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La Corte dei Conti avverte via Anzio
«Chiariteci il bilancio regionale»

Basilicata

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POTENZA - Ritardi nei pagamenti ai fornitori. Spese fuori controllo nelle società partecipate. E confusione nei flussi di entrate e uscite del sistema sanitario. Col rischio imminente del blocco di assunzioni e stabilizzazioni.
E’ quanto ha rilevato la sezione di controllo della Corte dei conti sui bilanci 2012 e 2013 della Regione Basilicata dopo l’udienza del 26 febbraio.
La delibera a firma del presidente, Rosario Scalia, del consigliere relatore Rocco Lotito e dei referendari Giuseppe Teti e Vanessa Pinto, è stata depositata la scor sa settimana. Quindi inviata per segnalare «le irregolarità e criticità accertate» al presidente della Regione, Marcello Pittella, e al presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza.
In aula l’assessore Aldo Berlinguer e il consigliere regionale Paolo Galante avevano provato a smorzare i rilievi dei magistrati. Ma il tentativo è riuscito soltanto in parte.
La Corte dei conti ha rilevato una spesa superiore al parametro di riferimento, nel 2012, «per “missioni” e per “acquisto, manutenzione, noleggio, esercizio autovetture”». Per quanto nel complesso l’esborso da parte della Regione rientri sotto la soglia fissata nel 2010.
Mentre Sviluppo Basilicata, Società energetica lucana e Acquedotto lucano, tutte società partecipate dalla Regione, avrebbero sforato il limite di spesa per: «“Studi e consulenze”, “Relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza” e “Sponsorizzazioni». Di qui il richiamo agli uffici di via Anzio, perché «ponga in essere tutte le necessarie misure per la razionalizzazione ed il contenimento delle spese dell’apparato amministrativo allargato, provvedendo al conseguente necessario monitoraggio ed indirizzo nei confronti degli enti strumentali e degli organismi partecipati».
La Corte contesta anche il mancato conteggio nelle spese per il personale di oltre 4 milioni di euro di stipendi pagati ai dipendenti delle vecchie comunità montane nel 2012. Prima della loro immissione nel «“ruolo speciale ad esaurimento” della Regione stessa», e in attesa del passaggio ai comuni aderenti alle nuove “aree programma”.
Perché se i relativi “rapporti di servizio” risultano instaurati con le amministrazioni capofila delle sette aree programma, spetterebbe a loro contabilizzare le spese anche in rapporto ai limiti del patto di stabilità. Altrimenti «le stesse erogazioni risulterebbero fuori dalla determinazione del relativo tetto di spesa, in sostanziale contrasto con la lettera e lo spirito della norma».
Quindi i giudici evidenziano«la cogente necessità che l’ente (la Regione, ndr) provveda al rigoroso rispetto della vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e di instaurazione di rapporti lavorativi a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale».
Un altro capitolo della delibera riguarda i ritardi nei pagamenti alle imprese che lavorano per gli uffici di via Anzio. Per cui di recente sono stati fissati dei termini stringenti.
La Regione ha sostenuto di non essersi adeguata perché ritiene che la norma sia «in contrasto con le previsioni legislative in materia di patto di stabilità».
Al che la Corte ha replicato ricordando soltanto che «in caso di superamento dei predetti termini» gli uffici sarebbero tenuti a indicare «le misure adottate o previste» per risolvere il problema. Poi l’avvio di una serie di verifiche e «specifiche conseguenze a carico delle Amministrazioni (esclusi gli enti del Servizio sanitario nazionale) che registrino tempi medi nei pagamenti superiori a 90 giorni nel 2014 e a 60 giorni a decorrere dal 2015».
«Tali Amministrazioni, infatti - spiegano i magistrati - nell’anno successivo a quello di riferimento non possono procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto, con esplicito divieto di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della disposizione richiamata».
Un blocco che rischia di paralizzare il funzionamento degli uffici.
La Corte ricorda anche l’annosa questione della dismissione delle quote societarie nella Lucandocks, ditta che avrebbe dovuto realizzare il progetto fallito di un interporto a Tito Scalo.
Infine denuncia «che dalla documentazione trasmessa non è stato possibile constatare l’esistenza della esatta perimetrazione delle entrate ed uscite relative al
finanziamento del servizio sanitario regionale».
Non è una bocciatura, ma da qualche giorno gli uffici di via Anzio sono un sorvegliato speciale dei magistrati contabili.
«Con riferimento a quanto sopra - conclude la Corte presieduta da Scalia - risulta necessario che la Regione provveda a relazionare in maniera dettagliata, e con cadenza almeno semestrale, sulle misure correttive progressivamente adottate e in ordine alle attività e procedimenti amministrativi modificati o introdotti in conseguenza dei rilievi contenuti nelle decisioni di parifica e nelle relative relazioni alle stesse allegate».

l.amato@luedi.it

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