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Con lui il centrosinistra
ha resistito al berlusconismo

Basilicata

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RAFFAELE Dinardo, uomo di scuola per una vita, prestato tardi alla politica, ha in realtà avuto un ruolo fondamentale nella storia politica regionale recente. Se nel corso degli anni 90 la Basilicata ha avuto una vicenda politica peculiare, se da noi il tracollo della Prima Repubblica non ha significato la quarantena della politica democratica, se il centrosinistra lucano ha resistito alle ondate del berlusconismo e dell’antipolitica piantando radici profonde nel tessuto culturale e sociale della regione, lo si deve all’intelligenza di gruppi dirigenti che seppero resistere alle suggestioni del settarismo giustizialista, ma anche alla limpida generosità di personalità come la sua che quel messaggio di dialogo cooperativo e di concorde impegno rinnovatore tra le grandi tradizioni democratiche seppero tradurlo in sentimento popolare diffuso.
Ad una politica ancora scossa dalla crisi del sistema e assediata dalla demagogia dei populismi il Presidente Dinardo restituì una capacità di ascolto e di parola, di interlocuzione con gli ambienti più lontani dal Palazzo, introducendo una semplicità e sincerità di linguaggio ed una lealtà di comportamenti assolutamente inediti.
Per quanto esterno alle dinamiche del mondo della politica, Raffaele Dinardo si rivelò un sapiente uomo di governo, soprattutto un autorevole capitano di una squadra che si guadagnò reputazione e prestigio sia in Basilicata che fuori regione. E’ un fatto che, unica regione nel Mezzogiorno, il centrosinistra lucano seppe non solo difendere la credibilità della politica ed avviare un largo rinnovamento delle classi dirigenti, ma anche promuovere e indirizzare una fase di forte crescita economica culminata con la sua fuoriuscita dalla cosiddetta area dell’Obiettivo 1.
E’ proprio nella seconda metà degli anni 90 che il Pil regionale si impenna ad un ritmo comparabile con quello del Nord-Est d’Italia. Sono gli anni dell’exploit industriale (Fiat, Ferrero, mobile imbottito, ecc.), ma anche delle grandi partite delle risorse naturali (accordi sul petrolio e sull’acqua) su cui sono stati costruiti i programmi regionali di sviluppo dei decenni successivi.
Le sue grandi qualità umane spiegano ampiamente i sentimenti di stima che i lucani di ogni orientamento gli hanno sempre manifestato. Ma, proprio oggi che Raffaele ci viene improvvisamente a mancare, la politica regionale deve tributargli il riconoscimento e la riconoscenza che sono dovuti alle personalità che hanno segnato le svolte decisive, che hanno fatto la storia, sia pure con lo stile bonario e antiretorico che ce lo ha fatto amare.

* Segretario regionale Pd

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