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La Basilicata e il petrolio, dopo Presa Diretta
In una lettera alla Rai la difesa di Pittella

Basilicata

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ERA PREVEDIBILE. Dopo la puntata di Presadiretta sullo Sblocca Italia e il petrolio in Basilicata arriva la replica di Marcello Pittella tramite il portavoce Nino Grasso. Una «forte irritazione» su più punti di vista, a partire da «una intervista di due mesi fa di oltre 45 minuti mandata in onda in sole due pillole di pochi minuti, che non tiene conto nel modo più assoluto di ciò che nel frattempo è avvenuto rispetto alla modifica dell’articolo 38 e che soprattutto, in assenza di contraddittorio su quanto riferito da taluni intervistati, ha contribuito ad alimentare la disinformazione tanto sui dati relativi alle aree interessate da estrazioni petrolifere (20% e non 77%, come riferito), quanto sui ritorni economici per la Regione Basilicata (leggi 30% dell’Ires pagata dalle compagnie petrolifere sulle produzioni incrementali rispetto agli attuali 80 mila barili giorno)».

per questo Pittella è pronto ad inoltrare ai vertici della Rai e allo stesso Iacona, in qualità di responsabile della trasmissione, una lettera di indignazione «per una trasmissione a senso unico, che non tiene conto delle sostanziali modifiche apportate con la Legge di Stabilità all’articolo 38 della legge Sblocca Italia».
Dunque, quello che è mancato nella puntata di Presadiretta è proprio la modifica della stesura originaria degli articoli riguardanti la questione petrolifera che «nella sua stesura originaria non presentava alcuno spazio di “co-decisione” riservato alle Regioni. E ciò rappresentava, a detta di autorevoli costituzionalisti, come il professore Caravita, una ragione più che plausibile per sollevare una eccezione di incostituzionalità dinanzi alla Suprema Corte».
Poi c’è stata la trattativa al Mise, con tanto di intervento dei parlamentari lucani con successiva modifica del comma 1 dell’articolo 38 dello Sblocca Italia. Con la modifica, si inserisce la predisposizione preventiva del piano delle aree su scala nazionale. «Per cui in quella sede ciascuna Regione sarà chiamata a fare la propria parte. La Basilicata si presenterà al tavolo con gli oltre duemila chilometri quadrati coinvolti dalla concessione Val D’Agri e dalla concessione Gorgoglione. E quindi con una linea politica tendente a riconfermare (senza andare oltre) tanto gli accordi del 1998 con Eni quanto quelli del 2006 con Total. E prima che ai lucani possano essere chiesti ulteriori “sacrifici”, sarà logico attendersi che anche altri territori (a partire da quelli delle regioni vicine, nei quali è stata accertata la presenza di gas e oil) facciano altrettanto. Vedi Vallo di Diano in Campania, confinante con le aree della Val D’Agri. Non a caso, nella nuova stesura del comma 1 bis dell’articolo 38 è scritto esplicitamente che “nelle more dell’adozione del piano, i titoli abilitativi di cui al comma 1 sono rilasciati sulla base delle norme vigenti prima dell’entrata in vigore della presente disposizione”».
Ma - insiste Grasso per conto di Pittella -Cosa deve intendersi per norme vigenti? Quelle ante-legge 164 «secondo quanto riferito dal Gabinetto e l’Ufficio Legislativo del Mise, quanto l’Ufficio Studi della Camera, espressamente consultati dall’onorevole Maria Antezza».
«Di fatto l’articolo 38 è stato “congelato”, in attesa di un piano che di certo richiederà tempi non brevissimi. Anzi, gli stessi dirigenti del Ministero, a partire dall’ing. Terlizzese, non nascondono le difficoltà derivanti da un iter così complesso, che potrebbe richiedere anni di defatiganti discussioni».
C’è poi la considerazione puramente politica nei confronti di Renzi riguardo la «vicinanza alla classe dirigente lucana e ascolto delle legittime preoccupazioni del territorio. Vedi vicenda patto di stabilità. Vedi la richiesta di escludere le regioni che ospitano i rigassificatori tra quelle beneficiarie del bonus carburanti. Vedi cosa è accaduto dinanzi alle istanze delle forze sindacali lucani di trasformare un iniquo bonus benzina in card sociale. Vedi soprattutto la grande conquista portata a casa con il 30 per cento di Ires riconosciuto già per le produzioni autorizzate con gli accordi del 1998 e del 2006 ma non ancora estratte al 2013».
Poi la nota di “colore” sul Governo Renzi «che non ha battuto ciglio quando Cgil e Uil hanno portato in piazza più del doppio dei 570 mila lucani, ha saputo (e voluto) recepire nel giro di pochi giorni anche le modifiche chieste dalla Regione Basilicata e dai suoi parlamentari rispetto a quello che era una sorta di cavallo di battaglio del presidente Renzi: l’articolo 38. Probabilmente ce n’è quanto basta pere dire che questa volta la linea del “dialogo” non solo ha vinto. Ha stravinto. E di tutto ciò purtroppo non c’è stata traccia nel reportage della terza rete della televisione di Stato».

v.panettieri@luedi.it

 

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