Salta al contenuto principale

Matera 2015, i renziani si smarcano
«Ora siamo liberi di scegliere»

Basilicata

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
4 minuti 18 secondi

MATERA - «Libertà di coscienza e di scelta e lo sfarinamento del centrosinistra. Uno straordinario risultato». A parlare e a mostrare i mal di pancia dell'area renziana, e non solo, è ancora una volta Vincenzo Viti che in attesa di una posizione ufficiale e chiarificatrice mette in campo una posizione che sottolinea come la rottura sia diventata di fatto inevitabile e porterà sostanzialmente a ridurre la forza politico-elettorale del Pd e rendere ancora più complicata la composizione di una coalizione coesa attorno a Salvatore Adduce. Insomma una debolezza politica evidente attorno a cui nascerebbe la campagna elettorale del sindaco uscente ed un'azione che non viene in nessun modo attenuata, anzi, agli occhi dei renziani dalle dimissioni di Muscaridola, arrivate fuori tempo massimo e non nell'ottica di un disegno più ampio.
Cos’è in effetti avvenuto? Perché conservate una posizione critica? «E’ avvenuto ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti. Si è voluto mortificare fino all’insulto il segretario regionale che sollecitava un approfondimento anche sulla base di un confronto ancora in atto. Si sarebbe potuti arrivare a definire un percorso unitario. Ma si è voluto determinare il fatto compiuto da parte di una direzione cittadina dimezzata, eletta peraltro da un congresso tuttora contestato, in controtendenza con il duplice risultato delle pregresse primarie a Matera e ignorando la condizione di una città ormai divisa - sostiene Viti che poi ribadisce come non ci siano i margini per ricomporre la situazione - Allo stato degli atti non mi pare possibile recuperare un minimo di condivisione che peraltro non riguarda solo noi dell’area Renzi, ma anche altre sensibilità e posizioni che si sono manifestate e si vanno esprimendo all’interno del partito. Appare d’altra parte sempre più evidente in cosa consistesse la “vittoriosa missione” di cui si parla nei comunicati stampa postumi. Appariva necessario, al di là della tutela di una candidatura (che nessuno di noi aveva pregiudizialmente escluso) difendere con i denti un meccanismo di riproduzione del potere che è stato alla base della frattura che si è andata determinando sia nel Pd che nella società civile». Parole molto dure che testimoniano la rottura in corso.
«Fa sorridere perfino l’auspicio che, una volta (?) separate le responsabilità e le funzioni di Sindaco e di Presidente della Fondazione, si pervenga alla identificazione, per la Fondazione, di una personalità di “caratura” internazionale, magari con la erre moscia e con l’accento possibilmente francese. E’ una battuta. Ma illustra l’ambiguità di una situazione che è diventata intollerabile. Certo non sottovalutiamo gli effetti dell’azione che nel partito abbiamo promosso, mirata al rinnovamento e alla qualità della nuova classe dirigente. L’azzeramento del comitato cittadino, se volesse rappresentare il segno di autentico cambiamento e l’apertura di una pagina nuova, dovrebbe essere contrassegnata subito da investiture chiare nel segno di una radicale discontinuità, naturalmente orientata a perseguire le migliori convergenze possibili. La immediata distinzione di responsabilità fra Sindaco e Presidente della Fondazione dovrebbe preludere ad una reimpostazione del progetto per Matera 2020. Un progetto da arricchire e da reimmergere nella storia di una città che non è cominciata ieri». Viti rimette in campo i temi dibattuti e sottolineati in queste settimane di vano confronto.
«Superfluo parlare del rilancio del profilo della governance di cui non si parla nemmeno e della individuazione di una squadra di amministratori e di consiglieri che assuma la sfida della qualità, della trasparenza, del disinteresse e della passione civile: tutti ingredienti ancora da mobilitare, considerate le individualità che tuttora si affacciano e si propongono sulla scena cittadina. Naturalmente la selezione non può che essere affidata a scelte politiche preventive e non solo al giudizio del voto popolare».
Poi la presa di posizione e la sottolineatura che di fronte «All'estrema criticità della situazione nella quale ci muoviamo e per la quale credo che ormai si affermi l’esigenza di una consapevole libertà di coscienza e di scelta. E’ mancato purtroppo il rispetto della regola, fondamentale in un partito, della convivenza e del rispetto reciproco: una regola che a Matera non ha finora funzionato. Vedo che si vanno affacciando altre candidature che rappresentano il sintomo di una disgregazione figlia di una situazione che si è andata colpevolmente deteriorando.
Appare ormai chiaro che uno degli effetti visibili della cosidetta “missione” è lo sfarinamento del centrosinistra, quindi la difficoltà di ricomporlo intorno ad una scelta condivisa. Uno straordinario risultato!».
Il Pd e il centrosinistra vanno avanti in ordine sparso, un'autentica mazzata per Adduce che dovrà ricostruire una coalizione che si è mossa su basi debolissime in questi anni e che ora è arrivata inevitabilmente all'implosione. In queste condizioni toccherà ripartire da zero e neanche il risultato di Capitale europea della cultura nel 2019 basterà da solo a cambiare una realtà che è molto più fragile di quanto già non appaia.

p.quarto@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?