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Galante “divorzia” da Realtà Italia
La fusione con Cd non piace

Basilicata

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POTENZA - La notizia era nell’aria. Galante lascia Realtà Italia. Non da solo. Insieme a lui se ne vanno anche il sindaco di Viggiano e consigliere provinciale di Potenza, Cicala, alcuni consiglieri comunali di Lauria tra cui Lamboglia e altri amministratori lucani. Pareva che la destinazione certa fosse l’Idv di Ignazio Messina e Cantisani. Ma non è più certo. Di sicuro Galante e gli altri si smarcano dal Centro democratico di Benedetto e Scaglione. Da parte sua il consigliere regionale non evita le domande dirette.

Paolo Galante lascia Realtà Italia di Basilicata o è meglio dire che Realtà Italia lascia se stessa?

«Forse è più vera la seconda. Perchè non ci siamo sentiti coinvolti in una serie di scelte che portano Realtà Italia a confluire in Centro democratico. Diciamo che la nostra classe dirigente che talaltro si è infoltita all’esito delle elezioni del maggio 2014 è rimasta fuori dai ragionamenti politici. Non è stata mai coinvolta e per questo abbiamo aperto un nostro ragionamento politico che è molto vicino sul profilo politico della spazio che intende occupare alle primarie che hanno visto Marcello Pittella vincere nel centrosinistra lucano».

Quindi c’è stata una trattativa nazionale a cui voi non siete stati invitati?

«Non la eleverei a trattativa nazionale. Di certo è stata fatta una trattativa dove siamo stati destinati a essere assorbiti da Centro democratico».

In cambio di cosa?

«Non lo sappiamo perchè non siamo stati coinvolti».

Tutta la classe dirigente locale ora abbandona RI?

«La stragrande maggioranza. Direi un 98 per cento e sono benevole a lasciare un 2 per cento».

Ora entrate in Italia dei valori?

«L’approdo non è entrare in un partito ma stare in uno spazio politico che stiamo ricercando. C’è un ragionamento ancora aperto all’interno dei nostri quadri dirigenti. Ci guardiamo intorno per capire chi ci potrà ospitare considerando che siamo ingombranti. Siamo un ospite ben strutturato e che ha in consigliere regionale, dei sindaci, vice sindaci, assessori e consiglieri comunali eletti. Abbiamo insomma un peso specifico così forte da poter eleggere un consigliere provinciale nella persona del sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala collocandolo al quarto posto tra i più votati».

Tra poco però si vota in diversi Comuni. Matera su tutti. Che farete?

«Il tema nei Comuni non si pone perchè è più questione di liste civiche. Nell’ambito delle liste civiche daremo il nostro contributo. Del resto siamo a pieno titolo nel perimetro del centrosinistra. Ci siamo collocati per scelta in questo perimetro e ci restiamo. Lo stesso faremo a Matera dove abbiamo in corso una serie di trattative che a mio avviso porteranno buoni risultati».

A Matera, nel centrosinistra e nel Pd si sta facendo una sorta di partita su Adduce sì o Adduce no. Voi da che parte state?

«Io credo che il Pd abbia bisogno di recuperare la necessaria serenità per operare al meglio. Tanto più che la vicenda Matera non appartiene solo ai materani ma a tutta la Lucania nel suo complesso. Può essere il volano dello sviluppo importante di tutta la Regione. Pertanto la responsabilità delle scelte che vanno operate su Matera non si circoscrivono a un solo territorio. Per cui bisognerà avere a cuore il bene comune sul serio e pensare agli interessi dei lucani prima che a quelli di un partito».

Intanto se foste rimasti in Realtà Italia avreste dovuto sostenere il vostro candidato sindaco (a meno di colpi di scena) Nicola Benedetto. Lasciate il partito e quindi ora cosa farete?

«Noi siamo certamente alleati del Partito democratico perchè siamo di centrosinistra e quindi riconosciamo il ruolo di guida al Pd. Il tema non è per noi Benedetto sì o Benedetto no. Il punto piuttosto è capire quale sia il programma e le idee per Matera di Benedetto. Oggi sappiamo solo che si candida ma non sappiamo null’altro. Insomma c’è il contenitore ma non il contenuto. Direi che questo ragionamento nel centrosinistra andava aperto qualche mese prima. Vista la prospettiva di Matera 2019 e quello che è accaduto a Potenza poco più di un anno fa».

Intanto lei è stato uno dei consiglieri regionali più entusiasti di partecipare all’ultima Leopolda di Renzi. L’approdo più naturale non sarebbe proprio il Pd?

«Io sono ancora contento di essere andato da esterno alla Leopolda. E’ stata un’esperienza utilissima e recupero del pensiero renziano l’idea di una rottamazione che guarda al cattivo governo e al pensiero debole che lo sostiene. Non mi pare che la rottamazione sia un dato anagrafico. Su molte idee di Renzi comunque sono d’accordo e su latre meno. Ma il Pd in Basilicata per me ha ancora bisogno di fare molta chiarezza al proprio interno e deve ancora superare certi schemi politici del passato».

Si può dire ancora che lei è un pittelliano doc?

«Io sostengo il governatore laicamente, non per atti di fede, e lo sosterrò finche i suoi atti politici e amministrativi mi convincono».

Si dice che “il nemico del mio amico è un mio nemico”. I rapporti tra Benedetto e Pittella sono ai minimi storici per le questioni legate a un posto in giunta. Il distacco da Realtà Italia è legato a non allearsi con un avversario di Pittella?

«La difficoltà è stata quello di non essere stati interpellati in una decisione politica così importante. Non è una questione di uomini. Benedetto credo che abbia le sue idee ed è in un recinto di centrosinistra. Ha le sue rivendicazioni politiche, secondo me, legittime. Noi però siamo chiamati a governare i lucani e ci occupiamo delle politiche che servono ai lucani. Se Benedetto ha questa attenzione al di là delle sue ambizioni io credo che faremo un percorso assieme. Per me Benedetto può tranquillamente e legittimamente ambire a fare l’assessore e pure il sindaco di Matera. Non so se possa fare tutte e due le cose insieme...».

s.santoro@luedi.it

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