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Pittella contro i “professionisti della verità”
Il governatore torna sul tema caldo delle estrazioni

Basilicata

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IL CONTESTO è quello del post Presadiretta, dei commenti sulla geologa Albina Colella e la conseguente diffida di Eni, delle interrogazioni dei Cinque Stelle e di tutti quelli che in questi ultimi tempi raccontano di una Basilicata totalmente petrolizzata per colpa dello Sblocca Italia.
E così Marcello Pittella riunisce giornalisti, assessore Berlinguer e vertici dell’ufficio ambiente della Regione, con la dirigente Maria Carmela Santoro, per spiegare lo stato delle istanze e dei permessi di ricerca in basilicata. Ma prima di questo si deve partire dallo Sblocca Italia. Il primo annuncio smentisce quanto detto da Terlizzese nei giorni scorsi: nonostante lo Sblocca Italia sia effettivamente operativo il potere decisorio resta ancora in mano alle regioni. Questo perché non è stato ancora predisposto il cosiddetto Piano delle Aree Nazionale e fino a quando non sarà pronto la norma da seguire è quella precedente allo Sblocca Italia, che quindi consente alla Regione di valutare quasi in maniera del tutto autonoma sul petrolio.
Insomma, c’è la conferma di una norma “monca” tant’è che anche le prossime richieste, senza il piano delle aree, saranno per forza valutate dalla Regione e non dallo Stato.
Questo lo dice Pittella che raccoglie i frutti della mancata impugnazione dell’articolo 38 alla Corte Costituzionale. «Grazie ad una faticosissima opera di interlocuzione avviata con il Governo – ha detto – siamo riusciti a far prevalere la nostra interpretazione della norma, ottenendo che fino alla definizione del piano delle aree rimanga tutto come prima, con le competenze in capo alle Regioni e non allo Stato». Dunque: pericolo scampato, almeno per ora.
Ma c’è comunque un dato di fatto: gli uffici regionali in questi ultimi mesi dall’approvazione del decreto del Governo hanno accelerato tutte le pratiche pendenti. Questo per non sforare il limite del 31 marzo 2015. Entro questa data infatti la Regione si sarebbe dovuta esprimere su tutte le richieste pendenti, altrimenti a decidere sarebbe stato direttamente lo Stato.
Cosa ne esce fuori è una lunga lista di istanze, richieste di perforazione, permessi di ricerca, quasi tutti bloccati o comunque in attesa. Per essere precisi ad oggi sono vigenti 10 permessi di ricerca, sette di questi sono sospesi per decorso temporale mentre 3 hanno procedimenti di valutazione di impatto ambientale definiti. Le istanze di permesso di ricerca, invece, sono 18. Per otto di queste non è stata trovata una intesa, 5 invece hanno screening negativo, 3 hanno ricevuto il cosiddetto preavviso di diniego e 3 invece sono state ritirate per rinuncia della società. Una sola istanza, invece, è in valutazione alla Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie del Ministero.
E poi ci sono le 20 concessioni di coltivazione attive: Val D’Agri e Gorgoglione. E proprio a Total è stato dato parere negativo all’ampliamento della concessione. In Val D’agri, poi, un solo pozzo avrà valutazione nazionale ed è il pozzo Monte Enoc 7. Questo sarà il primo vero banco di prova per testare il territorio, visto che servirà il parere della conferenza dei sindaci e delle istituzioni regionali.
Dunque, a che punto siamo? I pozzi previsti nell’ambito dell’accordo con Eni del 1998 erano 59, poi ridotti a 46 nel 2005 (di cui 40 realizzati, 27 in produzione, altri 4 in attesa di nulla osta da Soprintendenza e 2 pozzi di reiniezione previsti (solo 1 in esercizio); 6 pozzi già perforati a Tempa Rossa; 10 permessi di ricerca vigenti (7 con decorso temporale sospeso e 3 rigettati in seguito alla definizione della Via – Valutazione di impatto ambientale); 18 istanze di permessi di ricerca in terra ferma (i cui esiti sono tutti a vario titolo negativi, tranne una attualmente in Commissione idrocarburi e risorse minerarie); 20 concessioni di coltivazione rientranti nel programma di sviluppo concessione Val d’Agri del 1998; 1 permesso di ricerca a mare (parere contrario del Comitato tecnico).
E poi c’è il programma di bonifica e ripristino ambientale dei pozzi chiusi minerariamente. Nella tabella che pubblichiamo in queste pagine c’è una parte di questi permessi. Insomma, per Pittella e Berlinguer l’interpretazione della legge è importantissima. «Invece di impugnare lo Sblocca Italia davanti alla Corte Costituzionale – ha dichiarato Berlinguer – abbiamo avviato un serrato confronto con il Governo che alla fine ha premiato, riaffermando il principio che le decisioni non devono passare sulla testa dei territori». E questi sono i risultati: una «situazione molto contenuta» continua Berlinguer.
E come ha spiegato la Santoro molti dei permessi di ricerca si sono fermati alla prima fase di valutazione, ovvero lo screening. In questa fase, con esito negativo, buona parte dei progetti si sono arenati, mentre si è ancora in attesa delle delibere della Ginta regionale che di fatto chiuderanno le procedure.

v.panettieri@luedi.it

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