatto con l’ente, nonostante la candidatura della città porti indietro nel tempo, al 2008, periodo della sua amministrazione.
Fa riferimento più volte alla necessità di dotarsi di una classe dirigente adeguata, di evitare l’arroganza intellettuale di chi crede di far tutto da solo. «La Fondazione - aggiunge - può essere il luogo in cui la città ritrova la sua unità e non il braccio armato della politica».
Prove tecniche di campagna elettorale a parte, la pubblicazione di Enzo Santochirico ha il vantaggio di riaprire il dibattito, di rilanciare temi come il progetto, i contenitori culturali, la creatività e la governance che nelle prossime settimane verranno declinati in più modi e che i fumetti della postfazione affidata a Giuseppe Palumbo descrivono benissimo. L’autore è consapevole che le parole contenute nelle 86 pagine del suo testo diverranno contenuto per molti candidati e ne è orgoglioso anche perchè il messaggio principale, ha spiegato, è rivolto ai ragazzi e ai suoi figli, che lasciano la Basilicata. E’ alla generazione dei tweet e di Facebook che Santochirico si rivolge chiarendo che la politica non è quella dei post e dei cinguettii, ma quella che raggiunge direttamente i cittadini, spiegando loro perchè Matera è una città che sa vincere.

a.ciervo@luedi.it

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?