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Il Partito democratico lucano
e i pareggi che sanno di sconfitta

Basilicata

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POTENZA - E’ stata una domenica abbastanza sorprendente per la Serie A di calcio. L’incrocio testa - coda si è risolto con due patte. La prima e la seconda in classifica hanno pareggiato con la penultima e l’ultima nella stessa giornata. Una circostanza straordinaria se non unica. E al di là della sorpresa è stata un’occasione persa per entrambe le contendenti al titolo di campione di Italia. Il pareggio in certi casi è una mancata vittoria. Per la Juventus e la Roma sono state senz’altro due vittorie sciupate. Due occasioni gettate.
Non è sempre così. A guardarla al contrario ci sono casi in cui pareggiare è il miglior (se non unico) modo per evitare una sconfitta.
E se questo vale per la domenica “pallonara” è ancora più calzante se il discorso si allarga anche al weekend della politica nostrana. Alla sfida, per essere più chiari, che si è consumata nel Partito democratico potentino (ma regionale essenzialmente) sul rimpasto e modifica della giunta guidata dal sindaco Dario De Luca.
Alla fine la partita si è consumata tutto dentro il Pd. Tra correnti. Mario Polese e Salvatore Margiotta (con la regia di Marcello Pittella ovviamente) hanno giocato la loro partita. Così come Roberto Speranza e Antonello Molinari (con Antonio Luongo attento osservatore) e ancora Giampiero Iudicello e Vito Santarsiero e i defilippiani. Insomma qualcuno avrebbe fatto doppietta e qualcun altro si sarebbe dovuto accontare di un gol solo e magari una “traversa” o un “palo”. Insomma è apparso da subito che la corsa all’assessorato in casa dem non avrebbe potuto garantire a tutti di decretarsi vincitori. In fondo i posti a disposizione erano contati.
E alla fine ha “vinto” la voglia di non perdere. O megli odi non subire l’onta di dover ammettere che “quell’altro” aveva ottenuto di più. Meglio un pareggio allora. Tutto rimane come stava. Nessun assessorato “ufficiale” targato dem ma solo il sostegno politico al sindaco per far passare “la nottata”. Ma se il “pareggio” può essere una mezza vittoria per chi la vive da dentro non è così (a essere onesti) per chi la osserva dall’esterno. Alla fine meglio sarebbe stato consegnare a Potenza un quadro politico più certo e non abbandonarsi al meglio “male che peggio” che non offre garanzie programmatiche a medio periodo.
A caldo si è letto che questa fosse una soluzione “comoda” in attesa che il Pd potentino risolvi tutti i suoi problemi legati al congresso cittadino e poi naturalmente aspettando di capire cosa accade su scale regionale per il rimpasto alla Regione e le scelte sulla candidatura a sindaco per le amministrative di Matera. Sarà. Ma a dirla tutta sembra, invece, la solita logica “attendista” che pervade il Pd lucano da mesi dove tutto viene rinviato. Il problema è a che a furia di rinviare non si decide più nulla. Tanto che anche la riunione dell’Assemblea del partito per la chiusura della vicenda congressuala, attesa dall’inizio di agosto, continua a essere rinviata. Pareva si dovesse svolgere a fine mese e invece pare che non si “possa svolgere” prima del 6 marzo. Eppure quello è un appuntamento decisivo: innanzitutto perchè il Pd lucano ha eletto il proprio segretario regionale Antonio Luongo alla fine di una turbinosa e lunghissima fase congressuale ma poi da allora sono passati più di sei mesi e ancora non è stato eletto il presidente dell’Assemblea e non è stata composta la segreteria.
Insomma il partito resta “monco” nei suoi quadri dirigenziali.
Ma di certo resterà così fino a marzo e di conseguenza non ci saranno scelte degfinitive fino a quel giorni nemmeno per la vicenda delle Comunali di Matera e per l’eventuale rimpasto delle giunta regionale. E se è vero che in questa maniera nessuno perde è ancora più vero che nessuno vince. La Basilicata, Matera, Potenza comprese.

s.santoro@luedi.it

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