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Anche il Comune di Lagonegro va in dissesto
Lo ha deciso la Corte dei conti

Basilicata

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LAGONEGRO – Cinquantotto pagine cariche di eccezioni, numeri e considerazioni. La sezione regionale della Corte dei conti va giù duro nei confronti del Comune di Lagonegro, spalancando, di fatto, le porte al dissesto.
Un dissesto che il primo cittadino non vuole proprio sentir parlare perchè - ne è convinto - ci sarebbero i margini di legge per evitarlo. Ma andiamo con ordine. Al centro della questione, il piano di riequilibrio presentato dall'amministrazione guidata da Domenico Mitidieri.
Un piano bocciato, in cui sono state riscontrate, è scritto nel parere dei giudici della Corte dei conti: «anomalie e gravi criticità».
«Il piano, - scrivono i giudici - per come costruito, presenta un’evidente distonia tra decorrenza formale ed efficacia sostanziale. Nel primo anno di decorrenza, e cioè l’esercizio 2013, il Piano in questione non prevede alcuna misura di riequilibrio, né percentuale di ripiano del disavanzo. Per l’effetto nell’esercizio 2013, il disavanzo di amministrazione viene riportato nel Piano come immutato rispetto al disavanzo “di partenza” (2012). Tale circostanza configura un’espressa violazione del dettato normativo».
Ma è solo l'inizio di tutta una serie di eccezioni.
Un capitolo, infatti, è dedicato proprio «all'inattendibilità» - è scritto proprio in questi termini – del piano.
«In primo luogo, - scrivono i giudici - si è registrata la mancata rilevazione nel prospetto degli equilibri riportato nel Piano delle minori entrate per contributi dello Stato (Titolo II) che, a decorrere dall’esercizio 2016, verranno meno, in via automatica, per scadenza naturale dei mutui cui erano connesse. Tali minori entrate impatteranno sul Bilancio dell’Ente, per Euro 133.816,86 nell’esercizio 2016 e per Euro 143,959,20 a decorrere dall’esercizio 2017 sino al termini di durata del Piano (2022). Il tutto per un importo complessivo di minori entrate non rilevate nel Piano di Euro 996.847,89».
Una circostanza questa che: «risulta inficiare il complessivo impianto del Piano».
A questo va aggiunto il fatto che nel documento: «non è stata fornita alcuna stima prognostica delle passività potenziali» ed «è stata omessa nel Piano la rilevante informazione circa l’attuale esistenza di un contratto di swap di tasso, i cui oneri, vantaggi e rischi non è stato possibile conoscere neppure in sede istruttoria, perché l’Ente ha dichiarato di aver sempre trattato – anche contabilmente- tale contratto alla stregua di un mutuo».
Insomma per i giudici della Corte dei conti: «il piano in esame risulta basato su una sovrastima di entrate a partire dall’esercizio 2016 per il considerevole importo di Euro 996.847,89, su una sottostima di disavanzo di amministrazione a partire dall’esercizio 2013 e su una sottostima dell’effettiva massa debitoria, derivante dalla mancata rilevazione delle passività potenziali in essere».
I magistrati sostengono inoltre che il Piano si presenta «incongruente sotto un duplice profilo, rispetto all’obiettivo e rispetto ai mezzi utilizzati».
In relazione all’obiettivo «viene lasciato del tutto “scoperto” (…) il primo fattore di squilibrio dell’Ente, e cioè la grave incapacità di cassa da cui deriva il patologico ritardo nel pagamento dei debiti di funzionamento (568 giorni di tempo medio di pagamento). Per l’effetto, quindi, il Piano lascia “intatto” uno dei presupposti fondanti la dichiarazione di dissesto di cui all’ art. 244 Tuel».
In relazione ai mezzi, le misure proposte dal Comune risultano per la Corte dei conti: «incapienti», «non innovative», «insostenibili» e «contradditorie».
Il piano, in definitiva: «non risulta riportare alcuna effettiva misura volta a correggere i comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria». Insomma i conti non tornano e pertanto la sezione regionale della Corte dei conti ha trasmesso al prefetto tutta la documentazione ai sensi dell'articolo 243-quater, comma 7, del Tuel che recita testualmente: «La mancata presentazione del piano entro il termine di cui all'articolo 243-bis, comma 5, il diniego dell'approvazione del piano, l'accertamento da parte della competente sezione regionale della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano, ovvero il mancato raggiungimento del riequilibrio finanziario dell'ente al termine del periodo di durata del piano stesso, comportano l'applicazione dell''articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 149 del 2011, con l'assegnazione al Consiglio dell'ente, da parte del Prefetto, del termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto».
Un “dissesto” che a sentire Domenico Mitidieri è evitabile. «Siamo in questa situazione – ha detto ieri, raggiunto telefonicamente – perchè vantiamo molti crediti che, i giudici della Corte dei conti, non hanno preso in considerazione. Siamo un paese che di fatto eroga un servizio importante rappresentato dalla presenza del tribunale. Il Ministero della giustizia, la Regione e Acquedotto Lucano ci devono circa 1.400.000 euro. Con l'accorpamento, le spese sono aumentate a dismisura. Anche per questo ci troviamo in questa situazione».
Una situazione che il primo cittadino ritiene comunque risanabile.
«Stiamo valutando di ricorrere in appello alle sezioni riunite. Inoltre nel comme 546 della Legge di Stabilità del 2015 ci sarebbe la possibilità di ripresentare il piano di riequilibrio». In entrambi i casi, il sindaco provvederà a comunicarlo al prefetto «il quale – conclude Mitidieri – provvederà a bloccare l'iter che prevede la deliberazione del dissesto».

gierre

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