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L'editoriale
Anche per fare i pastori serve la modernità

Basilicata

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Non è difficile immaginare che sia verosimile la battuta fatta da qualche dirigente Eni sulla Basilicata, come raccontava il Foglio. Anche se si sono affrettati a smentire. I lucani non vogliono il petrolio? Torneranno ad essere dei pecorai.

Del resto più o meno la stessa cosa pensavano anche i vertici di Total intercettati nell’inchiesta totalgate. Realisticamente non dicono una cosa falsa, riconoscendo alla pastorizia, ovviamente, alto valore biologico e un senso dell’esistenza che ho ben appreso guardando, domenica sera a Tricarico, il corto di Michele Cirigliano ”Padrone e sotto”. Ma anche a voler fare i pastori oggi non si può essere fuori dai processi di innovazione.

A meno che non ci si accontenti di tagliare i testicoli ai maiali e friggerli in padella, come ci racconta il regista che documenta un mondo cupo. E l’innovazione è modernità, necessità di formazione, sforzo economico. In una parola risorse da investire.

Dove le prende queste risorse la Basilicata?

Non ho mai visto un’impresa così titanica come lo sforzo di ragionare, con legittimità scientifica e non con le invettive, sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. De Filippo, a un certo punto del suo mandato, nella seconda legislatura, ci rinunciò.

Affrontava l’assalto dell’opinione pubblica assicurando che ci sarebbe stata la moratoria.

La quale cosa non era possibile, e sicuramente egli ne era consapevole, però affermarlo, nell’arte della dissimulazione politica, era un modo per mettersi al riparo. Pittella ha fatto molto di più.

Nel pieno delle polemiche sullo Sblocca Italia ha in pratica monocromatizzato la sua politica. Tutte i segmenti della sua azione di governo sono di corredo all’argomento principe: farsi capire dai lucani sul problema dei problemi e cioè coniugare ambiente e sviluppo. Convegni, slide, conferenze, domande e risposte on line, viaggi in tutta la regione e incontri con i ragazzi nelle scuole.

Anche qui accerchiato. Fin dentro le classi. Pessima cosa da parte dei manifestanti (non molti, in verità, e con qualche infiltrato politico) assaltare una scuola, poco convincente però anche il tentativo del governatore, in un parossismo di disintermediazione, cercare di parlare direttamente alla gioventù. I ragazzi nelle scuole andrebbero lasciati in pace, di studiare e anche di contraddire e contraddirsi. Quelli che sfilavano a novembre, è vero, non è che ne sapessero molto di pozzi, ma è giusto che sia così, come noi negli anni Ottanta quando sfilavamo nelle marce anticamorra o per la Palestina senza aver ben chiaro né il quadro della criminaltà né la geografia degli assetti internazionali. Quando la politica entra il classe con la pretesa di spiegare e di convincere rischia di affermarsi come autorità culturale. Pericoloso. Scorro facebook e mi compaiono a turno, il presidente della Giunta con gruppi studenti, il presidente del Consiglio, in posa con altri studenti. Dategli delle possibilità (come il minierasmus), ma lasciamoli nelle classi con gli insegnanti.

La Basilicata, come l’Italia, come il mondo, non possono fare a meno di fonti di energia.

E’ una fortuna avere a disposizione il petrolio. Bisogna governare i processi e fare in modo che i profitti dal processo industriale di estrazione siano redistribuiti con equità sociale, monitorando e assicurando sicurezza. Sembra un percorso molto lineare. Invece tutti i giorni, con una politica costruita sulle leadership e non sulle azioni, viene messo in discussione il sistema delle garanzie. Dopo il pasticciaccio dell’Arpab finito con le manette, era legittimo aspettarsi un nuovo corso. L’agenzia è di nuovo nella bufera.

Quello che succede sotto i nostri piedi lo sa l’Eni. Dobbiamo fidarci? Tra i due estremi – tra chi mette in discussione anche la possibilità di fare uno spot con l’Eni e chi (l’Eni) diffida a parlare se si crea allarme sociale, c’è una terza via. Desideriamo fidarci della politica, ma non perché essa ci dice che non ci sono rischi, vogliamo fidarci degli uomini che questa fiducia se la meritano, con i loro comportamenti quotidiani.

I ragazzi apprezzeranno la politica non perché si va da loro a parlare ma perché dovranno avere la possibilità di verificare che la buona politica viene praticata. Tra l’altro sul petrolio è in corso un’inchiesta della magistratura. Aspettiamo cosa dicono i periti della Procura.

Quella stessa magistratura che, nella sua massima articolazione antimafia, anche evidenziato pericoli sui quali potrebbe sfuggire l’attenzione.

Ci siamo sforzati in questi giorni di raccontare un sistema di contaminazione criminale che non può essere sottovalutato. In pratica tutta la centrale del narcotraffico calabrese della costa di Corigliano aveva base a Policoro. Lì dove ben trenta imprenditori hanno ricevuto attentati e danneggiamenti.

La relazione della Dna li ha messi in fila, uno per uno: pub, esercizi commerciali, imprese edili, agriturismi.

Il Materano sotto scasso. Quello stesso Materano che dovrebbe essere la propaggine naturale degli effetti positivi di Matera2019. E vero che anche Marsiglia è stata capitale europea della cultura, però questo pezzo di Sud che è la Lucania ha raccontato all’Italia, finora, una storia diversa del Mezzogiorno. L’allarme della Dia è la riprova che la criminalità non è un fatto endogeno e costituzionale di un popolo.

E’ il flusso di danaro che si muove attorno ai municipi a indurre e attrarre devianze. Costruiamo il sistema delle garanzie. Poi si può scegliere di fare i pastori, ma sempre di buon governo abbiamo bisogno. Alla larga i calunniatori di professione, ché ci vorrebbe un tribunale solo per loro. Ma meno foto, più unità.

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