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«Il mio impegno
al servizio della comunità»

Basilicata

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POTENZA - Raffaele Dinardo, presidente della Regione Basilicata dal 1995 al 2000, personalità della cultura prestata alla politica, come ha sempre dichiarato durante tutto il suo mandato – una sorta di leit - motiv.

Sono passati dieci anni da quell’esperienza politica, rimani sempre della stessa opinione?

Sì, quella opinione è rimasta inalterata nel tempo, giustificata dalla convinzione di aver reso un servizio alla comunità, che in quel momento risentiva della crisi sociale e della incertezza del quadro politico che si era alterato sotto i colpi di “Mani pulite”, per cui anche in Basilicata si sentiva l’esigenza di un nuovo modello di organizzazione politica e di un nuovo metodo di gestione della cosa pubblica. L’esigenza allora era soprattutto quella di pacificare il territorio che veniva fuori, specialmente nei piccoli municipi, dall’annoso conflitto tra partito comunista e democrazia cristiana.

La tua attività politica, proprio come Presidente, è servita anche come valore educativo per i cittadini?

Una bella domanda alla quale rispondo senza presunzione. Ebbene, io credo di sì perché mi sono sforzato di essere ancora maestro di scuola con tutte le implicazioni che il termine comporta.

Ma cosa accadeva all’interno dei partiti della coalizione, anche allora sempre piuttosto inquieti?

Poiché periodicamente ci incontravamo riuscivamo ad omologare i vari punti di vista, spingendoli sui grandi obiettivi da colpire in modo da abbandonare una visione parziale e circoscritta all’ambiente locale per organizzarsi con un fronte unitario.

Sei stato il presidente che ha aperto le trattative con il Governo e con il potentato delle risorse energetiche per il miglior utilizzo, in termine di risorse per la Basilicata, delle ormai discutibili royalties. A Romano Prodi, allora presidente del Consiglio dei Ministri, durante un incontro istituzionale, inopinatamente, anche alla presenza di vari ministri, offristi in dono una figurina della Madonna di Viggiano. Chiedevi un miracolo al Governo?

Fu un incontro dal quale riportammo buoni risultati, soprattutto una grossa risorsa per alcuni investimenti infrastrutturali nella Val d’Agri, e anche per il rilancio delle attività industriali nella Val Basento. Vorrei esaltare un particolare: durante il mio dialogo con il presidente Prodi fatto di contrappunti anche in latino, il mio vice presidente Filippo Bubbico mi bussava sulla gamba, sotto il tavolo, preoccupato che potessi infastidire il capo del governo. Ma l’incontro si risolse con la sottoscrizione di un protocollo di accordo molto favorevole per la Basilicata. A parte fu sviluppato il negoziato con l’Eni…

Ma c’era qualcuno in particolare che ti stava più vicino e dal quale accettavi magari anche qualche consiglio?

Che domanda! Certo. Ce n’erano tanti, ma di entrambi gli schieramenti, sia di destra che di sinistra. E in Consiglio mi rispettavano per questo atteggiamento di equità.

Non certo di debolezza. E’ questo che vuoi dire?

Una precisazione che mi fa piacere. A questo proposito vorrei dire che era lontana da me l’idea di usare in qualche modo il piglio del comandante, senza declinare al ruolo e le corrispettive responsabilità.

Il rapporto con la burocrazia interna, soprattutto con i vertici, com’era improntata?

Era un rapporto di chiarezza poiché era improntato sulla lealtà e sul rispetto delle regole amministrative.

La persona dal volto umano che si faceva severa?

Anche, qualche volta, soprattutto quando si derogava dalle regole di buona amministrazione. Certo poteva esserci, e c’è stato, qualche elemento di criticità ma sempre nei limiti fisiologici di un apparato così complesso. Spesso, quando li incontravo, invitavo, soprattutto i dirigenti a tener presente il mio quasi ossessivo pensiero: servire la Basilicata e giammai servirsi della Basilicata.

Cinque anni di Raffaele Dinardo senza crisi di governo. Un record?

Nient’affatto, soltanto una chiara scelta di metodo nella conduzione della Giunta; un metodo che mi veniva dall’esperienza con cui si comporta ogni buon maestro di scuola. Mi spiego. In uno dei tanti incontri nelle Conferenze dei presidenti regionali alcuni colleghi mi chiedevano come mai in Basilicata non c’erano crisi di governo, mentre in diverse regioni del Mezzogiorno si verificavano con frequenza, persino con la sostituzione del presidente. Con una battuta dicevo, non per superbia, che io adottavo il metodo che si usa con i ragazzi, stando vicino soprattutto a quelli più insofferenti, tentando di ricucire i rapporti ad oltranza. La stessa operazione l’adottavo con i sindacati e con le varie forze sociali sul campo. La mia forza era la pazienza nel tenere a bada i più discoli, di destra o di sinistra che fossero. L’essere più vecchio di tutti mi avvantaggiava.

Ma a Raffaele Dinardo alla fine del suo primo mandato non fu chiesto di fare il “ripetente”. Perché? Sedotto e abbandonato… dai politici?

La domanda è maliziosa, in verità mi fu chiesto di continuare, ma intervenne un accordo tra i partiti di rispettare l’alternanza tra i Popolari e i Ds per rinforzare l’azione politica del Consiglio regionale da tutti ritenuta produttiva. Ma chiudiamola qui. È come dire che il prestito era finito.

Ma chi è oggi Raffaele Dinardo? Cosa fa nella vita?

Continua a servire il Paese con impegni diversi, interessandosi del riordino e dello sviluppo della pubblica amministrazione.

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