Salta al contenuto principale

Partecipate della Regione in perdita per 180 milioni
Rapporto tra debito e patrimonio sopra la media

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 33 secondi

POTENZA - I numeri, quelli della sezione controllo della Corte dei Conti, parlano chiaro: se società partecipate ed enti strumentali in tutto il Paese spesso rappresentano molta parte di quella pubblica amministrazione marcia, la Basilicata rappresenta uno degli esempi peggiori. Molti sprechi, poca efficienza: è in sintesi la conclusione. Ed è per questo che, in vista dell’approvazione in Consiglio regionale della legge di riforma dell’Alsia di Basilicata, i due consiglieri di Forza Italia, Napoli e Castelluccio hanno presentato un dossier sugli sprechi determinati dalle partecipate. Un approfondimento basato proprio sui dati della magistratura contabile romana. Debiti complessivi per 180 milioni di euro. Con un rapporto debito-patrimonio pari all’8,9 per cento, di molto superiore alla media nazionale che si attesta intorno all’1,45 per cento. Insomma, un vero e proprio caso lucano, se si considera che il record negativo è detenuto anche per il costo medio annuale di ciascuna unità di personale: 45.450 euro, rispetto alla media nazionale di 42.983 euro. Le spese di gestione, all’anno 2013, ammontano a 22,3 milioni di euro: questi i numeri relativi a partecipate ed enti strumentali lucani nella conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina, prima della seduta di Consiglio che doveva discutere di Alsia.
«Disboscare la giungla delle partecipazioni pubbliche, razionalizzare i costi delle società partecipate, interrompere i flussi finanziari tra Regione ed enti strumentali»: queste le tre parole dei consiglieri di Forza Italia, Napoli e Castelluccio. Che nell’incontro con la stampa hanno spiegato: «E’ necessario fermare il tentativo di cosiddetta riforma della governance di enti, società, aziende che si vorrebbe compiere, come per l’Alsia. Perché si tratta mere riforme di facciata per far transitare il personale Alsia nel ruolo unico regionale».
Insomma - sostengono gli esponenti di Forza Italia - è indispensabile invertire la tendenza: non più “postifici”, ma benefici per utenza diretta. Con enti in grado di fornire servizi essenziali, conferendo maggiore efficacia ai servizi di competenza regionale. Molto critico Paolo Castelluccio sulla funzione dell’Agenzia regionale per l’innovazione in agricoltura: «L’obiettivo per cui è nata è miseramente fallito. Fino a ora si è proceduto di proroga in proroga del regime commissariale senza dare risposte al mondo agricolo, specie nel Metapontino dove si concentra la produzione di alta qualità. E dove c’è più bisogno di innovazione, ricerca, azioni di marketing e commercializzazione in grado di aiutare i produttori a superare l’handicap logistica-infrastrutture». Ma, ancora una volta, sono i numeri, quelli riportati da Napoli rispetto all’Alsia a dare il quadro della situazione: il bilancio dell’agenzia, relativo all’annualità 2013, si è chiuso con un disavanzo di circa 121.103 euro. «Come può, quindi, la Regione Basilicata partecipare al processo di contenimento della spesa pubblica?», chiede il consigliere. Sono 143 i dipendenti complessivi dell’Alsia, con decine di posizioni organizzative. «E’ chiaro - ha continuato il capogruppo - che una riforma reale dell’Alsia deve avere per presupposto la revisione delle piante organiche e dei profili professionali dei dipendenti». «Più scienziati e meno amministrativi per un’Alsia che possa diventare strategica per le prospettive di sviluppo e per attivare laboratori di ricerca e sperimentazione». Il dato relativo alle aziende agricole che dal 2010 sono diminuite diminuito del 30 per cento, con punte del 50 nella zona della Val d’Agri, «dimostra chiaramente come l’Alsia abbia fallito nella sua missione».
Per la nuova Alsia - ha concluso Napoli - servivano tre cose: innovazione, capitale umano e merito, coesione sociale e mobilità tra generazioni. «Solo così poteva essere vinta la sfida della competitività». Ma il dossier presentato da Forza Italia non riguarda solo l’Alsia, ma in generale la fabbrica degli sprechi rappresentata da partecipate ed enti pubblici. «Un meccanismo favorito - ha aggiunto Napoli - anche dal fatto che la Regione non ha adottato il cosiddetto “bilancio consolidato”, come prescritto dalla Corte dei Conti, già del 2012. L’unico strumento che consentirebbe un maggiore controllo sui trasferimenti a partecipate ed enti strumentali».

marlab

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?