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Le dirigenze “blindate”e niente concorsi
Il Mef stralcia alcune della Provincia di Potenza

Basilicata

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TREDICI contestazioni “superate” su 27. Una seconda relazione del ministero dell’Economia e delle Finanze protocollata il 14 febbraio dalla Provincia di Potenza stralcia moltissimi rilievi effettuate dall’ispettore Giordano nel 2013. La questione riguarda soprattutto la rideterminazione organica dell’Ente in quanto nello stesso tempo sono state intraprese delle iniziative correttive. Restano però molte criticità sulla finanza allegra della provincia negli anni passati. Critictà che riguardano punti “caldi”. Dalle ferie pagate ma non dovute ai concorsi pubblici non effettuati per “privilegiare” la scalata dei dipendenti interni. Ma procediamo con ordine.

RECLUTAMENTO DIRIGENTI –Dicevamo pochi giorni fa che oltre ad un reclutamento eccessivo di dirigenti c’era il problema dei “requisiti culturali”. Due di loro non si trovavano in possesso di una laurea. Il problema era anche legato alle assunzioni, prorogate di volta in volta con contratti a tempo determinato. Su questo il Mef ribadisce che la Provincia «avrebbe potuto nominare a tempo determinato un numero di dirigenti non superiore all’8% dei posti dirigenziali previsti». Dunque mentre i dirigenti venivano di volta in volta riconfermati resta il problema che «non sono stati eseguiti dalla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro mentre i decreti presidenziali di conferimento non contengono alcun elemento al quali possa desumersi il conferimento degli stessi». E poi c’è la questione dei titoli di studio, che resta. Come si può essere dirigenti senza una laurea se la legge esplicitamente richiede questo? Il problema fu superato lo stesso 2008 ma fu messo comunque in pratica.

LE FERIE NON DOVUTE – Quelle somme elargite ai dirigenti non erano dovute. Lo abbiamo spiegato: i due dirigenti, terminato il loro incarico, sono ritornati a svolgere le loro funzioni all’interno della Provincia, per questo non avevano diritto a monetizzazione delle ferie. In più, non ne avevano mai fatto richiesta. Per questo «si prende atto - si legge - dell’avvenuta richiesta di recupero di quanto irregolarmente attribuito, oltre che ai beneficiari, anche ai responsabili dei relativi procedimenti». Insomma, adesso devono rimandare indietro una somma poco superiore ai 25mila euro.

TEMPO DETERMINATO – Nella relazione del 2013 veniva posto l’accento sui contratti a tempo determinato continuamente prorogati alle stesse persone. «Come si è avuto modo di esaminare - scrive l’ispettore - ognuno dei rapporti di lavoro a tempo determinato presi in considerazione si è prolungato per diversi anni, rappresentando una modalità di gestione delle risorse umane di fatto alternativa al reclutamento a tempo indeterminato». Dunque queste assunzioni sono state fatte «per finalità che non hanno nulla a che vedere con le esigenze temporanee ed eccezionali». Su questo il Ministero non vuole sentire ragioni: quelle proroghe non si potevano fare anche perché tutto questo arco di tempo (2008-2012) «porta ad escludere che l’Ente abbia utilizzato lo strumento “per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali”».

ASSUNZIONI FIDUCIARIE – Tante, troppe persone all’interno di uffici di staff. Più di cento persone tra assunzioni e proroghe hanno ricoperto incarichi di supporto al presidente o alla Giunta o agli assessori. La verifica ispettiva del 2013 sottolinea la mancanza di provvedimenti presidenziali di costituzione degli uffici e delle strutture di supporto, così come non risultano costituite strutture di staff o uffici di segreteria alle dirette dipendenze degli assessori. Eppure qui hanno lavorato persone reclutate «su base fiduciaria». Insomma, lo staff esiste ma non sulla carta, è composto da persone di fiducia ma nei contratti di lavoro non sono specificate le mansioni. Cosa ci fanno lì?

PROGRESSIONI VERTICALI – Zero concorsi a favore dei lavoratori interni. Lo scriveva l’ispettore Giordano nel 2013, lo ribadisce oggi il Ministero. La Provincia si difese dicendo che il criterio di proporzione era legato alla spesa. Un criterio che «determina i posti disponibili effettuando un bilanciamento tra esigenze di organico e risorse economiche spendibili». «Apprezzabile» secondo il Mef ma insufficiente. I concorsi pubblici si devono fare e bisogna comunque tenere conto che non più del 50% dei dipendenti interni può fare progressioni verticali. Non ci sono altri metodi, insomma.

(2- continua)

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